La rieducazione viet-arancione di Pisapia.

La “giunta” Pisapia è nata con una convinzione da cui non è mai riuscita a liberarsi: l’idea di dovere amministrare la città nel nome di un’ideologia e non in quello dei cittadini. Un pensiero dal quale sono derivati atteggiamenti, che hanno causato una frattura nella società milanese come non se ne vedevano dagli anni “70” dello scorso secolo. Tre anni di amministrazione cittadina basati sul volere “educare”, cosa che nessuno aveva chiesto agli arancioni di fare, piuttosto di dedicarsi a gestire la cosa pubblica compito al quale erano stati chiamati, che hanno portato a un colossale fallimento in entrambi i campi.

Il sindaco e la sua giunta, si sono spinti ben oltre il loro mandato, entrando in tutti gli aspetti della vita dei milanesi. Hanno chiuso vie e talvolta l’intera città, riducendo i parcheggi e rendendo difficoltosa la circolazione degli automezzi, nel tentativo di imporre la propria idea di mobilità anche a chi di andare a piedi o in bicicletta non ha il tempo, le forze o semplicemente la voglia.Hanno erogato finanziamenti a pioggia ad associazioni gay e LGBT per promuovere il loro concetto di famiglia e sessualità, sovvenzionato solo associazioni che realizzavano iniziative a loro gradite e concesso spazi solo per spettacoli musicali e teatrali in cui si riconoscevano loro e i loro sostenitori. Permesso agli “amici” di occupare edifici per i più disparati usi senza patire conseguenze, senza concedere nulla a chi apparteneva ad altri schieramenti. Sostituito i mercati tradizionali con orribili suk senza storia, ne anima. Adottato una politica d’integrazione basata sul “agli stranieri è concesso tutto”, anche quello che gli italiani non possono fare, tentando nel frattempo di cancellare le tradizioni locali nel nome di una società “meticcia”, che nessuno gli ha chiesto di realizzare. Un elenco che potrebbe andare avanti a lungo, il cui unico filo conduttore è stato: in città si fa solo quello che va bene agli arancioni, in modo diventi a loro immagine e somiglianza.

A fianco di ogni punto di questa interminabile lista si potrebbe inserire una voce di spesa per un totale di diversi milioni di euro che sono stati – in parte – sottratti a destinazioni più utili alla cittadinanza, soprattutto in questi anni di crisi. Un costo cui va aggiunto il pesante prezzo che Milano ha pagato sul piano sociale perché, per ogni arancione contento per le decisioni della giunta si possono contare diversi cittadini infelici, fra i quali molti che arancioni lo erano e non lo sono più. Così, come sempre accade, quando malcontento e soddisfazione si guardano negli occhi, la tensione sale e ogni giorno che passa senza s’intervenga per porre rimedio agli squilibri creati, il rischio di “scontri” si fa sempre più consistente.

Una situazione le cui eventuali conseguenze – che non potranno essere riparate semplicemente con un giroconto – ricadranno su chi le ha fomentate: la “giunta” Pisapia e le politiche ideologiche con cui ha cercato di trasformare Milano in una piccola Corea del Nord, rendendola, di fatto, una polveriera a cielo aperto.

Otello Ruggeri per Sintesi