Sempre più, insicura, povera, triste e grigia la Milano arancione

Quello che resta delle promesse fatte da Giuliano Pisapia durante la campagna elettorale, è il ricordo della sua faccia sorridente impresso sui manifesti (in parte abusivi) che tappezzavano la città. Sul piano concreto nulla, almeno per noi cittadini normali, con gli autonomi dei centri sociali invece è stato di parola, regalando loro immobili e la possibilità di fare quello che vogliono per le vie della città. Un po’ peggio è andata agli immigrati, a loro aveva promesso accoglienza, integrazione e moschee. Di là dalle porte cittadine lasciate spalancate per loro, hanno trovato solo ghettizzazione, notti all’addiaccio e bandi per luoghi di culto che probabilmente non si faranno mai.

Non vi è un settore della vita di quella che si avviava a essere una grande metropoli, che non abbia subito un netto peggioramento da quando a governarla c’è la giunta arancione. Dal settore sicurezza, dove venuto a mancare l’apporto che un tempo davano Esercito e forze della Polizia Locale, tutto il lavoro di prevenzione e presidio del territorio è ricaduto su Carabinieri e Polizia di Stato. Così allontanate le Forze Armate perché nella democratica Milano di Pisapia di soldati per strada non se ne dovevano vedere e relegati i Vigili a presidiare in forze Piazza Castello, o a fare multe a pioggia per tutta la città, il risultato ottenuto è stato: una Milano sempre più insicura, in cui la zona, dove si sono contate più vittime della criminalità è proprio quella dove abita l’assessore alla sicurezza.

Muri imbrattati ovunque, gente che dorme per strada sia in centro sia in periferia, decine di campi nomadi abusivi, venditori di merci contraffatte che stendono lenzuoli con sopra le loro mercanzie nelle vie dello shopping, parchi che ogni fine settimana subiscono lo scempio di feste etniche non autorizzate, profughi accampati nei giardini pubblici… questo è lo spettacolo cui sono costretti ad assistere ogni giorno i milanesi e chi viene in visita in città. Situazioni documentate decine di volte da questo e altri giornali che non possono più essere fatte passare per propaganda di parte, ma è ora che comincino a essere messe in conto a chi ne è responsabile.

Non c’è solo quello che si vede nelle strade a rendere sempre più triste e grigia questa Milano arancione. Entrando nelle case, in particolare nei caseggiati popolari, sono centinaia gli appartamenti occupati, sia da chi è veramente in difficoltà, sia da prepotenti, che rendono ancora più difficile la vita degli inquilini per bene che già devono convivere con le carenze di manutenzione degli alloggi a loro assegnati. Non che agli altri vada meglio, a noi tutti che viviamo nelle nostre case in affitto o di proprietà che siano, sempre più oppressi dalle imposte comunali in continuo aumento, preoccupati per servizi meno efficienti nonostante aumentino le tariffe e con la sensazione di non essere più padroni di noi stessi e della nostra città.

Ognuno di noi è costretto a sostenere costi che almeno in parte si sarebbero potuti evitare, se ai tagli imposti dallo Stato si fosse risposto riducendo, se non cancellando, i finanziamenti corrisposti alle associazioni amiche e ai più balzani progetti internazionali. I milanesi si sarebbero sicuramente fatti una ragione di qualche corso di cucito e mercatino etnico, o del non avere spedito piante miracolose in africa, se in cambio avessero pagato meno l’autobus. Sarebbe andata ancora meglio se si fossero risparmiate le centinaia di migliaia di euro buttati per realizzare pedonalizzazioni e faraoniche piste ciclabili, costose e spesso dannose per i commercianti. Opere procrastinabili di qualche anno, se non ci fossero state da mantenere le promesse fatte a un’altra categoria protetta, i ciclisti. I milanesi li avrebbero sicuramente ringraziati, se continuando ancora per qualche anno a pedalare in strada, come hanno sempre fatto, gli avessero permesso di risparmiare qualche euro.

Una gestione disastrosa della città, di cui quanto scritto è solo una superficiale analisi, che se approfondita ci farebbe sprofondare in un baratro la cui unica giustificazione è il disamore per ciò che si sarebbe dovuto amministrare con cura. Pisapia ha scelto invece la via ideologica, cercando di adattare Milano al pensiero suo e della sua parte politica, il risultato è lo scempio che ci troviamo davanti agli occhi. Un sindaco che non rimpiangeremo, ma che non dimenticheremo, perché quanto ha fatto e farà alla città che amiamo, non merita l’oblio, bensì una condanna che duri nel tempo.

Otello Ruggeri per Milano Post