MILANO, VEGLIA DELLE SENTINELLE IN PIEDI. Sabato 15, alle 16.30, in via Mercanti, anche in difesa del diritto di chiamarsi “mamma” e “papà”

Dopo il ritrovo del 15 dicembre in piazza San Fedele, cui parteciparono circa 300 persone, le sentinelle i piedi tornano a Milano questo sabato. Questa volta si riuniranno in via Mercanti alle 16.30 di sabato.

Le Sentinelle in  Piedi, sono un gruppo che si batte pacificamente per la difesa dei valori della famiglia tradizionale. Le loro manifestazioni sono dei ritrovi silenziose in cui tutti i partecipanti rimangono in piedi per un ora a leggere un libro, il tutto si svolge senza urla, strepiti, esposizione di cartelli o  striscioni e senza arrecare disturbo al traffico e ai passanti.

In particolare vogliono indicare alll’opinione pubblica i pericoli insiti nel disegno di legge sull’omofobia. A dicembre, il portavoce del movimento, Pietro Invernizzi, aveva spiegato: ”Non si potrà più dire che il matrimonio è fra uomo e donna, che i bambini hanno diritto ad avere un padre e una madre, che l’omosessualità può essere un problema? Questo il rischio se passasse anche al Senato il disegno di legge Scalfarotto-Leone approvato dalla Camera il 19 settembre scorso”.

Si tratta di una legge non molto chiara, che pur prevedendo il carcere per i reati di omofobia e transfobiasenza spiega in modo lacunoso e interpretabile in cosa consistono. Se la norma fosse approvata, chiunque dirà, per esempio, che il matrimonio è quello naturale rischierà di essere denunciato. Il reato di opinione verrebbe così reintrodotto in Italia per la prima volta dopo la caduta del fascismo.

Una legge fatta passare per un provvedimento a tutelare  gli omosessuali dalle violenze, che in realtà renderà impossibile esprimere opinioni in proposito, che sarebbe passata sotto silenzio se non fosse stato per l’inizio di queste manifestazioni silenziose. Un argomento quantomai attuale in una città dove, senza nessun contraddittorio con cittadini e opposizione, la giunta ha cancellato dai moduli scolastici le parole “mamma e “papà” nel nome di un malinteso senso di eguaglianza.

Partecipate numerosi se potete, è doveroso difendere le nostre tradizioni e la libertà dei genitori di essere chiamati come preferiscono, si tratta di manifestazioni che si sono sempre svolte in modo pacifico, salvo quando a disturbarle non sono intervenuti elementi di estrema sinistra o ultrà dei diritti degli omosessuali.

Otello Ruggeri per La Critica