MILANO, UNA GIUNTA DI FATTO. Come essere “diversamente amministratori” occupandosi di etica senza averne il mandato

Ci sono occasioni in cui è meglio che un giornalista eviti di porsi domande come: ma cosa gli avranno mai fatto i genitori da piccoli perché desiderino cancellarne il nome e vogliano negare l’esistenza di una famiglia come quella in cui sono cresciuti?  Meglio lasciare parlare chi di politica se ne occupa di professione, loro sapranno sicuramente trovare le parole giuste per chiedere una spiegazione a chi ha deciso la sostituzione dei termini “padre” e “madre” con il generico “genitore” e l’inserimento di modelli di famiglie “alternativi” (non contemplati nel nostro ordinamento) nei moduli per l’iscrizione negli asili milanesi.

Sono stati in molti quelli che appena si è diffusa la notizia si sono rivolti a Giuliano Pisapia per chiedere chiarimenti  e dare senza mezzi termini la loro opinione su quanto fatto dalla giunta milanese: il primo, Roberto Formigoni, con poche parole ha riassunto il pensiero di tutti, “”È puramente demenziale che Pisapia abbia tolto “padre e madre” dai moduli di scuola. È l’ora di una rivolta del buon senso,laica e cattolica”.

Anche Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia, non ha preso bene la cosa, “La compagine che governa Milano impegna gli uffici comunali con grande dispendio di tempo e risorse a cancellare mamma e papà dai moduli di iscrizione agli asili, mentre latita sulla sicurezza, sulle periferie, sul lavoro, sui trasporti, sulle infrastrutture per Expo. Il metrò non collegherà Linate alla città, in mensa i bambini trovano i bulloni nei ravioli, le strade sono ridotte a colabrodo, gli interventi sul lavoro e sull’occupazione sono desolanti, le tasse sono alle stelle, la città è sporca e trasandata come mai. Però gli Uffici comunali sono utilizzati da una consigliera del Pd per uccidere a colpi di burocrazia i termini più antichi e naturali del mondo: padre e madre. Una cosa patetica, che imbarazza per primi gli omosessuali” .

Per niente teneri i consiglieri comunali della Lega: Luca Lepore, “ Ricordo che l’art. 29 della Costituzione riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il concetto di famiglia di fatto, pur riconosciuto dall’art. 2 della Costituzione, non può avere comunque la dignità di matrimonio (pronunciamenti più volte espressi dalla Corte Costituzionale).tutti gli sforzi per cercare subdolamente di equiparare le famiglie di fatto a quelle unite da matrimonio non possono portare a nulla, se non a inutili registri e modulistiche varie.”,  Igor Iezzi,  ”I presunti diritti di alcuni a scapito dei veri diritti di altri. Ancora una volta alcune lobby gay cercano, con la scusa della difesa di presunti diritti, di assestare un colpo di mannaia sui padri e sulle madri”, Alessandro Morelli, “Un suggerimento a chi è felice di essere papà o mamma e che non vuole che il nucleo fondamentale della società sia utilizzato per fini politici: tiriamo una riga sulla dicitura “genitore” mettendo padre o madre”, infine,  Massimiliano Bastoni, “Anno nuovo, altra pagliacciata!  Una sciocchezza priva di valore, elargita per dare un contentino a tribadi e gay, ma che cerca comunque capziosamente di assimilare diritti e doveri che, fino a prova contraria, sono di spettanza della famiglia tradizionale”.

Luca Del Gobbo (NCD),  ”Una posizione che evidenzia la demagogia e l’ideologia alla base dell’azione della Giunta. Stride ripensare alle parole pronunciate in Consiglio dal Cardinale Scola, che, sottolineando la potenzialità intrinseca alla famiglia, chiedeva maggiore impegno delle istituzioni sulle politiche famigliari e, dopo pochi giorni, assistere a scelte di questa gravità. che puntano a negare persino nei documenti burocratici il riconoscimento di quella che resta la cellula primaria della società” e il suo collega di partito, Matteo Forte, “I termini padre e madre non possono essere ridotti a fredda burocrazia. È altresì umiliante per le istituzioni comunali che decisioni epocali non passino da un pubblico dibattito e i consiglieri, eletti dai milanesi, apprendano dai giornali che nei moduli di iscrizione agli asili e materne si censurino mamma e papà. Ma del resto quando si comincia con il censurare dei dati di realtà evidente poi si finisce per non contemplare nemmeno il possibile dissenso politico”.

Arrabbiato più del solito, Riccardo De Corato (FdI), “Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, ma questa è davvero una notizia che lascia allibiti. L’inutile registro delle unioni civili varato da Pisapia aveva dunque questo obiettivo: siamo di fronte a un attacco alla famiglia a partire proprio dalla sue fondamenta, cioè dal riferimento al padre e alla madre. Si tratta di un colpo di mano di Giunta e maggioranza un vero e proprio abuso con cui  impone ai cittadini il suo diktat sovietico. Pisapia fa la rivoluzione ideologica a colpi di provvedimenti burocratici. Il tutto in un momento nel quale sarebbe meglio concentrarsi su temi che i cittadini sentono urgenti come il lavoro o la sicurezza”.

Questa volta Pisapia e compagni hanno veramente esagerato, verrebbe voglia di fare altrettanto con le parole, ma grazie a Dio noi siamo fatti di altra pasta. Tornino gli arancioni a fare danni solo sul piano amministrativo, non aggravino i disastri fatti mettendo becco anche nelle questioni etiche che non sono comprese nel loro mandato.

Otello Ruggeri La Critica