MILANO, I REATI CHE IL COMUNE NON VEDE. Spaccio, vendita di alcolici a minori, occupazione abusiva, mancata emissione di scontrini fiscali…

Ci chiediamo come tutto ciò possa avvenire in un immobile di proprietà comunale, con la giunta più volte  avvisata di quanto vi accade, senza che nessun magistrato si stia occupando di indagare i motivi che inducono chi, pur avendone il dovere, a non intervenire per ripristinare la legalità in un luogo sotto la sua responsabilità. A voler essere pignoli ci chiediamo anche, perché nessuno dei tanti avvocati presenti fra i banchi dell’opposizione si sia attivato per denunciare alla magistratura la palese omissione d’atti d’ufficio che si sta perpetrando a danno della cittadinanza e dell’erario, ma per oggi “i nostri” li lasciamo stare, oramai siamo rassegnati al loro immobilismo quanto alla prepotenza degli arancioni.

Volendo però estendere il beneficio del dubbio ben oltre l’inverosimile supponendo che giunta e opposizione non abbiano capito proviamo a spiegarglielo per l’ennesima volta:  l’ex scuola di via Santa Croce 19 è un immobile di proprietà comunale occupato abusivamente dai componenti del “collettivo Zam”. Quando avvenne il reato, la vice-sindaco De Cesaris promise che sarebbe stato immediatamente sgomberato, cosa mai avvenuta, ma la sua dichiarazione ci fa supporre che in comune sappiano del’occupazione, salvo lei non sia l’unica ad esserne informata ed abbia parlato a titolo personale.

L’edificio (come documentato da vari servizi fotografici) è fatiscente e mostra gravi problemi di stabilità strutturale. Se avvenisse un crollo il Comune, oltre ad assumersi la responsabilità morale di eventuali vittime o feriti, dovrebbe anche farsi carico dei rimborsi derivanti da un evento del genere senza potere contare su coperture assicurative, caricandole quindi sulle spalle dei milanesi. Per quanto ci riguarda la salvaguardia della salute di chi vi accede sarebbe un motivo più che sufficiente per mettere i sigilli all’immobile, ma evidentemente a Palazzo Marino o non la pensano così o realmente non sono coscienti della gravità della situazione. Continuiamo quindi con la lista.

All’interno dell’edificio vengono serviti pasti senza che siano rispettate le norme igieniche stabilite dalla ASL, vi si vendono alcolici anche a minori, si tengono concerti senza che siano rispettate le norme di sicurezza e il tutto avviene senza l’emissione di scontrini fiscali ne il pagamento dei diritti SIAE. Tutte evenienze ampiamente documentate dagli avventori dello “Zam” la cui veridicità è assolutamente incontestabile poiché sono gli stessi componenti del collettivo a pubblicizzare trattoria, bar e concerti attraverso a manifesti e volantini.

A compendio di tutto ciò (lo diciamo nel caso il consiglio comunale non fosse al corrente) sabato prossimo allo Zam si terrà la “Inc Fest”, una festa “con alto tasso di principio attivo” come l’hanno definita gli organizzatori. In parole povere un evento a base di marijuana durante il quale i primi trecento partecipanti per soli tre euro riceveranno una “canna” fatta con “erba” autoprodotta.

Bene, detto quanto sopra è forse il caso di rivolgersi direttamente al Sindaco Pisapia: se la sfilza di violazioni amministrative elencate all’inizio non sono sufficienti a provocare un suo sollecito intervento per ripristinare la legalità, è bene sappia che in  Italia la produzione e la cessione (non il consumo) di cannabis sono ancora reati con risvolti penali. Permettere che avvengano in un immobile sotto il suo controllo mentre ne è a conoscenza potrebbe indurre qualcuno considerarla complice degli stessi e con lei tutti quelli che avrebbero la responsabilità di intervenire.

Per intanto, in attesa che venga ristabilita la legalità, a subire i disagi causati dalla difficile convivenza con lo Zam sono cittadini milanesi, costretti a pagare per le inadempienze di chi li dovrebbe amministrare.

Otello ruggeri per La Critica