LA CONDANNA. Bruciare il Tricolore si può, toccare la bandiera UE no.

In un paese dove bruciare il vessillo nazionale, anche davanti alle autorità di Polizia, è pratica comune senza che farlo abbia mai portato a condanne per vilipendio, fa un certo effetto sentire di qualcuno che viene tratto in arresto per avere ammainato la bandiera di una nazione che non esiste.

Succede se si è di destra, se non si ha la magistratura dalla propria parte e se si esibisce un simbolo temuto da quelli che detengono il potere, anche se dovrebbero essere loro a rappresentarlo: il Tricolore.

simone-di-stefano-casapound-arrestato-770x315Simone Di Stefano, vice-presidente di Casa Pound, è stato arrestato per avere partecipato a un “assalto” alla sede della rappresentanza dell’Unione Europea a Roma, nel corso del quale ha levato la bandiera dell’U.E. per sostituirla con quella italiana. ”Furto aggravato” è l’accusa, poco importa se la bandiera è stata quasi subito restituita ai legittimi proprietari. Era necessario inviare un segnale a chi pensa di potere impunemente rimettere la nostra bandiera al posto che le spetterebbe e, in un modo o nell’altro, senza andare troppo per il sottile, il messaggio è stato recapitato.  Ci è toccato anche vedere i magistrati far arrestare un italiano perché ha issato il Tricolore.

C’è a chi non va proprio giù che ci siano alcuni – sempre di più – Italiani che non si arrendono a vedere svendere la sovranità nazionale e secoli di tradizioni nel nome della globalizzazione, ma quello che più infastidisce è che non lo fanno brandendo attrezzi agricoli o bandiere rosse, bensì quella nazionale. Nulla è più pericoloso di un popolo che ritrova l’orgoglio di essere tricoloretale – staranno pensando preoccupati nelle stanze del potere. E come sempre accade quando il potere vacilla cerca di reprimere, finendo inevitabilmente con il creare simboli  da cui prima o poi finirà per essere travolto.

Difficilmente sarà Di Stefano quel simbolo, ma anche la sua vicenda, il sentire di molti di un provvedimento ingiusto, contribuirà a fare aumentare il numero di coloro che per amore di libertà e giustizia  non avranno più remore a dichiararsi dei Patrioti. Molto più probabilmente il simbolo sarà quello che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi, lo stesso che a lui costerà una condanna: la nostra bandiera. Non se ne erano mai viste così tante per le strade del paese senza che ci fosse di mezzo una manifestazione sportiva. Lo sventolano i militanti di Casa Pound, quelli di Forza Nuova, di altri partiti di destra, in modo più moderato il popolo di Forza Italia e molti cittadini che non riconoscendosi più in nessun partito hanno capito che l’unica cosa che dovrebbe unire tutti noi è il sentirsi italiani.

2Sembra che finalmente il popolo di questo paese si stia liberando dalla pressione psicologica che la sinistra ha esercitato per decenni, con l’intento di convincere tutti che l’essere Patrioti e di destra sono cose di cui vergognarsi. Sono sempre di più gli italiani che non si vergognano né dell’una, né dell’altra cosa, a partire da quelli che abbiamo elencato sopra fino alle Sentinelle in Piedi che dall’essere uno sparuto gruppetto di persone in lotta per difendere i valori della famiglia tradizionale, ieri si sono radunate in cinquecento in piazza San Fedele a Milano.

Certo la strada è ancora lunga, ci saranno altri Di Stefano che dovranno pagare per il desiderio di quelli che vogliono mantenere intatto il loro potere a discapito dell’interesse del popolo, ma anche essere italiani ha un prezzo e se non si è disposti a pagarlo non ci si può nemmeno lamentare per come vanno le cose, o come ha detto Julius Evola “Ognuno ha la libertà che gli spetta, misurata dalla statura e dalla dignità della sua persona”.

Se anche voi credete che per l’Italia ci siano ancora speranze agite di conseguenza, comportatevi da persone dignitose, da Italiani dignitosi.

Otello Ruggeri per Italia Post