MILANO, DIRITTO AL PARCHEGGIO NEGATO. Suggerimenti per una concreta azione di opposizione

Sono due i fattori che permettono alla giunta Pisapia di fare il bello e il cattivo tempo a Milano: l’assenza di un opposizione che si impegni seriamente a individuare le eventuali violazioni di legge commesse dall’amministrazione, per poi occuparsi in modo concreto di farle perseguire e la consapevolezza degli arancioni di potere rallentare se non vanificare l’azione di chi provasse a farlo. Da questo stato delle cose derivano buona parte dei disagi che i milanesi sono costretti a subire.

Esistono vari esempi di presunte violazioni commesse dalla giunta, che se indagate in modo approfondito da chi ha la competenza e la possibilità di farlo potrebbero risultare reali. Purtroppo questo compito non viene assolto da nessuno se non da alcuni cittadini volenterosi e da parte dei media. Questi però, oltre a un certo punto non possono andare a causa di divieti e intoppi burocratici di ogni genere, che solo chi pratica la politica per professione potrebbe scavalcare.

Per contribuire al lavoro di chi abbiamo votato per rappresentarci davanti alla maggioranza, cominciamo con il segnalare alcuni di questi casi, sperando che il nostro lavoro di ricerca possa fare da trampolino a loro azioni più decisive.

Partiamo dal problema “sosta e parcheggio”. Fra le due cose a Palazzo Marino è stata fatta molta “confusione” facendone ricadere le conseguenze sui milanesi. Mentre la prima (la sosta) può essere regolamentata e scoraggiata con lo scopo di decongestionare il traffico cittadino limitando l’accesso del mezzo privato su aree ben definite, il secondo (il parcheggio) deve essere garantito per legge ai residenti. Si tratta di un diritto pagato con i costi di realizzazione compresi negli oneri di urbanizzazione pagati dal costruttore della casa in cui è situato l’appartamento che si è acquistato o affittato.

Gli oneri di “urbanizzazione primaria” sono importi versati nelle casse comunali da parte del costruttore, calcolati sul valore di quanto ha edificato o modificato,  se non si versano è impossibile ottenere la licenza edilizia. L’importo rappresenta una delle componenti della somma dei costi che determinano il prezzo di vendita di un immobile, costo che va quindi a ricadere sull’acquirente. Ne consegue che chiunque compri un edificio, o una sua porzione, stia facendo fronte a una spesa all’origine già assolta nei confronti del Comune, che l’ha riscossa al fine di fornire al territorio in cui l’edificio è stato costruito le principali attrezzature pubbliche, indispensabili per assicurare le necessarie condizioni di vita sotto il profilo dell’igiene, della viabilità e sicurezza.

L’obbligo e l’elenco di quali siano queste opere comunali indispensabili per il cittadino è contenuto nella LEGGE 29/9/1964, N.847, che all’articolo Art.4 così recita:

1. Le opere di cui all’art.1, lettera b), sono quelle di urbanizzazione primaria e cioè:

a) strade residenziali;

b) spazi di sosta o di parcheggio;

…. omissis…

E’ fatto quindi obbligo ai Comuni di rispettare la destinazione di questi fondi, realizzando espressamente queste opere. Non farlo destinandoli ad altri scopi costituisce reato. Reato che si palesa  in presenza di qualsiasi edificio realizzato o modificato in epoca posteriore all’anno 1964 senza che il comune vi abbia predisposto queste attrezzature. Per i casi in cui dovesse essere verificata tale evenienza – vincolante per il comune – l’amministrazione sarebbe obbligata a reperire all’interno del suo bilancio le risorse occorrenti per rimediare immediatamente a queste mancanze.

Purtroppo nel PGT, PGTU e soprattutto PUMS (Piano Urbano Mobilità Sostenibile), la questione sosta-parcheggi non è affrontata in maniera metodica e puntuale, né si assume di farlo in futuro con metodiche analitiche. In più, nel PGT e nel PGTU, la questione parcheggi è affrontata in modo approssimato e addirittura basato sull’ovvio. Tutti sappiamo che occorre realizzare aree di parcheggio nelle zone di interscambio con le reti di trasporto pubblico, ma prima di farlo servono dati, analisi dei percorsi, e soprattutto, tornando al tema principale, serve una programmazione precisa del fabbisogno di quartiere sul versante della residenza su cui si va a influire. Cosa che venendo vistosamente a mancare rende evidente che si è affrontato il problema con un approccio inadeguato. Questo è certezza, oltre a quanto possiamo già empiricamente osservare in ogni area cittadina, ove si hanno enormi difficoltà a parcheggiare, frangente a cui non si è cercato affatto di porre rimedio.

Quindi, anche se è palese che la politica degli arancioni mira a disabituare il cittadino ad acquistare automobili in favore delle biciclette, ma hanno scordato che prima di farlo devono ottenere di riformare la legge secondo i loro desideri, perché il parcheggio dei residenti è un diritto acquisito (e già pagato) e non può essere negato ai cittadini violando le norme vigenti solo per soddisfare le loro aspirazioni.

Speriamo che quanto sopra sia considerato, da chi ha il potere di verificare e intervenire, uno strumento utile per contrastare l’azione di questa giunta e che qualcuno si decida a suonarlo.

Ringraziamo l’Architetto Giovanni Seregni per il contributo dato.

Otello Ruggeri per La Critica