10 FEBBRAIO, GIORNO DEL RICORDO. Per non dimenticare i crimini dei comunisti titini

In una Milano dove le autorità guardano da sempre con malcelato fastidio a qualsiasi commemorazione che non riguardi “glorie partigiane”, è arrivato il giorno del ricordo dei martiri delle foibe e dell’esodo istriano-giuliano-dalmata. Fortunatamente, oltre alle cerimonie cui per dovere istituzionale parteciperanno manifestando falso cordoglio sindaco e assessori, ce ne sono altre che vale la pena segnalare.

Allo Spazio Oberdan saranno ospitati una serie di spettacoli e letture dedicati a una delle tragedie più grandi e meno conosciute che colpì gli italiani nell’immediato dopo guerra. Il primo evento si terrà oggi alle 17.30 Si tratta della lettura di una testimonianza autobiografica della diaspora e dell’esilio: “La Foiba dei Colombacci” di Luigia Matarrelli. A interpretarla saranno gli attori Relda Ridoni e Andrea Oldani, l’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

L’iniziativa in favore del Giorno del Ricordo proseguirà sabato 15 febbraio, alle 11.00, con lo spettacolo teatrale “Giulia” della Compagnia Teatro Impiria. Si tratta della narrazione della storia di Giulia, una bambina che ripercorre insieme ai suoi genitori la strada che trent’anni prima fecero sua mamma con sui genitori (i nonni di Giulia) durante l’esodo. Lo scopo del viaggio è scoprire la sorte dei bisnonni Delmo e Giulia, coinvolti nelle operazioni di pulizia etnica dell’Esercito Jugoslavo. Anche in questa occasione l’ingresso sarà libero fino all’esaurimento dei posti.

Spettacoli come questo, più didattici che commemorativi, sono fondamentali per trasmettere ai giovani quanto accadde allora e chi ne furono gli autori, soprattutto in tempi  in cui vi è chi, pur non negando, soprassedendo dal parlarne è come se lo facesse. E’ un dovere morale che abbiamo nei confronti di quelle migliaia di nostri connazionali, arrestati, deportati in campi di concentramento e poi legati e buttati, a volte ancora vivi, nelle profonde voragini del carso. Un numero impressionante di vittime innocenti che con il passare degli anni e dei rinvenimenti di cadaveri è diventato sempre più consistente, con stime che vanno dai 15.000 ai 30.000 morti ammazzati. A rendere impossibile un calcolo preciso sono la distruzione degli archivi anagrafici da parte dei comunisti titini, l’impossibilità di recuperare tutte le salme e la scomparsa di intere comunità che ha cancellato la memoria stessa di quelli che vi appartenevano.

Al dramma dei caduti si aggiunge quello delle migliaia di Italiani che per sfuggire alla repressione e ai soprusi dei militari di Tito decisero di abbandonare le proprie case e di trasferirsi in altre regioni o in altri paesi occidentali. Circa 300.00 persone abbandonarono tutto, in un vero e proprio esodo che durò fino alla fine degli anni ’50 e quasi nessuno di loro rivide mai più la terra natia.

Un martirio a lungo tenuto sotto silenzio, che solo nel 2004, con una legge dello stato ha trovato il suo epilogo nel giorno della memoria ad esso dedicato: il dieci febbraio di ogni anno.

A spiegare il motivo dell’iniziativa allo spazio Oberdan è il presidente della provincia, Guido Podestà: “L’obiettivo è tener viva la drammatica memoria delle foibe e, dopo decenni di colpevole omertà, durante i quali era vietato parlare delle migliaia di Istriani, Giuliani e Dalmati infoibati o profughi dalle loro terre e del Trattato che le cedeva alla Jugoslavia”. Il Vice Presidente della provincia e Assessore alla Cultura Novo Umberto Maerna invece sottolinea: “Le foibe furono il concentrato della pulizia etnica contro gli Italiani, della lotta di classe contro borghesi e possidenti e della guerra ideologica di una parte. Per molti anni le foibe restarono un mistero: nelle scuole non si studiavano e i media non ne parlavano. Per recuperare l’omissione storica e onorare la memoria delle vittime è doveroso che scuole, media e testi storici ora ne parlino”.

Otello Ruggeri per La Critica