MILANO, STATALISMO STILE SOVIET. Pisapia e De Cesaris pronti ad espropriare edifici privati

Dopo la Lunga pausa per le festività natalizie, riprende oggi l’attività consiliare a Palazzo Marino. La prima a riunirsi sarà: CommissioneUrbanistica ed Edilizia Privata, dove si esaminerà la delibera di adozione del nuovo Regolamento. Al termine della riunione, l’Ufficio di Presidenza in seduta congiunta con i Presidenti dei Gruppi consiliari stabilirà il calendario e l’organizzazione dei lavori delle prossime sedute di Consiglio.

Sul Regolamento Edilizio si annuncia un aspro confronto. Nei giorni scorsi, le proposte presentate da Giuliano Pisapia e dal vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, sono state duramente contestate dell’opposizione e dal Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici e nulla fa presagire che oggi le cose andranno diversamente.

de-cesaris-pisapiaIl motivo del contendere è in particolare la norma riguardante  aree ed edifici abbandonati, dismessi e in disuso  che stabilisce: “L’Amministrazione comunale considera abbandonati gli edifici che non sono utilizzati per almeno il 90% della superficie e di cui non è stata curata la manutenzione da più di 5 anni.  Accertato lo stato di abbandono e di dismissione delle e/o degli edifici, il Comune può diffidare la proprietà ad eseguire interventi di ripristino e messa in sicurezza delle aree, nonché di recupero degli edifici. Qualora il proprietario non intervenga, il Comune provvederà in via sostitutiva, addebitandone il costo e applicando una sanzione, e potrà attribuire a tali beni in uso pubblico o recuperare le aree (ai sensi dell’art.97 bis bis della L.R. 12/2005)”.

ordineNon ci vuole molto a capire che, vista la difficoltà di affittare causata dalla crisi e la conseguente carenza di fondi per la manutenzione,  vi è il serio rischio che in breve tempo,beni privati potrebbero essere espropriati su vasta scala in favore del comune. C’era da aspettarselo che, prima o poi questa  amministrazione avrebbe tentato di realizzare un esproprio proletario di massa proprio come accadeva nella Russia stalinista. Non siamo solo noi a pensare che ci sia qualche cosa che non va in questa norma, il Presidente di Assoedilizia prevede conseguenza giuridiche perchè, “la norma incide in modo sensibile sul diritto di proprietà”. Riccardo De Corato fa invece notare “Si tratta di una palese violazione dell’articolo 42 della Costituzione che tutela la proprietà privata”, aggiungendo “E’ un articolo da socialismo reale che và contro le logiche di mercato togliendo alla proprietà la facoltà di decidere quando poter intervenire e invece, come era in Urss tutto deve deve essere deciso dal Comune? “.

Anche molti ordini professionali, come gli architetti, si sono schierati senza mezze misure contro al comune affittando pagine di quotidiani per dire la loro. Le definizioni che hanno riservato al provvedimento non lasciano molto spazio all’immaginazione “”esodante e pletorico”, “uno strumento di tutela dei burocrati”, “relega il progettista ad un triste ruolo di controllato e non quale dovrebbe essere, produttore di bene comune”,  “E’ surreale obbligare i proprietari di case ad effettuare la manutenzione, pena dopo 5 anni che non lo si fa di vedersela espropiare” infine, trovando anche la voglia di scherzarci sopra “Il Comune cominci ad espropriarsi i suoi palazzi che necessitano di manutenzione”.

caduta-del-muro-di-berlinoEppure non c’è nulla di cui sorprendersi. La giunta Pisapia, fin dal suo insediamento, trasuda statalismo, voglia di educare piuttosto che di amministrare e malcelata nostalgia per regimi condannati dalla storia. Questa norma è solo la realizzazione concreta del pensiero secondo cui lo “stato” deve possedere tutto e concedere ai cittadini – cui è negata la proprietà privata – solo lo stretto necessario per sopravvivere. Un altro passo verso la realizzazione del “socialismo reale alla milanese” che stanno cercando di mettere in atto da due anni e mezzo a questa parte.

Purtroppo, come ha detto Riccardo De Corato “A Palazzo Marino, sembra che il 9 Novembre 1989 non sia accaduto nulla”, eppure la caduta del Muro di Berlino o antifaschistischer Schutzwall come lo chiamavano i compagni dell’est, dovrebbe avere fatto abbastanza rumore da arrivare anche alle orecchie degli assessori milanesi.

Otello Ruggeri per La Critica