MILANO, CITTA’ D’ARTE. Davvero o solo sulla carta (d’identità)?

A Milano, soprattutto nei bar di periferia, capita spesso di sentire pronunciare la frase: “Ué artista!”. Di norma viene usata nei confronti di persone di cui non si conosce la professione, o che si ritiene siano dei nullafacenti. Un bonario sfottò insomma. A quanto pare, visti i curiosi dati forniti dall’anagrafe comunale, la possibilità di averci azzeccato non è poi così remota.

Sono quasi 30.000 i milanesi che hanno chiesto che sulla loro carta d’identità alla voce professione fosse inserito un mestiere legato a questa, o quella forma d’arte. Dai dati elaborati dalla sezione anagrafe risulta che in città risiedono 2.276 musicisti, 774 disegnatori, 333 pittrici, 2.498 designer, 1.925 pubblicitari, 1.649 generici “artisti” e via elencando ancora a lungo. Temiamo purtroppo che molti di loro  non riescano a sbarcare il lunario con la professione che dichiarano, ma è lo spirito quello che conta e fa piacere sapere che tanti nostri concittadini sentano di averlo “artistico”.

Dai dati forniti  è possibile rilevare come sia cambiato il tessuto produttivo della città con il passare dei decenni. Quelli che un tempo la facevano da padroni, gli operai, dopo la chiusura delle grandi fabbriche della cerchia periferica, sono ora relegati al sesto posto. Molto meglio di quanto ci si potesse credere visto che ne sono rimasti ancora 85.682 in quella che nell’immaginario comune è la città del terziario avanzato. Gli “impiegati” sono comunque più del doppio, 197.932, ma questo gli è sufficiente a raggiungere solo il secondo gradino del podio. L’attività più gettonata a Milano è quella di chi ha smesso di lavorare: i pensionati. Attualmente ce ne sono 217.112 che si godono il meritato riposo dopo decenni di lavoro.

Al terzo posto gli studenti 169.703, seguiti dagli infanti 120.474 (dato sulla natalità che fa piacere apprendere), dalle casalinghe 119.574, i già detti operai, i domestici 29.738, gli insegnanti 26.427, dirigenti e manager 21.590, i commercianti 21.158, gli imprenditori 17.916 e infine dodicesimi i soli 14.741 scolari a riprova del forte calo delle nascite degli anni passati. Fra le curiosità vi è che fra le prime cento professioni dichiarate, un quarto (24) sia ad esclusivo appannaggio delle donne. Alcune prevedibili come  baby sitter 3.104, estetiste 1.575, contabili 546 e ausiliarie 513, cui vanno aggiunte ovviamente le casalinghe. Quello che appare strano è che a fronte di 427 veterinari, 358 tecnici di laboratorio e 290 magistrati donna, non ci sia nessun uomo residente a Milano che dichiara di svolgere quell’attività.

Ovviamente l’analisi fin qui fatta dei dati esposti non pretendeva di avere un rigore scientifico, si è trattato solo di un “gioco” fatto con voi lettori per il piacere di conoscere un po’ meglio la nostra città e quelli che ci abitano.

Otello Ruggeri per La Critica