IL CALIFFATO DI MILANO. Mentre a Mosul bruciano chiese noi regaliamo terreni per le moschee

Mentre gli  jihadisti guidati da Abu bakr al-Baghdad, califfo dell’autoproclamato stato islamico che si estende fra l’Iraq e la Siria terminavano di bruciare le chiese di Mosul, per poi, dopo averne fatto fuori un buon numero, assicurarsi che anche l’ultimo cristiano lasciasse la città,  a Milano la giunta Pisapia finiva di redigere l’elenco delle aree in cui sarà possibile edificare una moschea.

I  bandi di assegnazione saranno destinati ai rappresentanti di tutte le associazioni religiose iscritte all’albo pubblicato dal Comune: musulmani. buddisti, induisti, evangelici, copti e ortodossi eritrei, ma a farla da padroni saranno i primi visto che sono gli unici ad avere espresso tale necessità. Gli unici anche a non avere ratificato un concordato con lo Stato italiano che regolamenti la libera pratica della loro religione.

A fronte di questo e della totale mancanza di condanne per quanto sta accadendo in Iraq da parte della comunità islamica milanese, è importnte ricordare (anche a lui stesso) quanto detto alcuni giorni fa dell’Assessore  alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino: “Uno dei principi del bando per le aree da destinare per i luoghi di culto in città sarà quello del contrasto a ogni istigazione all’odio e alla violenza. E tra le condizioni per partecipare ci sarà anche quella di dichiararsi fedeli alla Costituzione italiana”.

Designate le aree è quindi fondamentale che nei bandi di assegnazione siano inserite in modo esplicito le clausole proposte da Majorino, specificando in modo chiaro il modo in cui gli assegnatari dovranno manifestare la loro condanna alla violenza e il rispetto per le nostre leggi. Sarà interessante vedere come riusciranno a farlo i costruttori di un edificio nel quale sarà vietato l’ingresso alle donne in violazione della norma della nostra Costituzione che vieta le discriminazioni su base sessuale.

Detto degli aspetti etici, è necessario considerare anche quelli pratici  e sociali. Nonostante il comune sostenga si tratterà di un operazione a costo zero, perché le spese di ristrutturazione o edificazione saranno sostenute dalla comunità religiosa che si aggiudicherà il bando, concedendo terreni di proprietà demaniale l’amministrazione li sottrarrà da quelli che sarebbe possibile mettere a frutto per alleggerire la pressione fiscale sui milanesi. Un trattamento mai riservato alle altre confessioni religiose, compresa quella cristiana, che hanno sempre dovuto pagare anche i terreni su cui edificavano i loro templi.

Infine, imporre d’autorità a una parte di cittadini milanesi la convivenza con una nutrita schiera di musulmani, comunità con cui – inutile negarlo – i rapporti non sono certo dei migliori, è un azione in netto contrasto con la politica delle scelte condivise con cui gli arancioni amano riempirsi la bocca senza quasi mai metterla in pratica.

Proporre un referendum fra i residenti delle zone interessate ai bandi sarebbe ciò che l’amministrazione dovrebbe fare per assicurarsi di non andare contro la volontà popolare. Una semplice dimostrazione di Democrazia che possiamo comprendere non si avvenga in paesi lontani dove la religione da adottare viene imposta con la forza, ma ci sembra inaccettabile non si manifesti qui da noi a secoli di distanza dall’ultima crociata.

Otello Ruggeri per La Critica