MILANO, A PISAPIA SFUGGE IL “ROSSI” QUANDO I CRIMINI LO SONO. Eppure disse di non essere mai stato comunista

Giuliano Pisapia ha seri problemi di memoria quando si tratta di ricordare la storia politica sua e del nostro paese. Qualche mese fa ha dichiarato “non sono mai stato comunista” (vedasi foto) mentre lunedì, nel corso dell’inaugurazione di un parco dedicato alle “vittime del terrorismo” si è dimenticato di specificare “rosso”.

PcisapiaE’ comprensibile che, al difensore degli assassini di Sergio Ra­melli, del leader curdo della lotta separatista armata Abdullah Öcalan, degli auto­nomi dei centri sociali coinvolti negli scontri con la polizia durante il G8 di Genova, certe cose possano sfuggire. Sarà per questo che il sindaco ha ricordato le vittime dicendo:: “Tre cittadini che hanno pagato con la vita l’espressione delle proprie idee. I loro nomi sono oggi simboli di libertà: tre giovani di 30, 34 e 35 anni uccisi perché loro colpa, agli occhi degli assassini, fu di pensare e parlare. Una colpa intollerabile per gli estremisti di ogni tempo”, omettendo però quali fossero le loro idee e quali quelle dei loro uccisori.

Facciamolo noi: le tre vittime si chiamavano Domenico Bornazzini, Carlo Lombardi e Pierantonio Magri, il primo faceva il commerciante, il secondo il macellaio  e il terzo l’autista. Non facevano politica attiva, non è nemmeno chiaro se fossero di destra o semplicemente non approvassero i metodi della sinistra extraparlamentare, di certo c’è solo, che ebbero la sfortuna di esprimere le loro idee in un bar di Porta Romana dove erano presenti due esponenti di Prima Linea che li sentirono.

Offesi dalle loro parole i due terroristi rossi uscirono da bar e attesero i tre fuori dove li crivellarono di proiettili ferendoli mortalmente. Gli autori del triplice omicidio, Oscar Tagliaferri e Maurizio Baldasseroni, furono identificati solo nel 1981, grazie alla collaborazione di due ex esponenti di Prima Linea. la Terza Corte d’Assise di Milano, emise una condanna di ergastolo a carico di entrambi latitanti e contumaci. Sentenza confermata nel 1988 dalla Terza Corte d’Assise d’Appello di Milano che riconobbe la “natura terroristica e l’ispirazione politico-eversiva di quel triplice omicidio”. Nonostante le ricerche non si siano mai interrotte Tagliaferri e Baldasseroni sono tuttora latitanti.

comunistaQuindi signor sindaco, la prossima volta che le capiterà di parlare della vicenda non si dimentichi il “rossi”, se non bastasse quanto abbiamo scritto per convincerla che erano tali, creda almeno alle parole di uno degli assassini: Osacar Tagliaferri che, secondo quanto riferito dagli ex compagni, tentò di giustificare la propria condotta con la frase: “Non si può mettere in discussione l’autorità dei comunisti”

In fondo cosa glie ne importa, lei comunista non lo è mai stato.

Otello Ruggeri