LA GIUNTA VINCE A RUBABANDIERA. Ma ci perde la dignità

Se tutti come loro avessero l’abitudine di offendere la memoria dei morti, gli sarebbe riuscito più facile trovare un esponente di centrodestra da attaccare per quello che aveva detto o fatto, ma la ricerca è stata vana. Nulla cui appigliarsi per fare cadere una testa vendicando quella del consigliere di zona 9, costretto – da loro stessi – a dimettersi, così hanno ripiegato su quello che gli riesce meglio, prendersela con i morti per l’appunto.

Con un tempismo eccezionale, senza avere dato peso alla cosa per quasi tre anni, scavalcando a sinistra diversi sindaci partigiani che li hanno preceduti, ieri i “nostri” amministratori hanno deciso di rimuovere la bandiera di Salò dal monumento ai caduti della RSI. L’eroica azione è stata compiuta a settant’anni di distanza dalla fine di una guerra che da tempo avrebbe dovuto smettere di dividere gli italiani, ma che quelli come loro, con queste inutili e provocatorie azioni, continuano a mantenere separati.

Nel campo X, nel dopoguerra vennero sepolti 1432 militari e civili fascisti caduti in battaglia o uccisi subito dopo il 25 aprile; da allora, anche nei momenti più bui della nostra Repubblica (ma forse la giunta Pisapia a Milano sta per regalare il peggiore), in segno di rispetto e pacificazione, è sempre stata esposta la bandiera con l’aquila e il fascio littorio che ieri è stata rimossa, in base alla Legge Mancino. E’ avvenuto su richiesta dell’Associazione Nazionale Partigiani, che ha inoltrato una petizione al consiglio di zona 8, dove si trova il cimitero, non si sorprendano se ora ci sarà chi chiederà  di rimuovere le bandiere con la falce e martello che sventolano per la città.

Il presidente di zona, Simone Zambelli, di Sel, ha spiegato “Quella bandiera era una vergogna e ammainarla era un atto dovuto. Rappresentava la deportazione degli ebrei, la collaborazione dei fascisti ai crimini di guerra perpetrati dai nazisti a danno della popolazione civile italiana e la fucilazione di tanti connazionali che lottavano per la libertà”. Parole che hanno suscitato la reazione di Riccardo De Corato: “L’intervento del Comune è fuori dal tempo e contraddice una prassi consolidata delle amministrazioni comunali  del passato. Sindaci partigiani combattenti, come Antonio Greppi e Aldo Aniasi, mai avrebbero tollerato un gesto simile, rispettosi com’erano della memoria dei vinti”.

Ma la storia la scrivono i vincitori, che si tratti di guerra o elezioni, e le ultime se le è aggiudicate la giunta Pisapia, che da allora sta scrivendo alcune fra le peggiori pagine della storia di questa città. Ieri gli arancioni hanno vinto anche a ruba bandiera, bravi, ci spiace per loro perché di sicuro ci hanno perso in dignità.

Otello Ruggeri per La Critica