DELL’UTRI IN ITALIA. E’ già in carcere

E’ atterrato all’aeroporto di Fiumicino il volo AZ 827 proveniente da Beirut con a bordo Marcello Dell’Utri, estradato dal Libano. L’ex senatore di Forza Italia era accompagnato da agenti dell’Interpol ed è stato trasferito in ambulanza al carcere di Parma: la struttura è tra le più attrezzate dal punto di vista medico.

A bordo dell’aereo Alitalia, insieme a Dell’Utri c’era anche la figlia Chiara. L’operazione è stata eseguita con la massima riservatezza. Per il momento niente immagini e tanto meno filmati per i fotoreporter che lo attendevano nello scalo aereo della Capitale, anche se sullo stesso volo hanno viaggiato alcuni giornalisti della carta stampata. Dell’Utri è stato preso in consegna da funzionari e agenti della Polizia di frontiera ancora a bordo e accompagnato in uno degli uffici della Polaria per le incombenze burocratiche di rito.

Negli uffici ufficiali e funzionari della Dia giunti da Palermo hanno notificato l’ordinanza di esecuzione della pena a 7 anni di reclusione. Il provvedimento era stato emesso dalla Procura generale di Palermo subito dopo la sentenza della Cassazione con la quale èd iventata definitiva la condanna dell’ex senatore per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex senatore è stato poi affidato alla Polizia penitenziaria.

A quanto si è appreso, Dell’Utri appariva “abbastanza provato”, ma ha camminato senza problemi nel breve percorso all’interno dell’aeroporto. Sua figlia è invece uscita dall’aeroporto per le vie normali. “Abbiamo provato a parlare con lui durante il volo – ha detto una giornalista che ha viaggiato sullo stesso aereo di Dell’Utri – ma siamo stati sempre bloccati. Siamo riusciti solo ad ottenere alcuni sorrisi e la battuta ‘sono stanco’, La figlia Chiara ha viaggiato a circa meta’ dell’aereo, aveva un turbante e ha utilizzato all’inizio un velo verde per coprirsi. Ha cercato di parlare in qualche modo con il padre, qualche parolina, qualche segno, poi tornava in fondo all’aereo. Quelli che lanciava ci sono parsi saluti”.

Otello Ruggeri per La Critica