LA GRANDE PORCATA. Il golpe gentile del bel ragazzo toscano

Non esiste altro modo per definire la serie di eventi che hanno portato alle dimissioni di Enrico Letta. Nella storia Repubblicana non si era mai visto un Presidente del Consiglio dimettersi per soddisfare gli interessi del suo partito, piuttosto che per  essere stato sfiduciato dal parlamento.

In passato sono successe cose simili, ma così sfrontate, Renzi e il PD non hanno nemmeno provato a nascondere di lavorare per il partito invece che per il paese. Hanno spiattellato in faccia agli italiani che di quello che pensano loro non gliene importa nulla.  Lo hanno fatto senza nessun ritegno, convinti che non subiranno conseguenze e le blande reazioni venute dall’opinione pubblica fanno proprio temere che sarà così.

In troppi sembrano non rendersi conto di quello che è successo ieri alla faccia della volontà popolare. Per riassumerlo nel modo più breve e comprensibile possibile:  un partito che non ha la maggioranza in parlamento, ha imposto di dimettersi a un Premier non sfiduciato per sostituirlo con uno non eletto e il tutto sarà reso possibile da un gruppo di parlamentari che erano stati votati per essere alternativi alla sinistra.

Ieri ha chi mi chiedeva cosa pensassi di quanto era successo ho più volte risposto “sono allibito” senza riuscire a dire altro. Vorrei che tutti fossero rimasti a bocca aperta davanti a un simile scempio fatto della Democrazia, eppure so che non è così, la maggioranza silenziosa, pur vedendosi sottrarre l’ultimo brandello di dignità e ogni parvenza di sovranità, continua a tacere. Anche quelli che questo bel servizio lo hanno pagato due euro.

Alla fine anche il “bravo ragazzo” Matteo Renzi ha mostrato la sua vera indole. Il sindaco di Firenze, segretario del PD, Futuro Premier e probabile candidato al parlamento europeo, ha puntato al potere ne più ne meno di come hanno fatto tutti i suoi predecessori, con un unica differenza, gli altri lo ammettevano, lui invece…

“Noi vogliamo che il governo arrivi alla fine del proprio percorso con convinzione e saremo i più leali a dare una mano al tentativo di Enrico Letta” (24 novembre)

 ”Da mesi leggo sui giornali che Renzi vuole il posto di Letta: se avessi ambizioni personali, avrei giocato un’altra partita, non mi sarei messo a candidarmi alla segreteria del Pd” (3 dicembre)

“Voglio cambiare l’Italia, non cambiare il governo”. –  ”Punto a far lavorare il governo, non a farlo cadere. Enrico ci ha chiesto un patto di coalizione e io sono d’accordo” (10 dicembre).

“Tutto il Pd aiuterà Enrico nel semestre di presidenza europea” (15 dicembre).

“Per il 2014 il Premier è e sarà Enrico Letta” (22 dicembre).

“Nessuna intesa tra Letta, Alfano e me. Non voglio assolutamente essere accomunato a loro, integrato come in uno schema: io sono totalmente diverso, per tanti motivi. Ma non ho alcun interesse a mettere pedine e scambiare caselle” (29 dicembre).

“Enrico non si fida di me, ma sbaglia: io sono leale” (12 gennaio).

“Il governo Letta deve lavorare per tutto il 2014″ (13 gennaio).

“Creiamo un hashtag ‘enricostaisereno’, nessuno ti vuole prendere il posto, vai avanti, fai quel che devi fare, fallo” (18 gennaio).

 ”La staffetta Letta-Renzi non è assolutamente all’ordine del giorno. Io, sia chiaro, sto fuori da tutto” (5 febbraio).

“Ma perché dobbiamo andare a Palazzo Chigi senza elezioni? Ma chi ce lo fa fare? E ci sono anch’io tra questi, nessuno di noi ha chiesto di andare al governo” (10 febbraio).

Matteo… ma va a ciapà di rat!

Otello Ruggeri