Salvini Sindaco di Milano? Un grave danno per lui, la Lega e la città

Maroni lasciò in eredità a Salvini una Lega sul punto di morte probabilmente sperando che spirasse nelle sue mani. Così non è stato. Il nuovo segretario ha saputo afferrarla per mano e accompagnarla fuori dalla crisi, facendole rinverdire i fasti di un passato che sembrava destinato a non tornare più. Ci è riuscito grazie all’umiltà con cui ha saputo rinnovare se stesso e il proprio pensiero insieme al partito, cui ha infuso nuove idee ampliandone il campo d’azione. Tutto ciò però non sarebbe stato possibile se non si fosse dimostrato un abile oratore e quel leader carismatico che nessuno si aspettava fosse.

Perché allora non potrebbe essere un buon sindaco di Milano? I motivi sono molteplici e vanno dalle sue attitudini personali, che sono altre, al grave danno che subirebbe la Lega nel doversi trovare un nuovo segretario. Salvini è sicuramente un animale da palco capace di percepire l’umore della folla per poi trascinarla con le proprie idee, ma sulle sue doti di amministratore – quale deve essere un buon sindaco – nutriamo molti dubbi.  Una cosa è mettersi alla guida di un popolo, un’altra è gestire e programmare la vita di una città. Due compiti difficili di cui riteniamo lui sia in grado di svolgere molto meglio il primo.

Abituato com’è a lavorare a stretto contatto con gli elettori, non lo vediamo proprio a passare cinque anni della sua vita rinchiuso fra le mura di Palazzo Marino. Perché questo dovrà fare, di sindaco assente più interessato a questioni politiche, piuttosto che al bene della città, ne abbiamo avuto più che a sufficienza di uno. Così, mentre lui s’intristirà a “palazzo”, la Lega tornerà a morire nelle mani di qualche segretario di ripiego, sempre se non toccherà alla città patire le sue assenze dovute a impegni di partito.

Vi sono poi delle considerazioni meramente tecniche da fare. La Lega non è abbastanza forte a Milano e difficilmente lo sarà fra due anni per garantire a Salvini la maggioranza in consiglio comunale.  Sappiamo benissimo quali difficoltà possa incontrare un Sindaco nel suo lavoro se appartiene a un partito minoritario in aula. Dopo cinque anni di disastrosa giunta arancione saranno molte le cose da fare, va quindi scongiurato il pericolo che l’opera di quella che la sostituirà sia rallentata da veti provenienti dal suo stesso interno.

Se Salvini fosse eletto sindaco vi sono serie possibilità di vedere bloccata se non finita la sua carriera politica. La Lega rischierebbe di ricadere nel baratro da cui lui l’ha risollevata. Il paese potrebbe essere privato dell’unico partito che (paradossalmente) si batte realmente per gli interessi della nazione e intorno al quale potrebbe aggregarsi il centrodestra del futuro e la “rinascita” di Milano rischierebbe di essere rallentata da una giunta perennemente in difficoltà. Perché insistere su questa strada allora?

Per chi ama la nostra città quanto questa nostra bistrattata Patria, sarebbe molto meglio continuare vedere Salvini aggregare e guidare e difendere le istanze tutti quelli che non ne possono più di Europa, Euro, Mare Nostrum, immigrazione selvaggia, tasse, folli imposizioni europee… avendo contemporaneamente una lega collaborativa nel gestire una Milano affidata a qualcuno con doti amministrative più spiccate delle sue.

Otello Ruggeri per La Critica