C’ERANO UNA VOLTA ALFANO E GLI ALFANIANI. Storia di un partito nato morto

Da modesto osservatore della politica quale sono, fatico a credere che delle migliaia di eletti nelle file del PdL passati al NCD, ce ne siano più di qualche dozzina che hanno cambiato casacca perché convinti della bontà dell’operazione piuttosto che per opportunismo politico.

alfanianiOra si trovano davanti a un bivio, cercarsi un lavoro subito o aspettare a farlo quando scaduto il loro mandato si troveranno inesorabilmente disoccupati. Non è sarcasmo il mio, solo crudo realismo, espresso in modo poco generoso nei confronti di quelli che hanno aderito a un operazione che non ho mai apprezzato. Basti a spiegare il mio “astio” il pensiero che, se qualche mese fa questo governo, dopo un ridicolo tira e molla, riuscì a rimanere in piedi fu proprio grazie a loro.

Inutile che ora si rifugino dietro ai proclami di Alfano, il loro partito a questo punto è un vuoto a perdere con un leader che vale quanto il due di bastoni a Briscola a denari. Se anche Berlusconi e Renzi, per evitare lungaggini nel doverlo sostituire, concederanno al ministro degli Interni  una soglia di  sbarramento al di sotto del 5%, dopo la misera figura fatta difficilmente il “Nuovo” Centro Destra riuscirà a superare il 3%, che equivale a un tutti a casa e arrivederci a mai più. Questo ovviamente se si parla di partiti in coalizione, perché se glialfaniani decidessero di presentarsi da soli, per loro superare la soglia prevista in questo caso sarebbe impossibile.

Solo un malinteso senso del “perdono” da parte dei vertici di Forza Italia potrebbe rimetterli in gioco riammettendoli nel partito, trattandoli come fossero dei figliol prodighi invece di politici che hanno tradito il mandato degli elettori oltre che la fiducia del loro leader. Sarebbe un grosso errore a mio parere, perché il movimento ha avuto l’opportunità di fare la tara fra chi ci stava per convinzione e chi lo faceva per carrierismo, ed ora che si trova ad avere nelle sua file solo elementi di provata fedeltà non può sprecare la grande opportunità di fare pulizia che la sorte gli ha concesso.

fuggiC’è inoltre una considerazione di carattere politico da fare, Forza Italia per tornare a primeggiare nel Paese ha bisogno “quadri” di qualità  e chi ha avuto così poca visione prospettica non può essere considerato tale. Un consigliere comunale milanese mi fece notare quale grossolano errore stessero commettendo durante una conversazione avuta con lui un paio di giorni dopo che era avvenuta la scissione: “Vedi, su cento eletti cinquanta stanno aderendo al NCD, quindi metà resteranno con noi e metà se ne andranno – mi disse – ma il giorno in cui si tornerà a votare, se tutto rimarrà come oggi, noi prenderemo circa il 20% che equivale a 80 eletti, mentre loro il 5% che equivale a 20. Così mentre noi potremo offrire 30 posti ad altre persone più affidabili, trenta di loro rimarranno disoccupati. Dimmi tu se ti sembra una scelta intelligente quella che hanno fatto”.

Era chiaro fin da allora quindi che si trattava di un progetto politico perdente e chi non è stato in grado di prevederlo non deve trovare spazio in un partito che perdente non lo vuole essere.

Otello Ruggeri per La Crritica