Forza Italia: Milano o morte

Il declino sempre più inarrestabile di Forza Italia è sicuramente coinciso con la perdita di Milano. Nel 2011 il partito era già reduce da alcune sconfitte elettorali, ma erano state sicuramente di portata inferiore rispetto alle più recenti. Fu perdere in casa propria, contro la perfetta rappresentazione di ciò che si era combattuto per quasi un ventennio, a dare al movimento un contraccolpo psicologico da cui non ha più saputo riprendersi.

Fu una sconfitta figlia della supponenza e dell’incapacità della dirigenza locale di ascoltare militanti e cittadini contrari alla ricandidatura della Moratti, in cui ebbe un peso rilevante, il poco impegno profuso da Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale. Un atteggiamento che allontanò da Forza Italia buona parte degli elettori moderati milanesi, che finirono per astenersi o farsi irretire dai modi apparentemente gentili dell’avvocato con la zeppola. Risultato: la capitale economica del paese, palcoscenico ideale per promuovere l’azione politica di qualsiasi partito, fu lasciata in mano agli avversari, che non hanno esitato a trarne profitto.

Da allora in poi, persa la forza propulsiva di Berlusconi impegnato a districarsi dai suoi guai giudiziari e il controllo di Milano, da dove si sarebbe potuto dare un senso di continuità ai successi del passato influenzando le politiche nazionali, il partito privo di guida e punti di riferimento non è più riuscito a esprimere una politica unitaria, dividendosi in correnti e subendo una scissione, che ne hanno minato la solidità e l’immagine di fronte agli elettori. Inutile perdersi in analisi più approfondite, la situazione è sotto gli occhi di tutti, ogni tentativo di cambiare la tendenza spostando pedine e inventandosi improbabili delfini da proporre all’elettorato si è rivelato un buco nell’acqua. Forza Italia è morente, urge più una cura che una attribuzione di colpe per chi l’ha ridotta in questo stato.

Non profilandosi all’immediato orizzonte nessuna tornata elettorale, è su quella non più così remota per l’elezione del sindaco di Milano, che devono puntare gli azzurri se vogliono sottrarsi all’oblio che gli si profila davanti. Forza Italia potrebbe ripartire da dove è iniziato il suo declino. Con una lunga e spumeggiante campagna elettorale il partito milanese potrebbe ridarsi il lustro perduto facendo da propulsore e ispirando quello nazionale. Una campagna concreta, vissuta sul territorio lavorando in modo tangibile per i cittadini, senza perdere più tempo in inutili azioni di facciata il cui unico scopo era permettere ai soliti noti di fare una passerella, cercando di fare credere ai milanesi – che non sono fessi – di essere lì per loro.

Si dia spazio ai portatori d’acqua, ai lavoratori e si neghi a quelli interessati solo alle cariche, ai favori personali, a fare business, a un posto sicuro in lista… e se deve esserci un ricambio generazionale, i giovani siano giudicati per le capacità e l’impegno profuso, non solo in conformità a un dato anagrafico che da solo non impedisce loro – come abbiamo visto di recente – l’uso di metodi da vecchia politica di palazzo che certo gli elettori non amano. Si offra a Milano un candidato sindaco “milanese”, che proponga una squadra credibile e un programma di governo della città capace di migliorarla, cancellando tutti i segni negativi lasciati dal passaggio della Giunta Pisapia e i milanesi lo voteranno.  Il primo passo deve però essere scrollarsi di dosso la paura di Democrazia interna, che da sempre affligge il partito. Si vada a congresso per eleggere il coordinatore cittadino, per designare a chi spetterà dettare la linea verso la riconquista della città.

Solo prendere Milano, da sempre la motrice del sistema Italia, può restituire a Forza Italia il ruolo egemone di un tempo. Se fallirà in questo compito, il partito decreterà la propria fine, quindi, “Milano o morte” non è per niente un’esagerazione.

Otello Ruggeri per Milano  Post