MILANO, VIALE PADOVA. Da laboratorio culturale a terra di nessuno

Milano, 3 Gennaio – Non passa settimana senza che nell’elenco dei furti, scippi, truffe, stupri, rapine aggressioni e ogni genere di episodio criminale che avviene ogni giorno in città, manchi di essere, anche più volte citato, viale Padova. Eppure, come ricorda il consigliere di zona 2 Silvia Sardone (Forza Italia): “Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia definiva Via Padova, in campagna elettorale, un grande laboratorio sociale in cui la sinistra si sarebbe impegnata (citazione testuale dal programma del sindaco) per alleviare i fenomeni di disagio sociale, allontanare la marginalità e aumentare la vivibilità.”

L’ennesima delle promesse fatte dalla giunta che ad oggi non si sono trasformate in azioni concrete sul territorio. Nella zona in questione non solo non è stato avviato un programma di integrazione fra italiani e stranieri, ma si sono anche create divisioni fra le diverse etnie presenti sul posto e la situazione sicurezza/criminalità è andata sempre più degenerando anche a  causa dell’assenza di adeguati controlli da parte delle istituzioni che si sono private dell’apporto dei militari un tempo presenti in zona.

Eppure la promessa è stata reiterata, sul portale del Comune, nella sezione dedicata alla zona 2. In data 14/01/13 fuPadova scritto: Con delibera n. 10 del 31.01.2013, il Consiglio di Zona 2 ha avviato il Laboratorio di via Padova, in collaborazione con gli Assessorati ed i Settori dell’Amministrazione nonchè le Associazioni della zona.  […] Il laboratorio costituirà un luogo aperto a tutti i cittadini e le associazioni del territorio: un’occasione di confronto permanente con l’amministrazione e le istituzioni pubbliche, per approfondire le problematiche della via ed i bisogni di riqualificazione a tutto campo: educazione, cultura, urbanistica, mobilità, ecc.. A un anno di distanza da quando fu pubblicato questo annuncio, non si hanno ancora notizie di iniziative intraprese in seguito a esso.

La Sardone che conosce bene la zona la descrive così: ”La situazione è sempre disastrosa. Il sindaco ha usato per mesi slogan come inclusione, partecipazione, coinvolgimento, e tante belle parole ma la situazione è ben diversa. Solite scene, solite risse, solito quartiere dove l’integrazione non esiste, una zona abbandonata dove l’insicurezza è realtà di tutti i giorni”, poi prosegue riferendosi al progetto mai avviato, “ l laboratorio di Via Padova è un’idea mai concretizzata ma che viene propagandata nonostante le delibere siano ormai di più di un anno fa. Avrebbe dovuto essere lo strumento per collegare cittadini e amministrazione, una specie di negozio nel quartiere pronto ad accogliere le segnalazioni per migliorare la vivibilità dell’area. Un progetto abortito sul nascere, nonostante la propaganda di Pisapia e dellavia-padova-300x234maggioranza”.

Intanto a pagare le conseguenze della propaganda pisapiana, che due anni e mezzo fa mise nel sacco molti milanesi allora convinti della bontà di quanto andava dicendo il futuro sindaco, sono i residenti in zona messi sotto assedio dalla criminalità e costretti a vivere nel degrado. Nel tentativo di porre rimedio anche solo parzialmente alla spiacevole situazione, la Sardone annuncia la sua ultima iniziativa, “I cittadini della zona sono stanchi e vogliono risposte. In Consiglio di zona ho proposto l’installazione di telecamere in alcune vie oltre a Via Padova per riaffermare la necessità di maggiori controlli nell’area. Pisapia si sveglierà o continuerà a lodare inesistenti qualità di una zona ormai abbandonata all’illegalità?”.

Non sarà di sicuro qualche telecamera a dare una svolta decisiva a una situazione oramai compromessa, ma sarebbe un segno di presenza delle istituzioni che potrebbe scoraggiare qualche malintenzionato e rincuorare i residenti. Ne basterebbe anche una, sarebbe molto di più molto di più di quanto fatto dagli arancioni in due anni e mezzo di immobilismo.

Otello Ruggeri per Milano Post