MILANO, MORI E L’ARCIGAY CHIARISCANO: la difesa dei propri diritti non può mai passare attraverso la soppressione di quelli altrui

Sono giunte ieri alla stampa le dichiarazioni di Marco Mori, presidente del CIG Arcigay Milano che ha espresso soddisfazione per le iniziative prese recentemente  dalla giunta Pisapia senza nessuna concertazione con opposizione e i diretti interessati: “Il Comune di Milano prosegue nel cammino di inclusione di tutte le famiglie rispettando la specificità di ogni forma di genitorialità e ribadisce che è una priorità della politica garantire il rispetto e il riconoscimento dei diritti, ancora negati, delle persone lgbt”.

Mori si riferisce a quanto da lui stesso spiegata in precedenza “Il Comune di Milano, in applicazione della delibera d’istituzione del Registro per le Unioni civili e in linea con le raccomandazioni e direttive europee in materia di norme antidiscriminazioni adotterà dal 14 febbraio il termine genitore invece di quelli attuali “madre” e padre. La sostituzione dei termini padre e madre nei moduli di iscrizione delle scuole d’infanzia a favore del termine genitore e l’equiparazione nel punteggio scolastico delle famiglie omogenitoriali sono misure di civiltà che rispettano un principio fondamentale: tutti i bambini e tutte le famiglie sono uguali”.

Seguono poi considerazioni sulla situazione degli omosessuali  in Russia, e ringraziamenti vari. Bene per i secondi, segno di educazione di cui è evidentemente provvisto, ci teniamo a fargli sapere che qui siamo in Italia, salvo che da parte di qualche imbecille che si diverte a prendersela con i più deboli, di persecuzioni nei confronti di chi fa scelte sessuali diverse non ce ne sono.

Ci piacerebbe che Mori rivolgesse un po’ della sua attenzione anche a noi etero, che sinceramente un po’ perseguitati cominciamo a pensare d’esserlo. Detto che siamo gente semplice e che di termini come famiglia omogenitoriale o lgbt a malapena conosciamo l’esistenza, mai ci è passato per la testa di negare loro alcunché, ci chiediamo allora: perché loro vorrebbero negarci di definirci come meglio crediamo.

Gente come Mori, con molti di noi al loro fianco, si sono battuti per anni perché nei loro confronti non fossero più usati termini dispregiativi come “ricchione”, “culattone”, “frocio”, “finocchio”… e ora, che anche grazie al nostro contributo hanno ottenuto il rispetto che la loro scelta si merita come ci ringraziano: brigando perché parole a noi tanto care come “mamma”, “papà”, o “madre” e “padre” non possano più venire utilizzate.

E no caro Mori, non funziona così, la gratitudine e il rispetto per il proprio prossimo si dimostrano in maniera diversa dal privarlo del piacere di pronunciare parole che ama e che fanno parte delle sue tradizioni. Ci piacerebbe che ci spiegasse il perché di questa scelta a nostro parere riprovevole perché la difesa dei propri diritti non può mai passare attraverso la soppressione di quelli altrui.

Se veramente tiene a mantenere intatto il rispetto che è riuscito a guadagnare per se stesso e tutti gli omosessuali milanesi, è il momento di parlare con chi non condivide quanto sta accadendo, prima che molti comincino a pensare che certi termini sarebbe il caso di rispolverarli e che quelli come noi, che non hanno nulla contro di lui, comincino a credere che avere appoggiato il suo anelito al rispetto che gli era dovuto sia stato un grossolano errore.

E a dire la verità ci stiamo già pensando…

 Otello Ruggeri per La Critica