REGIONE LOMBARDIA, VOTO SULL’INDUSTRIA ARMIERA. Polemiche fra maggioranza SEL e M5S

Quella che si è discussa e votata ieri in Consiglio Regionale, era una mozione pensata per snellire la burocrazia cui sono sottoposte le industrie armiere lombarde per renderle più competitive nel commercializzare i loro prodotti all’estere, non come sostenevano alcuni, un provvedimento che avrebbe  reso  più facile la diffusione delle armi nelle nostre strade. Fortunatamente per chi è occupato nel settore a prevalere è stata la prima tesi.

Difficile sostenere che un testo che conteneva solo norme atte a snellire le pratiche di esportazione, potesse incidere in qualche modo su quanto accade nella nostra regione, salvo positivamente su economia e occupazione. Eppure qualcuno ci a provato, i soliti, che nel nome delle solita stantia paccottiglia ideologica hanno tentato di boicottare il provvedimento che è comunque stato approvato con i voti della maggioranza e di parte dell’opposizione. Altra sorte gli sarebbe toccata se a votare fosse stato il consiglio comunale milanese, ma per fortuna di industrie e lavoratori del comparti alla giunta Pisapia non è dato fare danni su scala regionale.

maroniIl presidente del Consiglio Regionale, Roberto Maroni, arrivato in aula dopo che il voto era già terminato, ha commentato così la decisione presa “Quello che decide il Consiglio per me e’ Vangelo daremo attuazione immediatamente alla mozione”. A precedere la sua dichiarazione c’erano state quelle dei molti che avevano prima o durante le votazioni:

Il consigliere PD Tomasi, che sorprendendo i colleghi di partito ha votato favore della mozione presentata dal Carroccio, ha spiegato ” è un provvedimento necessario per una minore burocrazia e a sostegno delle imprese artigiane” accusando di demagogia chi pretestuosamente sosteneva fosse un provvedimento che favoriva i mercanti d’armi. he, “…se vogliono le acquistano lo stesso”. Favorevole anche l’ex vice.sindaco di Milano, Riccardo De Corato, “Quattrocento imprese produttrici di armi, rappresentano un giro d’affari attorno a 15 miliardi di euro e lavoro per circa 50 mila persone. Ecco perché ho votato a favore. E’ un settore che grazie alla elevata qualità del prodotto, alla forte specializzazione non registra i picchi di flessione di altri settori. Siamo al paradosso: Stati, Regioni e Comuni sono impegnati nell’opera di semplificazione e l’Europa invece emana direttive che spesso vanificano quanto fatto dagli Stati sovrani.Noi vogliamo un’Europa amica delle nostre industrie e non matrigna per alcune.

armi 1Ovviamente soddisfatto il capogruppo della Lega, Fabio Rolfi, “”Un buon risultato, a tutela delle aziende bresciane. Questa mozione di cui sono primo firmatario mette in evidenza un problema di carattere economico importante, che riguarda oltre 100 aziende nella sola Val Trompia e i relativi 3000 dipendenti. Si parla di armi da caccia, ad uso sportivo e per difesa personale, che nulla hanno a che fare con le armi da guerra, di cui il 90% è destinato all’esportazione.” Sottolineando infine che la decisione presa non faciliterà in nessun modo l’aquisto di armi da parte dei civili, per poi finire anche lui con il puntare il dito contro i contestatori “La sterile polemica inscenata dai signori del Movimento 5 Stelle evidenzia che non conoscono nemmeno l’argomento. A quanto pare però, del posto di lavoro di oltre 3000 persone, questi signori se ne fregano e preferiscono affrontare la questione in modo vecchio, ideologico e superficiale”.

I consiglieri del M5S, si sono dimostrati i più strenui oppositori del provvedimento, arrivando a sostenere che la guerra si fa con doppiette e carabine a canna liscia,  “Il commercio delle armi cosiddette “civili” è in crescita, i fatturati aumentano, chiediamoci perché. Perché i conflitti sono in continuo aumento. Più armi da fuoco produciamo, più conflitti e repressione dei governi ci saranno.” ha dichiarato, Silvana Carcano, consigliere del Movimento 5 Stelle, proseguendo, “Questa mozione è chiaramente scritta per favorire le lobby degli armigeri e non va nella direzione di fare gli interessi concreti della collettività e i cittadini. Per noi chi produce armi avrebbe bisogno di maggior controllo e burocrazia, altro che di favori. “, finendo poi con il tirare in ballo anche i “santi;  “Ci piacerebbe sapere che cosa direbbe il Cardinal Scola, invitato da questo consiglio, di questo atto ignobile”.

lavoratoreL’assessore alle Attività produttive, Ricerca e Innovazione Mario Melazzini, ha chiarito che “semplificazione non è affatto sinonimo di abolizione dei controlli”, confermando la sua piena collaborazione alla messa in opera di quanto deciso, “Come richiesto dalla mozione e in stretta collaborazione con i consiglieri proponenti e la Presidenza della Giunta, saranno valutate le modalità più opportune per la necessaria sensibilizzazione del Governo su questo tema. In questo senso i miei uffici sono a disposizione per quanto si renderà necessario”. Il capogruppo del NcD,Mauro Parolini ha spiegato così il voto favorevole del suo partito, “Via gli inutili appesantimenti burocratici, senza venir meno alle necessità di controllo previste per legge. Non possiamo permettere che l’eccesso di burocrazia sia usato come strumento surrettizio per impedire qualcosa che lo Stato, attraverso specifiche normative, consente di fare”. Stigmatizzando anche la posizione in aula del Partito Democratico, “Oggi il Pd ha rispolverato il tipico atteggiamento ben sintetizzato dall’espressione ma anche, dichiarandosi contrario all’uso delle armi, ma anche a favore. Il che, oltre a essere stato inutile, si è dimostrato pilatesco e ha consentito, ancora una volta, a questo partito di defilarsi dall’affrontare di un problema che riguarda il nostro territorio”.

berettaL’assessore regionale al Territorio e Urbanistica Viviana Beccalossi, che conosce bene i territori interessati dall’industria armiera ha dichiarato, “Da cittadina del territorio bresciano, prima ancora che da rappresentante istituzionale, trovo sconcertante che in un momento di gravissima crisi economica si riesca a strumentalizzare anche una proposta tesa a tutelare migliaia di posti di lavoro” e ancora, “Un sacrosanto tentativo di sensibilizzare il Governo su questo problema.  Trovo molto pericoloso etichettare questo provvedimento come un favore a una lobby, mentre altro non è che un giusto segnale di attenzione ai problemi concreti del territorio e di migliaia di famiglie.

Terminiamo la carrellata sulle dichiarazioni con un opinine contrari, quella di Chiara Cremonesi, coordinatrice di SEL da cui traspare chiaramente quanto la linea del partito sia stata guidata più da motivazioni ideologiche piuttosto che da valutazioni concrete su cosa fosse meglio fare per il bene della regione: “Noi siamo da sempre contrari alla violenza e all’uso delle armi da fuoco. Il nostro modello non è certo quello Texano, le nostre proposte di liberalizzazioni non vanno a colpire un mercato che, anzi, dovrebbe essere maggiormente sotto controllo. Vorremo sapere come sia possibile sostenere l’eccesso di burocrazia quando si parla di possibili strumenti di offesa bisognerebbe parlare, nel migliore dei casi, di eccesso di leggerezza da parte dei firmatari di questa mozione. Nel peggiore, di sudditanza a logiche di economia bellica”. Qualcuno le spieghi, se ci riesce, che quelle prodotte in val Trompia non sono armi da guerra.

Otello Ruggeri per La Critica