MUORE DA EROINA, RESUSCITA NEONAZISTA. Le lacrime facili della stampa frettolosa

Si è scomodata mezza redazione l’altro giorno per convincermi fosse il caso riportassimo con enfasi la notizia dell’infermiera, pasionaria, rivoluzionaria etc etc, che aveva esalato il suo ultimo tweet  mentre moriva per la libertà dell’Ucraina.

Niente da fare, non mi sono fatto convincere, ho continuato a ripetere loro “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi”. E se non è frettoloso tessere sperticate lodi per una sconosciuta, morta in un paese lontano, mentre faceva non si sa cosa, ditemi voi cosa lo è? In verità è stato precipitoso anche scavarle la fossa, ma una volta intrapresa la strada del non verificare le notizie, molti “colleghi” hanno deciso di percorrerla fino in fondo.

Quel “die” (ciò che in realtà ha scritto in ucraino) era troppo poco per dirci ciò che ci stava dietro, non meritava più di un trafiletto in cui lo si raccontava per quello che era: il messaggio di una persona ferita durante gli scontri di piazza, e così è stato. Abbiamo lasciato ad altri i pianti immotivati, per noi il buon giornalismo è fatto di notizie verificate, non della rappresentazione di come noi vorremmo fossero e come volevasi dimostrare leprefiche hanno generato un mostro.

Per rispetto dei nostri lettori, prima di desistere abbiamo anche provato a raccogliere informazioni da un nostro contatto in loco, ma lui stesso, pur non sapendo nulla di preciso, viste le molteplici appartenenze dei personaggi che occupavano la piazza, ci ha consigliato di andarci con i piedi di piombo e così abbiamo fatto per evitare di prendere una cantonata.

Buon pro ci ha fatto, perché oggi la notizia ha preso tutta un’altra piega, si è scoperto che oltre ad essere ancora in vita è tutt’altro quel fiorellino di loto caduto per la libertà che altri vi avevano propinato. L’infermiera Olesya Zhukovska assurta a simbolo degli scontri di Kiev, è solo rimasta ferita nella battaglia e appena è stata nuovamente in grado di muoversi ha voluto lei stessa chiarire a tutti quale sia il suo profilo reale scrivendo su Vkonakte, il facebook russo,  la sua storia e la sua militanza.

La presunta martire di piazza Maidari, proviene dalle regioni occidentali, le più anti-russe, serbatoio delle forze in piazza, fa parte di Praviy Sektor (Settore Destro), gruppo non solo di destra, ma neonazista  tra i più antisemiti e violenti fra quelli presenti a Kiev.

Insomma, difficilmente le giunte di sinistra le dedicheranno parchi e strade, o le verranno intitolati premi alla memoria. Sensazionalismo incontrollato e voglia di piagnistei stavano per regalarci una bella icona neonazista, non sarà mai tardi quando certi colleghi capiranno che le notizie si valutano con il cervello non con la pancia, quella al massimo serve per rispondere alla posta del cuore e per le cronache rosa, solo per quelle però.

Otello Ruggeri per La Critica