FORZA ITALIA: MILITANTI SI, MA CON MODERAZIONE. Adeguare i metodi alle persone a disposizione: ecco la strada per ripartire

Milano si è a lungo sentita abbandonata da Forza Italia, soprattutto dopo l’elezione di Giuliano Pisapia, alla cui vittoria hanno sicuramente contribuito la supponenza, le lotte intestine e la strategia inadeguata tenuta dalla dirigenza forzista durante la campagna elettorale. E’ stato quindi fondamentale che la coordinatrice regionale, Mariastella Gelmini, sia venuta in città a parlare con simpatizzanti ed eletti per ben tre volte in due settimane. Ha fatto sentire a chi aveva perso fiducia, che oltre ad un avvicendamento nelle cariche, c’è stato anche un cambiamento di metodo nel partito, che da ora in poi sarà più vicino ai suoi sostenitori.

STELLAFra le affermazioni fatte nella sua ultima visita (quella di ieri presso la sede di Forza Italia) mi ha particolarmente colpito e contemporaneamente lasciato perplesso, quella con cui ha invitato i tesserati ad adoperarsi in una maggiore “militanza”. L’ho accolta positivamente perché ha perfettamente centrato il problema, intervenire in prima persona sulle problematiche della città e farsi vedere per strada è il modo migliore per riguadagnare il voto dei cittadini, ma nutro dei forti dubbi che un contenitore popolato di  moderati abbia in se sufficienti risorse umane per svolgere in modo adeguato questo tipo di “lavoro”.

Non è un problema dei moderati, in realtà non è nemmeno un problema, poiché i grandi partiti popolari del passato come fu la DC non hanno mai avuto bisogno di manifestare e organizzare banchetti per contrastare le allora oceaniche adunate delle feste dell’Unità. Certo, lo Scudo Crociato aveva dalla sua la capillare azione politica che svolgevano i parroci nelle chiese e negli oratori, ma a renderlo vincente era semplicemente il rasserenante messaggio di continuità (non in senso conservatore) che sapeva trasmettere agli elettori. Su questo bisogna concentrarsi, fare recepire a tutti i milanesi che affidandosi a Forza Italia non faranno un salto nel buio, ma intraprenderanno un ponderato percorso verso il ritorno alla normalità. Nessuna promessa mirabolante, nessuno scossone, solo il ripristino della legalità, dei servizi e dello stato sociale come erano prima dell’avvento degli arancioni.

Bisogna parlare e ascoltare i cittadini, attraverso i tanti mezzi che questi tempi mettono a disposizione, comprese le segnalazioni dei consiglieri di zona,  per poi intervenire in loro aiuto in modo concreto o spiegare loro perché non lo si è fatto ove non fosse stato possibile. Tentare invece di trasformare i moderati in militanti sparsi sul territorio o in manifestanti espone a fallimenti e delusioni, nonostante tutta la buona volontà che ci si potrà mettere.

fiNonostante l’ammirevole costanza con cui negli ultimi mesi il coordinamento cittadino è riuscito a portare gruppi di persone nelle varie manifestazioni che si sono susseguite in città, erano evidenti il disagio e l’impreparazione con cui si trovavano lì. Una cosa è andare ad un adunata di partito, un’altra  è trovarsi in mezzo agli appartenenti di altri partiti da sempre abituati alla piazza, bastano due dozzine di questi per fare passare inosservata la presenza di un centinaio di forzisti per bene. Pur non dovendo smettere di farlo, per dovere verso la città, i cittadini e gli altri che vi partecipano, non è questa la strada maestra che Forza Italia deve percorrere per tornare a vincere.

A Milano si dice ofelè fa el to mestè. In questo momento il partito ha un lavoro preciso da svolgere, raggiungere tutti i milanesi in modo capillare, via telefono, via mail, a mezzo stampa o distribuendo volantini, per dire loro: noi ci siamo, se avete bisogno scrivete a questo indirizzo o chiamate questo numero e cercheremo di aiutarvi. Che chi deve militare si occupi di rispondere ai milanesi  e di segnalare a chi di dovere le criticità.

Esistono tante piazze, quella virtuale è molto più estesa, fruibile ed efficace di altre in cui per prevalere bisogna gridare più forte. La brava Mariastella Gelmini, dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di potenziarne l’uso, insieme a quello di molti altri strumenti molto più adeguati ai militanti moderati. In fondo è semplice: basta prendere quello che si ha, adattarsi e vincere.

Otello Ruggeri per La Critica