RITRATTO DI: PALO TRONCA, PREFETTO DI MILANO. Equilibrio, decisione e indipendenza in una città difficile

Paolo Tronca è stato nominato Prefetto di Milano l’otto agosto 2013, su proposta del ministro dell’interno Angelino Alfano. Dopo il suo insediamento è rimasto a lungo un oggetto misterioso per i milanesi che di lui sapevano poco e niente. Negli ultimi mesi però, prese le misure alla città, ha dimostrato di essere in grado di agire e di saperlo fare in coscienza, senza farsi condizionare dalla politica nazionale e soprattutto locale.

Ci sembra quindi giusto farne un breve ritratto e spiegare il motivo del giudizio positivo che (almeno chi scrive ) abbiamo di lui.

Nato nel 1952 a Palermo, è sposato e ha un figlio diciottenne. Ha completato gli studi in giurisprudenza in Toscana laureandosi a Pisa nel 1975.  Dopo essere stato abilitato all’esercizio della professione forense, ha  svolto il servizio militare come Ufficiale nella Guardia di Finanza, per poi superare il concorso di Commissario di Pubblica Sicurezza prendendo per la prima volta servizio a Varese nel 1977.

Nel 1979 vince il concorso per Consigliere di Prefettura, iniziando la carriera nell’Amministrazione Civile dell’Interno presso la Prefettura di Milano con l’incarico di Capo della Segreteria del Prefetto e responsabile dell’Ufficio Protezione Civile. Nel 1982 è nominato Vice Capo Gabinetto; svolgendo varie missioni tra le quali quelle di Dirigente del Centro Operativo Misto di Bormio durante l’emergenza Valtellina del 1987 e di Commissario Prefettizio dei Comuni di Vizzolo Predabissi, Lesmo e Monza.

Nel 1993, è nominato Capo di Gabinetto della Prefettura di Milano; diventandone nel 2000 Viceprefetto Vicario. Nel 2003 dopo essere stato nominato Prefetto della Repubblica lascia Milano e diventa titolare della sede di Lucca carica che ricopre fino al 2006 quando diventa Prefetto della provincia di Brescia. Dal dicembre 2008 ha infine ricoperto l’incarico di Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile presso il Ministero dell’Interno.

Un uomo che ha avuto una carriera lineare, con una discreta esperienza in tema di sicurezza, mediazione sociale, immigrazione e gestione delle emergenze. Non ci aspettavamo facesse sfaceli, né in positivo né in negativo, invece ci ha sorpresi.

Come dicevamo sopra, dopo un breve periodo di adattamento ha subito dovuto imparare a confrontarsi con una delle amministrazioni più ideologizzate d’Italia e nel farlo non si è mai mostrato né titubante né asservito a Pisapia e i suoi. La prima occasione di misurarsi con la giunta l’ha avuta quando i consiglieri d’opposizione si sono rivolti a lui per chiedere arginasse la deriva anti-democratica che stava prendendo  il consiglio comunale sotto la guida degli arancioni.

Senza farsi pregare, Tronca, dopo avere rassicurato quelli che lo avevano sollecitato, fece sapere al sindaco: che seguiva già da tempo le vicende del Consiglio Comunale milanese, ed era a conoscenza delle strategie di repressione adottate contro l’opposizione, concludendo con il ricordargli che l’autorità prefettizia può agire con misure sanzionatorie nei confronti degli organi comunali che non rispettano le regole democratiche. La cosa sicuramente non andò giù a Pisapia che da allora fu costretto a cambiare registro, ma noi apprezzammo e cominciammo ad avere una diversa considerazione di quel funzionario dello Stato che fino ad allora non conoscevamo.

Nelle ultime settimane poi, oltre ad avere risolto una questione di ordine pubblico che il sindaco non ha mai affrontato a dovere, per poi ricevere i cittadini che volevano ringraziarlo, si è anche dovuto confrontare con il problema delle manifestazioni politiche da autorizzare o meno sapendosi destreggiare con un ammirevole equilibrio.

Ovviamente quando c’è di mezzo la politica, adottando una gestione equilibrata capita di scontentare l’una o l’altra parte, o di appartenere a una delle due parti e trovarsi qualche volta scontenti, ma è meglio ingoiare un boccone amaro di tanto in tanto, piuttosto che ritrovarsi dovere accettare le decisioni di un uomo di parte che ci scontenterebbero sempre.

E’ quello che è capitato nelle ultime settimane a Milano dove, è stata prima vietata una manifestazione di destra con una motivazione che ha lasciato perplessi molti, ma che conteneva in se un giudizio morale che non colpiva gli organizzatori, bensì quelli che nel tentativo di impedire loro di manifestare avrebbero messo a rischio l’ordine pubblico. Infine, in questi giorni a dovere subire un divieto di Tronca è stata la sinistra, cui è stato intimato di non organizzare manifestazioni di protesta nel giorno in cui sarà commemorata la memoria di Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi.  Decisione che ha scatenato reazioni e proteste oltre che appelli al sindaco, un bailamme da cui Tronca non si è fatto condizionare rimanendo fermo sulla propria posizione.

Niente male per un uomo dall’apparenza tranquilla che faceva temere si sarebbe – come molti altri – asservito alle regole della giunta milanese. Non è stato così e sapere che il Prefetto di una città dove a dettare legge è la sinistra, è uno che le regole non se le fa dettare da nessuno un certo sollievo lo da.

Otello Ruggeri