MILANO, IL CAIM VUOLE LA GRANDE MOSCHEA. Proposta che non mette d’accordo nessuno

“Moschea a Milano? Si Prego!”, questo slogan usato dal CAIM per lanciare il progetto di una vera moschea a Milano. “Ma anche no!” è il nostro, o almeno quello che gli opporremo fino a quando I musulmani milanesi non  avranno preso le distanze dall’Ucoii, associazione in cui molti esponenti si rifanno ai Fratelli Mussulmani.

Sul sito del Comitato Associazioni Islamiche Milanesi  è scritto: “Abbiamo atteso anni e oggi ai padri e alle madri si sono aggiunti i figli e le figlie, a volte anche i nipoti a sognare e chiedere la realizzazione di un grande luogo di culto…” parole che esprimono la legittima aspirazione di pregare il proprio Dio in un luogo adeguato. Facoltà che nessuno vuole negare ai musulmani milanesi, a patto che si adeguino alle stesse regole cui siamo sottoposti noi quando siamo ospiti dei loro paesi, prima fra tutte: non fare nulla prima di avere ottenuto l’autorizzazione dei residenti del luogo.

A tal proposito si è espresso Riccardo De Corato (FdI): “Siamo assolutamente contrari a un progetto di questo tipo, a meno che non siano i cittadini di Milano ad accettarlo attraverso un referendum – De Corato pone anche il problema dei tempi ristretti – E’ assolutamente impensabile realizzare una moschea entro l’Expo. Basta guardare il rendering del progetto per capire che il Caim non ha in mente un tendone, ma una struttura complessa per la quale ci vorranno almeno cinque o sei anni di lavori. – concludendo con una considerazione politica – Non vorremmo che queste continue pressioni fossero solo un modo per battere cassa a Pisapia, da parte di chi ha appoggiato la sua campagna elettorale. Non dimentichiamo che il coordinatore del Caim, Piccardo, è stato candidato con Sel proprio per le elezioni del sindaco. Ci sono già i centri sociali a battere cassa. Non vogliamo anche i sostenitori della moschea”

Il CAIM ha anche annunciato per l’11 aprile un evento denominato: “Il venerdí dei diritti” durante il quale si terrà una grande preghiera comunitaria al Palasharp, per lanciare la nostra proposta della moschea. Progetto che  ha attirato l’attenzione del leghista Alessandro Morelli, che si è detto disposto al dialogo a patto che i musulmani condannino le derive violente di alcuni loro confratelli:  ”Se invitato parteciperò con piacere per spiegare le ragioni per il “no” alla moschea. Spero che nell’incontro si parli dei diritti negati a milioni di persone dal mondo islamico e da molti Stati che lo rappresentano che, non avendo firmato la Convenzione Universale dei Diritti dell’Uomo, ne hanno redatta una islamica confacente alla legge religiosa. I musulmani milanesi prendano immediatamente le distanze dall’Ucoii, associazione vicina ai Fratelli Mussulmani, organizzazione dichiarata “gruppo terroristico” persino dall’Arabia Saudita e che invece, con la sua compagine meneghina nella Milano di Pisapia viene ricevuta con il tappeto rosso.”

Inattesi, ma graditi, i distinguo fatti dal vicesindaco De Cesaris: “L’amministrazione ha avviato un percorso che vuole e deve coinvolgere tutte le associazioni islamiche presenti sul territorio,  in grado di dare la giusta accoglienza a tutti coloro che visiteranno Milano in occasione di Expo. Un percorso che ripeto deve tener conto di tutte le istanze, che non sono solo quelle espresse dal Caim.. Se il Caim insiste nel voler perseguire una strada autonoma, l’amministrazione nel rispetto delle regole non pone ostacoli , ma in questo caso non potranno essere messe a disposizione aree pubbliche.”

Una questione quella della “grande moschea” che farà molto discutere nelle prossime settimane, la cui soluzione speriamo non sarà quella di piegarsi alla volontà di pochi a scapito di tutti.

Otello Ruggeri per La Critica