GLI OMOSESSUALI ATTACCANO LA LOMBARDIA ALLE SPALLE. L’arcigay promuove il boicottaggio della regione

Si è aperto un nuovo fronte nella battaglia intrapresa dalle associazioni  “LGBTI” per ottenere sempre più diritti senza preoccuparsi di quelli altrui. Marco Mori, presidente Arcigay Milano ha sferrato un attacco alla Lombardia che sa tanto di pugnalata alle spalle a una regione che non intende discriminare nessuno, ma semplicemente difendere valori e tradizioni che fanno parte della sua storia.

Definire “una mozione discriminatoria e omofoba” quella che chiede sia istituita una festa della famiglia tradizionale è solo la dimostrazione di come per alcuni omosessuali (per fortuna non tutti) le uniche feste lecite sono quelle in cui celebrano se stessi e il loro stile di vita. Sensazione rafforzata dal sentire giudicare un “modello della scuola fascista” quella in cui si studierebbe in Lombardia se fosse deciso di non applicare il Documento standard per l’educazione sessuale redatto dall’Ufficio europeo dell’organizzazione mondiale della Sanità.

E’ nostro parere che la comunità europea metta il becco già in troppe cose che riguardano il nostro paese danneggiandolo non poco, ignorandone e lasciandole sulle nostre spalle  altre cui il suo contributo sarebbe fondamentale, ci faccia almeno il piacere di non occuparsi dell’educazione dei nostri ragazzi, continuando a lasciare a noi il compito di farne adulti sicuri ed equilibrati.   E’ bene che Mori capisca che la libertà corrisponde al soddisfare le esigenze e richieste di tutti, non solo quelle della comunità che lui rappresenta e che in assenza di comunione d’intenti, Democrazia vuole si decida per maggioranza cosa che fino a oggi non ha mai fatto gridare allo scandalo nessuno.

Purtroppo, fintanto che questi concetti non saranno chiari a tutti ci vedremo costretti a riferirvi di ritorsioni come quella di Mori che a fronte di nessuna azione discriminatoria ha definito la Lombardia “una regione che discrimina gli omosessuali, al livello della Russia come riconoscimento dei diritti civili” proponendosi di “contattare tutti i partner di Expo invitandoli a organizzare eventi, iniziative concerti altrove, perché la Lombardia non è un posto sicuro”. Un ricatto di una minoranza cui tutto è concesso cui la giunta regionale non deve assolutamente piegarsi, non fosse altro per le offese ricevute da una regione il cui capoluogo, grazie alla sua vocazione per la moda è sempre stato polo di attrazione per gli omosessuali di tutto il mondo accogliendoli senza discriminazione alcuna.

Mori ha concluso dicendo “D’ora in poi diremo che la Lombardia non è un posto sicuro per la comunità lgbti”. Noi sappiamo che non è vero, che nella nostra regione c’è posto per tutti quelli che ci vengono per lavorarci e contribuire al suo arricchimento economico e culturale, nessuno vi è discriminato per motivi di sesso, preferenze sessuali, politiche di razza o religione a patto che rispetti la legge  e le nostre tradizioni.

Tutti gli appartenenti alla comunità LGTBI che hanno la stessa nostra visione delle cose sono i benvenuti in terra lombarda, quelli che preferiscono dare credito alla versione di Mori stiano pure lontani, non ne sentiremo la mancanza.

Otello Ruggeri per La Critica