MILANO, CHIESE E ORATORI PER I PROFUGHI. Caritas e opposizione insorgono, ma Majorino nega sia stata fatta questa richiesta

La giunta Pisapia sembra essere preda a un bisogno parossistico di accogliere un numero sempre maggiore di profughi, quasi fossimo l’unica città d’Italia cui è possibile farlo. Pur di soddisfare questo desiderio, invece di imporsi con il governo dicendo che Milano non è più in grado di ospitarne, alcuni suoi assessori – completamente avulsi dalla realtà – sono entrati in rotta di collisione con la Caritas accusandola di scarsa collaborazione, arrivando a chiedere che la curia metta a disposizione del Comune oratori e chiese.

Una richiesta che ha scatenato l’ovvia reazione del mondo politico Milanese oltre a quella della Caritas stessa. Riccardo de Corato (FdI) nei giorni scorsi aveva già criticato la ““La gestione colabrodo dei profughi  eritrei accampati in Porta Venezia di fronte a bar e ristoranti”  e l’avere  trasformato “ la moschea di viale Jenner in un ricovero per decine di siriani” senza tenere in considerazione le preoccupazioni dei residenti impiegando  “il  centro islamico che non è a norma per ospitare la preghiera dei musulmani di mezza Milano, figuriamoci se può diventare un ricovero, senza controlli igienici, strutturali e logistici”. Sentita la pretesa l’ha definita frutto di un “Comune che ha perso la testa facendo infuriare anche la Caritas” senza considerare che “dagli oratori i bambini verrebbero evidentemente buttati fuori, mentre non  si capisce in che modo una chiesa potrebbe fornire servizi come bagni, docce, mensa”.

Fabrizio De Pasquale capogruppo di Forza Italia in Comune  ha trovato “incredibile e ridicolo che l’Assessore Majorino chieda altro aiuto alla Chiesa Ambrosiana che già fa più del Comune”, sollecitando che da parte della giunta si “chieda al Ministro degli Esteri di fare qualcosa nel mediterraneo e al Ministro Alfano di suddividere i profughi fra piu città italiane” dicendosi infine che il suo gruppo è “ pronto a votare un appello formale al Governo e a chiedere ai Ministri UE in visita a Milano di non lavarsi le mani”.

Contenuta ma decisa la reazione della Caritas venuta dalla voce del responsabile Ambrosiano don Roberto Davanzo. Dopo avere elencato le decine di strutture messe a disposizione, dove hanno trovato posto migliaia di profughi assistiti da centinaia di volontari,   che grazie al lavoro di centinaia di volontari hanno accolto migliaia di profughi, ha  osservato:  “La pressione di questi giorni per l’ennesimo arrivo in Stazione Centrale di profughi siriani può avere spinto i rappresentanti del Comune di Milano a qualche battuta infelice e fuori luogo  Evitiamo polemiche sterili e strumentali sulla pelle dei poveri. Riconosciamo che, in questa circostanza, il Comune non è stato sufficientemente supportato dalle Istituzioni centrali: ancora non si vuole riconoscere che i flussi di siriani che si riversano sulla scalo ferroviario milanese sono un’emergenza, e come tale andrebbe trattata da tutti i soggetti istituzionali”.

Nonostante la comprensione dimostrata nei confronti delle difficoltà affrontate dalla giunta, la posizione di don Davanzo sulla questione “chiese e oratori” è ferma: “Tuttavia, la soluzione non può essere quella di aprire le chiese. Quello è un appello retorico che – dando una lezione di buon senso spiega  –  non porterebbe alcun beneficio ai profughi. Certo in chiesa avrebbero un tetto e poi? I bagni? La mensa? I letti? Le attrezzature? Il personale? I mediatori culturali, operatori, volontari che siano in grado di gestire la situazione? Stiamo facendo molto e faremo ancora di più. Ma non è solo una questione di spazi. L’aspetto più impegnativo è legato alle persone che devono gestire l’accoglienza, quotidianamente, in modo dignitoso. Sono oltre 3 mila i profughi che direttamente e ogni giorno abbiamo assistito in questi tre mesi in strutture nostre e del Comune. La fatica e l’angoscia che leggiamo negli occhi dei siriani che arrivano alla Stazione Centrale ci spingono solo a chinare la testa e a darci da fare”.

Parole in cui si riconosce la carità cristiana che induce centinaia di persone a lavorare per il loro prossimo nell’ombra senza aggiornare momento per momento su Facebook  il loro stato con quanto stano facendo. Parole che devono avere colpito nel segno ed essere state recepite anche dall’assessore Majorino che ha prontamente fatto sapere: “La posizione di don Davanzo è giustissima. La Caritas fa un lavoro straordinario e nessuno di noi ha mai chiesto di  aprire le Chiese ai profughi. Proporrei a tutti di non polemizzare sul nulla in queste ore perché chi a nome del Comune, e non io, ha detto una simile cosa ha sbagliato”.

Vero, chiunque sia stato ha sbagliato. Piacerebbe conoscerne il nome.

Otello Ruggeri per La critica