L’ESERCITO CEDE 380MILA MQ AL COMUNE. Molte preoccupazione sulla loro destinazione

Fra il Ministero della Difesa, l’Agenzia del Demanio e i Comuni di Milano, Roma e Torino, sono stati stretti tre protocolli d’intesa con l’obiettivo di razionalizzare le infrastrutture in uso alle Forze armate per ridurre le spese, abbattere il debito pubblico, ridurre fitti passivi, dare impulso all’occupazione, valorizzare e riqualificare porzioni cittadine.

L’accordo è stato siglato ieri nella Biblioteca di Palazzo Esercito a Roma, a firmarlo il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, i sindaci delle tre città e il direttore generale dell’Agenzia del Demanio, Stefano Scalera. In totale circa un milione di metri quadri tra edifici e spazi militari, per un totale di 13 complessi immobiliari che le tre amministrazioni dovranno ristrutturare e destinare a nuovi utilizzi. Saranno tre gli immobili che entreranno nella disponibilità del comune di Milano: Piazza d’Armi (via delle Forze Armate), Caserma Mameli (via Suzzani), Magazzini Baggio (via Olivieri) per un totale di 383mila m3 di volumetria esistente.

Conoscendo il pensiero dominante nella giunta che regge attualmente la città, più d’uno si è preoccupato per la destinazione d’uso che potrebbero prendere questi spazi. Visti i precedenti, non ci sarebbe da stupirsi se invece di essere messe a reddito o destinati ad aumentare il verde cittadino, finissero nelle mani delle solite associazioni vicine agli arancioni o si trasformassero in giganteschi campi profughi.

Fabrizio De Pasquale, Capogruppo di Forza Italia, in merito al nuovo inquadramento urbanistico che dovranno assumere le strutture,ha dichiarato: “Il Comune dovrà valorizzare i terreni in questione, considerando che lo Stato deve pure ricavare delle risorse che ha iscritto a bilancio alla voce vendita patrimonio”. Trasformazione impossibile secondo De Pasquale “con gli attuali bilanci”, che però suggerisce sarebbe possibile se si attuasse “una rigenerazione urbana basata su edilizia residenziale pubblica e convenzionata”. Il forzista ha quindi espresso dubbi sulla capacità della giunta di attrarre capitali visti “i fallimenti nel rapporto pubblico /privato, e la paralisi dei rapporti Comune /Stato. – concludendo – Forse sarebbe stato più efficace richiedere al Ministro Pinotti i militari per ridare un po di sicurezza a Milano”.

Riccardo De Corato, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, ha espresso preoccupazione per il destino degli immobili: “Che non diventino gli ennesimi centri accoglienza per clandestini o case per nomadi” il suo primo commento. Poi prospettato lo spettro che le caserme diventino le nuove “via Lombroso” “via Barzaghi” e “via Corelli, ha proseguito: “Ben vengano giardini e servizi per i milanesi, ma quando gli Arancioni parlano diservizi sociali  c’è da tremare”. Ha preoccuparlo particolarmente De Corato è “l’incessante ricerca di Majorino di luoghi dove alloggiare clandestini non censiti, tant’è che si è appena parlato di trasformare il Cie da luogo di controllo a centro di pernottamento a spese del contribuente – concludendo – Adesso c’è il pericolo che una bella opportunità venga trasformata nell’ennesimo schiaffo ai milanesi, dando spazi e risorse a clandestini o nomadi”.

A completare il giro delle dichiarazioni di membri dell’opposizione cittadina, Massimiliano Bastoni della Lega Nord: “Le tre caserme dismesse siano utilizzate per creare aree verdi e interventi di edilizia convenzionata. – ha dichiarato concordando con i colleghi – Questi luoghi ora abbandonati potranno essere recuperati per migliorare la qualità della vita dei residenti nelle periferie e per combattere desolazione e degrado. – concludendo – No categorico, invece, per un loro utilizzo a fini sociali, qualora si intendesse destinarli per alloggi a Rom e a clandestini, o per attività pseudoculturali di associazioni anarchico-rivoluzionarie tanto care all’attuale giunta rosso arancio”.

Tutti d’accordo quindi, si a giardini ed edilizia residenziale convenzionata e non. Assolutamente no a centri sociali mascherati da associazioni culturali, campi rom e centri d’accoglienza. Chi vuole scommettere su come andrà a finire.

Otello Ruggeri per La Critica