MILANO, IL DEGRADO ARRIVA IN CENTRO. Non sono più solo le periferie ad essere abbandonate a se stesse, ma i milanesi lo sanno?

Quello che preoccupa di più nello stato di degrado  in cui versa Milano è che molti cittadini, complice la disinformazione dellastampa di regime, possano percepire come “locale” un fenomeno che invece è generalizzato in tutta la città.

Degrado e insicurezza non interessano oramai più solo le periferie dove probabilmente molti pensano che il centro sia un’isola felice e che prima o poi toccherà anche a loro ricevere la man santa di Pisapia. Se questi milanesi cambiassero letture e avessero il tempo di visitare il resto della città, nonostante gli impedimenti e i balzelli messi sulla loro strada dagli arancioni,  capirebbero che il degrado è ovunque e che il loro turno non verrà mai.

Chissà quanti di loro hanno letto dello stupro avvenuto a due passi di corso Sempione ad opera di due rumeni allo sbando che vi abbiamo appena raccontato? Quanti sapranno dello stato in cui versa la centralissima zona di Porta Venezia trasformata in un bivacco per diseredati, o di Galleria Vittorio Emanuele diventata un percorso di guerra fra venditori abusivi e borseggiatori? Probabilmente molti meno di quanti dovrebbero.

Lo sanno bene i cittadini di Porta Venezia che le cose stanno così. Le strade nei dintorni di corso Buenos Aires,  piazza Oberdan, via Tadino, via Palazzi, via Lazzaretto… ridotte in modo indecoroso dopo l’arrivo massiccio dei profughi eritrei che, hanno invaso giardinetti e marciapiedi  colonizzando un’area della città fra risse, caos, sporcizia e illegalità d’ogni genere nella totale indifferenza delle autorità.

Per discutere del problema i residenti hanno chiesto si tenesse un consiglio di zona d’emergenza tenutosi venerdì alla presenza dell’assessore alla Sicurezza, Marco Granelli, e dell’assessore alle politiche sociali, Pierfrancesco Majorino. All’incontro si sono presentati duecento milanesi infuriati che hanno minacciato di intraprendere delle ronde di cittadini se il comune non farà qualche cosa per porre rimedio alla situazione.

Davanti a tanta veemenza all’assessore Majorino ha dovuto ammettere ch,e l’accoglienza da sola non ha risolto del tutto i disagi e indica due cose finora mancate, ma che dovrebbero esser fatte: da una parte l’intervento dell’Asl e della regione per le questioni legate alla salute, dall’altra l’intervento della forza pubblica per sgomberare la gente dai giardinetti. La velata promessa di chiedere l’intervento della polizia per presidiare i luoghi ha momentaneamente calmato gli animi, ma se come spesso accade la giunta non manterrà gli impegni presi i cittadini torneranno sul piede di guerra e la situazione potrebbe degenerare.

In Galleria Vittorio Emanuele la situazione è diversa, lì non ci sono problemi igienici o di ordine pubblico, ma non per questo è meno grave. I turisti assediati dai borseggiatori visto dove si trovano non immaginano di doversi guardare da ladri e scippatori venendo spesso colti impreparati. Quello che una volta era il salotto buono di Milano oggi offre ai visitatori un colpo d’occhio fatto di venditori abusivi con i loro lenzuoli coperti di merci contraffatte e rom appostati ovunque in attesa di qualche “preda”.

Anche qui come nel caso di Porta Venezia le autorità sembrano essere del tutto assenti costringendo i cittadini a fare da se. I commercianti hanno iniziato, da un lato ad improvvisarsi tutori dell’ordine piantonando la zona nel tentativo di scoraggiare abusivi e borseggiatori e dall’altro a sensibilizzando i turisti su quanto accade loro intorno  Nonostante le varie segnalazioni fatte a Pisapia fino ad oggi non è stato fatto nulla, salvo uno sporadico invio di vigili dell’annonaria trasformatosi in una beffa per i commercianti  cui furono comminate tre multe, per due cartelli di fumo esposti, ma non perfettamente a norma, e per le piastrelle di una cucina, mentre fuori dai negozi gli abusivi continuavano nei loro commerci.

Questo è quanto accade nel centro di Milano, in preda a illegalità e degrado né più né meno di quanto lo sono le periferie, è bene che i milanesi lo sappiano.

Otello Ruggeri per La Critica