MILANO, DOVE LA GIUNTA NON RISPETTA PIU’ LO STATO. Mazzali e Limonta partecipano a una manifestazione vietata dal Prefetto

Se c’è una cosa di cui nessuno mi può accusare è di avere simpatie leghiste, capita anzi spesso che mi si critichi di essere troppo severo con i lumbard, quindi, non fatevi nemmeno sfiorare dal sospetto che quanto scriverò sia dettato dal desiderio di difendere il movimento padano, è ben altra la posta in gioco: il rispetto delle regole e delle istituzioni che a Milano sembrano essere stati persi, anche da parte di quelli che la amministrano.

Gli ultimi a lasciarsi andare a questo malcostume (imperdonabile per chi ha compiti istituzionali) sono stati Mirko Mazzali e Paolo Limonta, rispettivamente presidente della Commissione Sicurezza (sigh) e braccio destro del sindaco Giuliano Pisapia. Entrambi hanno partecipato a un presidio organizzato da associazioni di sinistra avente lo scopo di impedire un corteo della Lega Nord. Nulla di male in linea di principio, tutti hanno il diritto di manifestare il proprio dissenso, compresi i politici, salvo ovviamente quando a vietarlo sono le istituzioni stesse e in questo caso il corteo era stato autorizzato dalla Prefettura che aveva invece vietato lo svolgimento del presidio che si opponeva ad esso.

Quali garanzie di sicurezza può offrire questa giunta alla città se chi presiede la Commissione che se ne dovrebbe occupare, avendo come principale referente il Prefetto, ne viola le direttive? Poche e i risultati si vedono. Se lo scopo di Mazzali, Limonta, Majorino, Granelli, Pisapia… era quello di entrare nelle istituzioni per contribuire a modificarne le regole dall’interno, stanno commettendo il grosso errore di disattenderle prima di essere riusciti nel loro scopo. Capisco che avendo di fronte un governo che ha un ministro che ha praticato più di 10.000 aborti prima che questo fosse legale farli  può generare confusione, ma fra tanti esempi che potevano prendere proprio il peggiore hanno deciso di seguire.

Il problema è proprio questo: l’esempio che danno. Chi ricopre ruoli istituzionali, godendo di una discreta visibilità, non può violare bellamente la legge facendo intendere a chi fa riferimento a loro che sia lecito farlo. I cattivi maestri sono costati un numero non indifferente di lutti al nostro paese, non sentiamo il bisogno di vederne altri, né dei primi, né dei secondi. Non deve assolutamente passare l’idea – né a destra, né a sinista – che la forza sia il metodo corretto per impedire ad altri di esprimere opinioni con cui noi non concordiamo e la loro presenza a quel presidio ha invece sortito l’effetto contrario.

Inutile condannare le parole del consigliere di zona 5, Giuseppe Garufi: “Lo foibe se le sono inventate i fascisti”, o fare dimettere, in zona 9, un ragazzo dello stesso partito di Rifondazione Comunista, Leonardo Cribio per avere scritto “Nelle foibe c’è ancora posto”, se poi traspare chiaro dai modelli di comportamento adottati dai vertici dei partiti del centrosinistra milanese, che la linea di pensiero seguita al suo interno non può che portare a questo genere di affermazioni. Appare chiaro a questo punto che, Cribio è stato solo una vittima sacrificata sull’altare degli interessi del partito. Almeno lui, per quanto aberranti siano state le sue parole, non è stato così ipocrita da fingere di pensarla diversamente per conservare il potere che si era guadagnato.

Ci attendiamo che quelli che si sono impegnati per fare dimettere il consigliere di zona 9, chiedano ragione del loro comportamento anche a Mazzali e Limonta, senza per questo dimenticarsi di Garufi, cui per ora nessuno ha chiesto dimissioni o scuse. De Corato, Gallera, Bastoni, solo per citarne uno per partito d’opposizione, a questo punto devono dimostrare di sapere avere la stessa fermezza e linea di condotta nei confronti di tutti, perché regole e principi valgono sia quando si parla dell’ultimo dei consiglieri di zona, sia di un assessore che del Sindaco stesso.

Otello Ruggeri per La Critica