PISAPIA, NON C’ERO E SE C’ERO NON SAPEVO. Un sindaco che fa del non decidere virtù

Il titolo riassume l’atteggiamento da sempre assunto da  Giuliano Pisapia, partendo dal processo che lo coinvolse in gioventù, passando per la vicenda del Forteto, fino ad arrivare allo sgombero dello ZAM. Un modus vivendi ben inquadrato dal Manzoni nei promessi sposi. Non ci interessa però indagare sui singoli episodi, su tutti ha messo il sigillo la magistratura e non intendiamo contestarne decisioni e provvedimenti, bensì  vogliamo esplorare l’indole di chi oggi si trova a rappresentare le istituzioni senza avere il coraggio di farne rispettare le regole.

L’affermare di non essere al corrente della decisione presa dalla magistratura sottintendendo di non condividere la scelta è una sconfitta sia per l’uomo sia per il pubblico  ufficiale, perché da un lato non  riuscito a difendere gli autonomi cui si sente vicino, mentre dall’altro ha rappresentato il ripristino della legalità come una cosa indesiderata pur dovendone esserne il  principale garante in città.

Sicuramente più dignitoso – anche se sconcertante – l’atteggiamento di Anita Sonego che ha definito lo sgombero una conseguenza dell’andare “per la maggiore delle cosi dette leggi…” dicendo chiaramente di non essere d’accordo con esse, o quello dell’intero gruppo consiliare di SEL che affermando di sentirsi sconfitto da quanto accaduto si è schierato senza se e senza ma dalla parte degli autonomi. Poco importa se noi la pensiamo in modo diametralmente opposto a loro, preferiamo sicuramente quelli che hanno il coraggio di schierarsi, piuttosto di chi tentando di tenere il piede in due staffe le rompe entrambe.

Un atteggiamento ondivago e indeciso che sta danneggiando pesantemente Milano, figlio della necessità di soddisfare le richieste dei suo sostenitori da un lato e di non tradire i suoi impegni istituzionali dall’altro. Un impegno assunto quando decise di portare la sua lotta di militante di sinistra all’interno delle istituzioni, probabilmente  seguendo l’adagio secondo cui esse “vanno cambiate da dentro”, ma ignorando che esso non prevede si adeguino le leggi alle proprie esigenze prima di essere riusciti a modificarle.

A dimostrarlo basti la tolleranza oramai più che annuale verso occupazioni che interessano immobili comunali dove sono commesse ogni genere di violazioni amministrative, fiscali, sulle norme di sicurezza, sulle destinazioni d’uso… senza che abbia mosso un dito per riportarle nell’alveo della legalità, pur sapendo del danno erariale causato alla città e delle omissioni di cui potrebbe essere accusato.  Un atteggiamento da sempre giustificato con un “Gli sgomberi non toccano al Sindaco” che Riccardo de Corato (FdI) smonta ricordandogli: “Il sindaco li chiede al Prefetto che li esegue, soprattutto in uno stabile di sua proprietà”.

A patire dell’incapacità di Pisapia di scegliere da che parte stare e comportarsi di conseguenza sono Milano e i milanesi compresi gli autonomi stessi. La prima perché trasformata nel teatro degli scontri che l’assenza di una buona mediazione sociale inevitabilmente provoca, i secondi perché pagano salatamente ogni cosa stretti da regole di ogni genere mentre una minoranza è libera di disattenderle e gli ultimi perché con un’amministrazione più rigida invece di avere dieci centri sociali sotto continua minaccia di sgombero, probabilmente ne avrebbero solo la metà, ma in spazi adeguati frutto di regolari concessioni date loro dietro compensi simbolici oltre all’impegno di ristrutturali e di rispettarvi tutte le regole cui sono soggetti gli altri.

In buona sostanza, se l’opposizione da qui al 2016 vuole contrastare efficacemente l’azione di Giuliano Pisapia ha una sola via da percorrere: metterlo costantemente di fronte alle conseguenze legali dei suoi mancati interventi, così da costringerlo a provvedere o a fare intervenire altri per poter dire che lui non ne sapeva nulla.

Otello Ruggeri per La Critica