MILANO, CONSIGLIO COMUNALE IN REGIME BOLSCEVICO. Tatarella chiama i Carabinieri

Che ieri in consiglio comunale tirasse una brutta aria lo si era capito già dal mattino, quando i consiglieri della Lega Nord Igor Iezzi, Alessandro Morelli e Massimiliano Bastoni avevano esposto uno striscione con scritto: Il Pd salva Roma e abbandona Milano. Dopo averlo rimosso, il presidente Basilio Rizzo, non aveva fatto in tempo a voltare le spalle che già ne era spuntato un’altro con la scritta: Incapaci. Un avvio scoppiettante insomma, ma nessuno si aspettava che si sarebbe finito con l’arrivo dei Carabinieri in aula.

photo_96939Messo ordine è iniziato il dibattito sugli emendamenti all’assestamento di bilancio, proseguito a lungo senza che vi fossero avanzamenti nei lavori a causa delle interruzioni causate dalle proteste dell’opposizione, la quale ha ripetutamente contestato la gestione del presidente Basilio Rizzo chiedendone le dimissioni. In tarda mattinata, vista l’impossibilità di proseguire i lavori, oltre alla necessità di attendere il parere dei revisori (richiesto dall’opposizione) sulla liceità dell’accorpamento in 29 raggruppamenti dei più di 4.700 emendamenti presentati, Rizzo ha deciso di sospendere la riunione fissando per le 15:00 il voto sugli stessi.

rizzoDurante la pausa sono arrivate prima la comunicazione dei revisori, che si dichiaravano “non competenti su questioni procedurali”, poi quella di De Corato, con la quale informava di avere chiesto al Prefetto un incontro per denunciare le diverse violazioni regolamentari avvenute in consiglio. Infine, con gli animi già caldi, la seduta è ripresa con l’annuncio di Rizzo che i “gruppi” sarebbero stati messi ai voti senza dare la parola ai consiglieri iscritti a parlare. Una forzatura del tutto irrituale nell’assemblea, che ha scatenato la bagarre e costata a Rizzo l’accusa di “fascista” per essersi anche rifiutato di ascoltare le proteste dell’opposizione.

protestaDa questo momento in poi maggioranza e opposizione hanno cominciato ad agire come entità a se stanti: Riccardo De Corato ha “occupato” simbolicamente l’aula mettendosi al suo centro in piedi su una sedia, posizione mai abbandonata nonostante i ripetuti inviti del Presidente, che nel frattempo ha proseguito ad aprire le votazioni in sequenza senza concedere il contraddittorio. E’ stato a questo punto che  I consiglieri di minoranza hanno deciso di chiamare il 112. Pietro Tatarella ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine denunciando ai Carabinieri la violazione dell’articolo 338 del codice penale, ovvero violenza o minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario.

Dopo essersi tenuto prudentemente a distanza per non diventare il bersaglio preferito dei contestatori, sul finire della seduta è giunto finalmente in aula Giuliano Pisapia. Il suo arrivo è coinciso con la conclusione della – inesistente –  fase di discussione degli emendamenti e l’inizio delle dichiarazioni di voto, aperta dando la parola a Matteo Forte del Nuovo Centro Destra, “in attesa” di parlare da un’ora e mezza. Sarcastica la reazione dei consiglieri di minoranza che hanno detto in coro: “oh, finalmente”.

Scontata la successiva approvazione dell’assestamento di bilancio. Il provvedimento e’ stato votato dai soli ventisei consiglieri di maggioranza, compresi il sindaco Giuliano Pisapia e il presidente dell’aula Basilio Rizzo. Il centrodestra non ha invece partecipato al voto. In serata è la comunicazione del Prefetto  Tronca, che ha fissato per lunedì 9 l’incontro in cui i consiglieri d’opposizione “riferiranno tutte le gravissime violazioni regolamentari e ordinamentali avvenute in aula”.

de coratoA incorniciare il tutto le pepate dichiarazioni dell’ex vice.sindaco Riccardo De Corato: “Ormai a Milano il Consiglio comunale è diventato un’assemblea sovietica. Sono dovuto salire in piedi su una sedia per fare sentire la mia voce di oppositore, non avrei mai pensato di arrivare a tanto. Il consigliere Forte ha inutilmente urlato per un’ora e mezza il suo diritto a intervenire essendo iscritto a parlare. Il Presidente Rizzo, spalleggiato dalla maggioranza, ha commesso una serie di violazioni alle regole di democrazia che ci hanno costretto a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. […] in aula tutta l’opposizione si è ribellata al dispotismo arrogante del Presidente Rizzo e della maggioranza dispiegando striscioni di protesta e opponendosi in ogni modo a quello che è stato un vero e proprio colpo di mano. Noi volevamo salvare Milano da una mini-imu di 44 milioni che altrimenti dovranno rifondere i cittadini entro fine gennaio. Contro il nostro giusto tentativo l’ufficio di presidenza e la maggioranza hanno alzato un muro di indifferenza e palese violazione delle regole più elementari di democrazia. […] Il Presidente Rizzo ci ha riportato a ‘baffone’ Stalin, alle assemblee dove si metteva il bavaglio agli oppositori. D’ora in avanti quest’aula sarà il Vietnam: ogni singola delibera avrà un percorso spinosissimo. Tutti ricordiamo i due interventi strappa lacrime del Sindaco del 20 novembre scorso, alle 22 e alle poi 24, per farci desistere dall’ostruzionismo al bilancio. Pensavamo fosse sincero quando diceva di voler aprire un nuovo corso per il Consiglio. Invece ci ha tradito. Adesso basta”.

Otello Ruggeri per La Critica