MILANO, LA SINISTRA SFIDA QUESTORE, PREFETTO E STATO. Come Don Abbondio, il sindaco sta nel mezzo e tace

Ieri, terminato di dipingere il ritratto del Prefetto, Paolo Tronca, un collega mi ha fatto notare: “Peccato che siano veramente in pochi a sapere chi sia e quali siano le competenze del Prefetto”. Basta poco per spiegarlo: il Prefetto è un organo monocratico dello Stato, dalla Prefettura, che è ufficio territoriale del Governo, lo rappresenta nella provincia a lui affidata dipendendo direttamente dal Ministero dell’Interno. Svolge i suoi compiti in sintonia e concertazione con il Questore, che a Milano è; Luigi Savina.

Quest’ultimo, è un dirigente della Polizia di Stato responsabile per l’ordine e la sicurezza pubblica. Si occupa di coordinare le forze di Polizia impegnate a garantire l’ordine e la sicurezza e la difesa da atti eversivi. A lui spetta il compito di definire le modalità tecnico-operative utili al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal Prefetto. Gli competono attività in materia di autorizzazioni di polizia, detenzione di armi, espatrio ed immigrazione ed è titolare di tutto il complesso degli uffici della Questura.

Non rispettare quanto da loro stabilito significa mettersi al di fuori dell’ordinamento democratico dello Stato. E’ esattamente quello che sta accadendo a Milano dove c’è chi è pronto a sfidare un divieto del Questore per impedire ad altri di commemorare i propri morti.

Non ci sorprende affatto che a rivoltarsi contro lo Stato non siano i secessionisti padani piuttosto che quelli veneti, bensì le frange più estreme di quella sinistra, che oggi come quarant’anni fa, dice di muoversi entro i limiti della Costituzione, ma finge di non vedere i suoi militanti che si allontanano sempre più dalle regole della Democrazia.

Tutto ha preso il via dal divieto del questore Luigi Savina al presidio chiesto dalla sinistra per impedire il tradizionale ricordo di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani. L’appuntamento che si tiene da anni senza che abbia mai causato incidenti era stato precedentemente autorizzato e il Questore nel ribadirne la data per il 29 aprile, ha diffidato altri dal tenere qualsiasi manifestazione che possa, per le sue modalità, costituire pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Nonostante questo, grazie all’appoggio della giunta, che tramite “Sinistra per Pisapia” ha concesso la prestigiosa Sala Alessi di Palazzo Marino per tenere il congresso “Le destre populiste e radicali in Europa. Un pericolo per la democrazia”, quelli che sono contrari alla commemorazione hanno avuto modo di ritrovarsi e di esprimere le loro battagliere intenzioni.

Valter Boscarello, della Rete antifascista milanese è tornato a chiamare a raccolta i suoi, invitandoli a disobbedire con parole che non avremmo mai voluto sentire: “Il divieto della questura non è tollerabile”. Qualcuno disse cose del genere riferendosi al povero Commissario Calabresi, sarebbe meglio ricordarsene. A dare manforte a Boscarello sono intervenuti il presidente provinciale dell’Anpi Roberto Cenati, il presidente del consiglio di Zona 3 e  il consigliere di Sinistra per Pisapia, Anita Sonego. Spiace rilevare che alcuni di questi sono rappresentanti delle istituzioni contro cui incitano alla rivolta.

Quello che a costoro sfugge è che, come rilevato dal Questore, a costituire un pericolo per la città e i cittadini, non è la destra che commemora i propri morti, bensì, che oggi come accaduto in passato la presenza di antifascisti “possa determinare criticità sotto il profilo dell’ordine pubblico”. E’ evidente che se sapessero manifestare il loro dissenso, con la stessa compostezza con cui gli altri esprimono il loro cordoglio, nessuno gli vieterebbe di farlo.

Il 29 Aprile, come accade da anni, nessuno tenterà di ricostituire il disciolto partito fascista, sarà solo data l’occasione a chi vuole farlo di ricordare uno studente diciannovenne, Sergio Ramelli, sprangato a morte da Avanguardia operaia sotto gli occhi della madre Anita, un mite avvocato; Enrico Pedenovi, ucciso per la sola colpa di essere consigliere provinciale del Msi e la medaglia d’oro al valor militare e cieco di guerra; Carlo Borsani trucidato dai partigiani a guerra finita, per poi essere esposto per le vie della città su un carretto dell’immondizia. Quelli che vogliono impedirlo riflettano almeno sul fatto che chi si batte contro la memoria dei morti è destinato ad esserne sconfitto.

In tutta questa vicenda però quello che conta non è se ci si sta con la destra o con la sinistra, bensì se si è dalla parte dello Stato o con chi ad esso si oppone. In merito a questo il sindaco, Giuliano Pisapia, nonostante sia stato da più parti sollecitato a farlo, non si è ancora espresso. E’ bene che lo faccia al più presto.

Viste le pesanti responsabilità morali che lui e parte dei suoi assessori si stanno assumendo nell’assecondare pretese e prepotenze delle frange più estreme della sinistra milanese, ora più che mai è fondamentale sapere dalla loro viva voce se si sentono ancora parte delle istituzioni o se sono passati da quella di chi le combatte.

Otello Ruggeri