PROTESTARE COME I FORCONI. Sbagliato: pacifismo di facciata, prepotenza reale

Il Direttore, ahimè, non capisce perché c’è  gente che come me si lamenta e non prova nessuna simpatia per il movimento dei forconi. Per intanto chiariamo una cosa: non basta che un movimento sia pacifico perché tutti ne debbano condividere le idee, anche gli omosessuali chiedono pacificamente di potere adottare bambini ma sia io che il Direttore siamo contrari, è quindi evidente, e dovrebbe essere chiaro ad entrambi, che discriminante su cui basare l’essere o meno d’accordo con qualcuno non può essere il solo fatto che non usi la violenza.

Poi cosa ci sia di pacifico nel bloccare strade e ferrovie costringendo il proprio prossimo ad interminabili attese e lunghe colonne in auto proprio non riesco a capirlo. Trovo che  limitare la libertà di movimento sia un azione estremamente violenta, non c’era nulla di pacifico nei manifestanti che ieri mi hanno bloccato alle soglie di piazzale Loreto impedendomi di passare fino a quando non lo hanno deciso loro. E siamo solo al’inizio: se la protesta si protrarrà a lungo andrà in crisi il sistema dei trasporti, cominceranno a scarseggiare le merci e ai disagi si aggiungeranno le privazioni, per tutti, anche per quelli che alla protesta non hanno aderito, che dovranno pacificamente adeguarsi a subire le conseguenze delle azioni altrui.

Troppo prepotenti questi pacifisti per i miei gusti, dubito rappresentino i due terzi degli italiani (ha la fissa dei due terzi in questi giorni il Direttore) se trenta milioni di italiani (T-R-E-N-T-A M-I-L-I-O-N-I) fossero dalla loro parte il paese si sarebbe fermato da tempo. Molto più probabilmente, nel protestare  anche per problemi  comuni a tutti rappresentano  soprattutto se stessi e una parte dell’opinione pubblica (che non provo a quantificare) sicuramente non preponderante, soprattutto in virtù del fatto che per farlo usano metodi che buona parte degli italiani non condividono.

FORCONE - FURBONEHa fatto bene il Direttore a chiedersi “perchè”, nel farlo mi ha dato l’opportunità di rappresentare tutti quelli che non sono d’accordo con la protesta e sui mezzi di comunicazione non trovano spazio. E’ normale, lo so, la notizia sono i blocchi e le contestazioni, ma anche quelli che dissentono dal dissenso avrebbero diritto ad un articolo in cui esprimere le loro motivazioni. Visto che godo di un palcoscenico privilegiato proverò a dire a ruota libera un po’ dei motivi per cui mi dissocio dai forconi, nella speranza di rappresentare tutti quelli che la pensano come me:

Mi dissocio perché non credo mai in chi sostiene di parlare in nome di un intero popolo quando so che almeno uno (io) non si sente rappresentato da loro. Il mandato di rappresentare il proprio prossimo in Democrazia lo si riceve attraverso il voto. Loro il mio non lo hanno ricevuto e tanto meno chiesto, ne a me ne a altri. Mi dissocio anche perché nessun movimento o partito si può arrogare il diritto di rappresentare le istanze di altri se non dei propri elettori e sostenitori e io non sono né l’una, né l’altra cosa. Mi dissocio, perché ritengo non esista altro modo di sostituire un governo che non sia il voto, aberro le pressioni fatte attraverso la piazza, sia nel caso esse siano rivolte verso un esecutivo che considero amico, sia nel caso contrario. Mi dissocio perché, come sempre accade in questi casi, i manifestanti al lamentare  problemi non alternano il proporre soluzioni di sorta. Soprattutto non dicono con chi vorrebbero sostituire la classe politica che intendono spazzare via, un’idea devono pur averla visto che  caos e anarchia non possono certo essere alternative accettabili all’inefficienza. Mi dissocio perché, le loro azioni danneggiano ancora di più un economia già di per se debole e non si sente certo il bisogno di moti di piazza che ne rallentino la ripresa.  Mi dissocio perché creare indiscriminatamente disagi a tutti, non è certo il modo più democratico e costruttivo di agire, assomiglia tanto a quello adottato da chi ci governa ora e mi sembra che siano più che sufficienti loro a mettere in difficoltà il paese.

Mi dissocio infine, ma è fondamentale, perché, a molti sfugge  – forse perché troppo giovani – che fra queste manifestazioni e quelle che animarono le piazze italiane a cavallo fra gli anni sessanta e settanta c’è poca differenza. Anche allora dicevano che erano pacifiche, ma ben presto le cose cambiarono, iniziarono le infiltrazioni dei violenti, e dal loro interno scaturirono quelli che diedero vita alla lotta armata. Furono i prodromi di un ventennio di sangue che anche chi  come me l’ha percepito solo negli umori dei genitori non ha più nessuna intenzione di rivivere. Quindi, mi dissocio, e tant’è.

Otello Ruggeri per Italia Post