Per Forza Nuova vecchia giustizia. Se sei di destra il garantismo non vale

Facendo scorrere le agenzie di ieri ne saltavano all’occhio alcune riguardanti la chiusura delle indagini in merito ad alcuni episodi di violenza politica, avvenuti nel corso della campagna elettorale del 2011.  Agli imputati, una dozzina di militanti (o ex) di Forza Nuova, sono contestati i reati di: porto illegale di armi, lesioni personali aggravate, accensioni ed esplosioni pericolose e violenza privata aggravata, che sarebbero stati commessi nel corso di un’aggressione a cinque giovani del Blocco Studentesco, durante un’irruzione negli uffici Aler di viale Romagna e interrompendo un dibattito cui stavano partecipando i candidati Letizia Moratti, Giuliano Pisapia e Manfredi Palmieri.

Nulla da eccepire sull’impianto accusatorio e sulle eventuali condanne che saranno comminate nel caso siano riconosciuti colpevoli, ma il trattamento riservato loro stride con quello di cui godono altri, che reati del genere li commettono molto più di frequente.  A impressionare di più è la messa alla gogna attuata con l’inusuale pubblicazione di tutti i nomi e cognomi, con tanto di brevi cenni biografici. Un metodo mai adottato dagli organi di stampa, com’è facile verificare facendo scorrere notizie, dove gli ultimi due accoltellamenti (quindi tentati omicidi) avvenuti in città, sono attribuiti a: Mhammed K. e Hassan J. Una notevole caduta di garantismo per una categoria il cui ordine inserisce fra le linee guida il non pubblicare nei titoli la nazionalità di chi commette reati.

L’elenco dei reati contestati più che perplessità suscita stupore nel vedere che per una volta sono perseguiti. Sono gli stessi che commettono anche più volte il giorno gli autonomi dei centri sociali, che occupano edifici pubblici forzandone gli ingressi, lanciano petardi, aggrediscono le forze dell’ordine, interrompono le manifestazioni altrui, quasi sempre a volto scoperto senza che mai uno sia indagato. Eppure sono tre anni che va avanti così, altro che dodici poteva individuarne la magistratura.

Probabilmente gogna mediatica e giustizia dedicata, non sono altro che una rivisitazione del “uccidere un fascista non è reato”, che i ragazzi (o ex) di Forza Nuova si trovano a subire come pena accessoria a quella che avevano previsto gli sarebbe stata giustamente comminata. Piacerebbe solo che quel “giustamente” valesse per tutti e non solo per loro.

Inutile sperarci, ma ci piacerebbe tanto trovare nelle agenzie di domani l’elenco degli indagati per quanto accaduto ieri in città, tentata irruzione nella Curia compresa.

Otello Ruggeri per Milano Post