ARANCIONI ROSSI FINO AL MIDOLLO. Approvato regolamento edilizio bolscevico

Se non conoscessimo bene gli arancioni per averli visti governare Milano tre anni, ci basterebbe il regolamento edilizio che hanno appena approvato per capire di che pasta sono fatti. In un sol colpo hanno dimostrato in quanta considerazione tengono proprietà privata e senso della legalità e Costituzione.

La prima l’hanno trattata come fanno tutti i regimi di sinistra: hanno cercato di cancellarla. Con l’articolo 12 hanno introdotto la possibilità di attribuire funzioni pubbliche a edifici privati lasciati in disuso dai proprietari. In una società liberale ognuno dovrebbe avere il diritto di fare quello che vuole con ciò che gli appartiene, anche lasciarlo andare in rovina se ciò non comporta danno o pericolo per la comunità, ma che ne sanno gli arancioni di libertà. Imporre simili norme in un periodo in cui mancano i soldi per la manutenzione ordinaria, figuriamoci per quella straordinaria e i restauri, è solo un “abile” trucco per espropriare beni privati in nome di un collettivismo che ci fa accapponare la pelle.

Della legalità se ne sono occupati con l’articolo 11 dove, sovvertendo le norme del diritto, hanno fatto ricadere sulle vittime l’onere di riparare i danni subiti, pena pesanti multe se non dovessero ottemperare. Parliamo di tag, scritte e graffiti che insudiciano la città, che d’ora in poi i proprietari dovranno rimuovere dalle facciate degli edifici a loro spese. Pensare che a influire su questa decisione sia stato che, quelli che li tracciano sono vicini a quelli vicini alla giunta, è molto meno che pensar male.

Quanto alla Costituzione a offenderla sono le due norme di cui sopra, che non si avvicinano nemmeno lontanamente a rispettarla. Cosa, che come spiega Riccardo De Corato (FdI), comporterà che, “Il Regolamento sarà probabilmente impugnato perché anticostituzionale, come si legge in molte osservazioni, quindi torneremo a rivederlo in Aula”.

Sordi a ogni sollecitazione a essere ragionevoli gli arancioni hanno forzato la mano al consiglio discutendo il regolamento in tempi ridicoli, sono trascorsi solo dieci giorni da quando hanno presentato la delibera a quando l’hanno approvata, respingendo in fretta e furia 450 osservazioni su 500 per passare rapidamente al voto. Eppure a pregarli di ripensare alcune norme non sono stati solo i rappresentanti dell’opposizione, ma anche membri della società civile e produttiva della città quale Assoedilizia, Assolombarda, Anaci, Unipolsai, il collegio ingegneri e architetti, oltre a qualche esponente dei Verdi.

Niente da fare, come al solito hanno fatto di testa loro lasciando noi a guardare consumarsi l’ennesimo sfregio alla città che amiamo.

Otello Ruggeri per La Critica