MILANO, TORNA LA BALENA BIANCA. Ora è azzurra, ma i metodi non cambiano

Ieri pomeriggio, nel corso di una riunione del gruppo  consiliare tenutasi in via Marina, Forza  Italia ha nominato un nuovo capogruppo: Pietro Tatarella. Un trentenne eletto con metodi di trent’anni fa, che fanno del partito azzurro, il sicuro erede della Democrazia Cristiana senza però avere al suo interno personalità dello stesso spessore di quelle che popolavano la balena bianca.

Nulla da dire su Tatarella, non è nostra abitudine giudicare negativamente qualcuno per un lavoro che non ha ancora svolto, lo aspetteremo alla prova dei fatti sperando che sappia farci dimenticare la manovra di palazzo tramite la quale è arrivato a ricoprire il ruolo che ora ha. Manovra che giungerà a compimento dopo che ritirata la sua candidatura dal consiglio metropolitano, lascerà al buon Vagliati la speranza di essere eletto se tutti rispetteranno i patti.

Supposizioni ovviamente le nostre, perché il motivo di quanto accaduto non è dato saperlo dal partito del Cavaliere di Arcore, la cui segreteria si è limitata a emettere un comunicato di due righe in cui annunciava l’avvicendamento fra De Pasquale e Tatarella. Comprensibile omissione di chi non avendo motivi concreti da addurre e non potendo dire quelli reali, non può fare altro che sorvolare.

Termino questa triste cronaca di una vicenda politica che non avrei mai voluto raccontare con una nota personale.  Sabato mi ha chiamato uno “dei cinque” con cui sono amico da prima che iniziasse questa vicenda, cosa che mi ha reso ancora più spiacevole scriverne. Ha esordito con una domanda: “Ma tu pensi veramente quello che scrivi o te lo suggerisce qualcuno?”. Ha avuto la sua risposta, ma sento la necessità di comunicarla anche a tutti voi.

Non ho mai fatto la tessera di un partito per non trovarmi una Gelmini o un Toti che mi dicessero cosa scrivere. Lo faccio inoltre gratuitamente da tre anni a questa parte, perché troverei incompiuto il senso di servizio che esprimo verso la città che amo se mi adoperassi per lei a pagamento. Quindi, “no”, nessuno mi suggerisce cosa scrivere e “si”, lo penso per davvero, al punto di averlo ripetuto qui sopra. Giusto o sbagliato è il frutto del pensiero di un uomo libero, che in coscienza comincia a pensare sia arrivato il momento di smettere di farlo per non contribuire a far cadere Milano dalla padella arancione alla brace azzurro crociata.

Otello Ruggeri per La Critica