MILANO INVASA DAI SIRIANI. Allarme dei servizi su possibili infiltrazioni terroristiche

Il califfato islamico fin qui imposto con inaudita violenza nelle terre che vanno dalla Siria all’Iraq, fino a lambire la Turchia, è solo una minima parte di quanto si propongono di realizzare i militanti dell’ISIS. Il progetto illustrato da Abu Bakr al Baghdadi comprende: il nord Africa, il medio Oriente (da cui sparirebbe Israele), la Turchia, l’Europa balcanica a due passi dai nostri confini, il Portogallo e la Spagna.

Il disegno di costruire questo “regno” in cui vigerà la sharia è condiviso da varie formazioni terroristiche che, nascondendosi dietro al desiderio d’indipendenza o di affrancarsi da qualche dittatore combattono in realtà la jihad.  Boko Haram, Hamas, i miliziani di Misurata… tutti gruppi collegati a vario titolo all’ISIS, legati dal proposito di imporre la legge islamica che, animano una serie di conflitti locali sempre più estesi e sempre più vicini a unirsi in un unico fronte. Fra i loro principali obiettivi, tutti quelli che non si piegano alla loro volontà, compresi  noi occidentali.

Favoriti dall’avere a disposizione ingenti risorse economiche frutto, sia di saccheggi, sia di finanziamenti provenienti da alcuni paesi arabi, nella campagna militare che stanno conducendo (per ora) con grande successo possono contare anche sull’appoggio di qualche migliaio di combattenti provenienti dall’Europa, ed è proprio di questi che ci vogliamo occupare, per la precisione di quelli italiani.

Secondo i servizi segreti italiani, in questo momento sono circa una cinquantina, i combattenti italiani presenti nelle file dell’ISIS, si tratterebbe in buona parte (circa l’ottanta%) di convertiti andati a immolarsi per la loro nuova fede. Un dato di per se stesso non preoccupante perché probabilmente molti di loro non rimetteranno più piede in Italia. Ad allarmare sono altri dati forniti dall’intelligence secondo cui c’è il concreto rischio, che approfittano delle maglie larghe dell’Operazione Mare Nostrum. terroristi siriani s’infiltrino nel nostro paese.

Questi, si andrebbero ad aggiungere ai duecento già presenti in Italia dopo essere stati addestrati in campi militari in Afghanistan. Le loro attività vanno dal reclutamento di combattenti alla preparazione di attentati, possibilità presa molto sul serio dai “servizi” (già messi sull’avviso da quelli Israeliani) che hanno alzato il livello di allerta e aumentato i controlli su tutti gli obiettivi sensibili presenti nel nostro paese.

A fronte di tutto ciò e degli allarmi lanciati da giornali e televisioni nazionali, che hanno fatto aumentare la preoccupazione fra i cittadini, cosa fanno per ridurre i rischi governo e autorità cittadine? Nulla!  L’operazione “Mare Nostrum” non è interrotta o ridisegnata per arginare l’afflusso di profughi, che continuano ad arrivare a migliaia, per poi essere distribuiti sul territorio nazionale senza nemmeno verificarne l’identità.

E qui entrano in gioco Milano e la sua amministrazione. Nel capoluogo lombardo giungono buona parte dei profughi siriani, sono centinaia quelli che ogni giorno scendono dai treni  e invece di essere controllati e identificati per sopperire alle mancanze dello stato garantendo la sicurezza, sono accolti dall’organizzazione messa in piedi dall’Assessore Majorino e distribuiti per tutta la città.

Nessuno mette in dubbio che Majorino sia mosso da buone intenzioni e carità cristiana, ma nell’agire non tiene in nessun conto i rischi cui espone la cittadinanza. Probabilmente buona parte dei profughi dopo qualche giorno proseguiranno il loro viaggio verso il nord Europa, altri si fermeranno andando ad aumentare la popolazione di uno dei tanti inconcludenti “laboratori cultuali” sparsi per la città, ma se anche uno solo di loro andrà a farsi saltare nel Duomo, per molti anni a venire i milanesi il buon Pierfrancesco, Renzi e Alfano se li ricorderanno solo per quello.

Otello Ruggeri per La Critica