Matrimoni fra omosessuali. Si piega al Prefetto il sindaco che vorrebbe farsi Re.

Dichiarando: “Oggi pomeriggio ho firmato personalmente, in qualità di ufficiale di Stato Civile, la trascrizione di sette matrimoni tra persone dello stesso sesso che si sono celebrati all’estero” Giuliano Pisapia ha inteso sfidare Angelino Alfano, ma ha in realtà colpito tutte le istituzioni di cui lui stesso è rappresentante. Purtroppo, per ora il proposito del Sindaco Arancione di trasformare Milano nella “Città dei Diritti”, si sta risolvendo nel renderla la capitale del peggiore relativismo etico e morale, dove l’illegalità permessa nelle  strade è infine approdata anche negli atti della giunta.

Fra quelli che non si rassegnano allo stato delle cose c’è Riccardo De Corato (FdI), che appresa la notizia ha preso carta e penna per scrivere al Prefetto: “Ho inviato al Prefetto di Milano – dichiarava ieri mattina De Corato –  la segnalazione dei sette matrimoni gay trascritti ieri dal sindaco. Mi aspetto che il prefetto intervenga con urgenza, cancellando le trascrizioni e richiamando Pisapia al rispetto della legge. – richiamandosi a parte della circolare –Non vi è dubbio che, ai sensi del codice civile vigente, la diversità di sesso dei nubendi rappresenti un requisito necessario affinché il matrimonio produca effetti giuridici nell’ordinamento interno, come è chiaramente affermato dall’art. 107 C.C., in base al quale l’ufficiale dello stato civile ‘riceve da ciascuna delle parti personalmente, l’una dopo l’altra, la dichiarazione che esse si vogliono prendere rispettivamente in marito e in moglie, e di seguito dichiara che esse sono unite in matrimonio’ […] Occorre fare riferimento, in primo luogo, all’art. 27, Comma 1, della legge 31 maggio 1995, n. 218 (Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato), secondo cui la capacità matrimoniale e le altre condizioni per contrarre matrimonio sono regolate dalla legge nazionale di ciascun nubendo al momento del matrimonio, quindi all’art. 115 del codice civile, secondo cui  il cittadino è soggetto alle disposizioni contenute nella sezione prima di questo capo, anche quando contrae matrimonio in Paese straniero secondo le forme ivi stabilite. – concludendo – Ricordo al sindaco che sono parole del ministro dell’Interno, oltretutto di un ministro del governo del suo stesso colore politico”.

In serata De Corato e tutti quelli che ritengano vi siano strade diverse dal violare una legge se si vuole sia cambiata, hanno ottenuto soddisfazione:  il Prefetto di Milano Paolo Tronca, ha avanzato la richiesta al Comune di ricevere la documentazione relativa alle trascrizioni fatta dal Sindaco dei sette matrimoni omosessuali celebrati all’estero. “Bene quindi – ha commentato De Corato – che a poche ore dalla presentazione del nostro ricorso l’autorità di governo a Milano abbia chiesto questa documentazione. Come per i Prefetti di Bologna e di Udine, anche quello di Milano, non potrà che constatare quello che aveva già dichiarato l’assessore allo Stato Civile D’Alfonso cioè che, pur essendo d’accordo la mozione che chiedeva il riconoscimento dei matrimoni tra omosessuali contratti all’estero, non era possibile registrali perché la legge non lo prevede”.

Si concluderà quindi a breve e senza risultati concreti, l’ennesimo episodio della saga del Sindaco che vorrebbe farsi re, guadagnando consensi a spese della legge che lui stesso dovrebbe fare rispettare.

Otello Ruggeri per Milano Post