Verso Expo fra indicazioni assenti, costruttori in fuga e parcheggi in dubbio

Ci sono temi milanesi che stiamo decisamente trascurando, tanto siamo presi ad occuparci di quelli che interessano la città nell’immediato. Sicurezza, bilancio, tasse, occupazioni abusive, lavoro,  trasporti… tutte questioni che investono il quotidiano dei milanesi, cui siamo costretti a dare la precedenza rispetto a quelle che la interesseranno in futuro. Di tanto in tanto però è necessario guardare avanti perché, anche se sembra impossibile, nonostante la giunta Pisapia, Milano un futuro lo avrà.

Fra nemmeno due anni si inaugurerà EXPO 2015 la manifestazione da cui dovrebbe partire il definitivo rilancio economico e sociale della città;  “dovrebbe” perché anche in questo sta mettendo lo zampino la giunta arancione, che con la sua inconcludenza rischia di vanificare il lavoro di chi ha permesso che l’evento fosse assegnato a Milano. Certo, si tratta di uno sforzo economico ed organizzativo di tale portata che investe tutte le istituzioni del paese. L’attuale amministrazione non sarebbe stata nemmeno in grado di concepirlo, ma ci si augurava che almeno per quanto le compete, come ricettività, accoglienza e collegamenti, sarebbe stata in grado di fare la sua parte. Per ora sembra non essere così.

expo2Durante l’esposizione arriveranno in città centinaia di migliaia di persone fra lavoratori, operatori del settore e semplici turisti. Così com’è adesso Milano non è in grado di riceverli e a quanto pare non si sta facendo nulla per cambiare lo stato delle cose se non istituire nuovi balzelli che peseranno sulle tasche dei visitatori. Non lo è nemmeno nelle piccole cose come possono esserlo le indicazioni stradali. E’ normale vedere turisti sperduti per la città a causa della quasi totale inesistenza di segnalazioni. Non esistono cartelli che indichino musei, teatri, monumenti,  persino trovarne uno che indichi il Duomo è una chimera. Chi vuole visitare qualche cosa non può fare altro che armarsi di pazienza, contando su una cartina o sulla buona volontà dei milanesi sempre disposti a dare un indicazione. Uno spettacolo indecente che si moltiplicherà in modo esponenziale quando saranno centinaia di migliaia in più.

Ma non sono solo le responsabilità della giunta arancione – che nel tempo esploreremo tutte – a mettere in dubbio la buona riuscita di EXPO: ad esse vanno aggiunte quelle di altre istituzioni e le conseguenze della crisi economica.

expoDurante il Tavolo Expo Lombardia, cui erano presenti il Ministro alle Infrastrutture  Maurizio Lupi, il Ministro dell’ambiente  Andrea Orlando, il sottosegretario all’EXPO  Maurizio Martina, il governatore Roberto Maroni con il suo vice Mario Mantovani e il vicesindaco di Milano Ada Lucia De Cesaris, il commissario Expo Giuseppe Sala ha fatto scoppiare il caso dei parcheggi. Il forfait dato da molti costruttori colpiti dalla crisi e l’impossibilità di fare circolare pullman all’interno dell’area espositiva,  avevano già costretto a rivedere il progetto iniziale delle aree di sosta. Ad aggravare la situazione è arrivato l’impossibilità di trovare investitori privati disposti a realizzare i parcheggi a un paio di chilometri dall’ingresso, dove i bus avrebbero scaricato i visitatori per poi tornare a prenderli. Nessuno se l’è sentita di investire denaro in un area che sarebbe caduta in stato di abbandono dopo il 2015, cosa che mette in dubbio l’accessibilità del sito.
Sala ha proposto come unica alternativa la realizzazione di un parcheggio da 6/700 posti a Cascina Merlata, da dove, attraverso dei cancelli di ingresso, i visitatori percorreranno a piedi una passerella da cui si potranno raggiungere i padiglioni.  Di qui l’utilità dell’allenamento fatto cercando monumenti a Milano

Dal ministro Lupi poi l’annuncio di un’altra spada di Damocle che pende su EXPO, il rischio che il mancato rispetto del piano di avanzamento dei lavori faccia perdere il denaro stanziato, per questo ha previsto la creazione di un Fondo unico Expo per recuperare le risorse e investirle in altre opere invece di vederli finire nel Fondo revoche. Secondo Lupi si tratta solo di una passo prudenziale che poteva anche non essere necessario poiché si è detto “tranquillissimo sulla BreBeMi e sulla stazione Forlanini Fs, molto ottimista sulla Tem, la Rho-Monza, la metropolitana M1 e M4” e Maroni ha assicurato che  “la Pedemontana si farà con un cronoprogramma che non interferisce con Expo, mentre per me non si deve fare solo l’Arco Tem, ma tutto. E così si farà”. Unico dubbio espresso da Maroni, la Rho-Monza per cui ha chiesto al ministro Orlando i pareri sulle mitigazioni ambientali dei lotti 1 e 2. “Ma se non arriveranno entro il 15 novembre, per noi sarà come se fossero negativi”.

EXPO Ultima questione affrontata è quella relativa alla Provincia che non riesce a mantenere gli impegni e vorrebbe scendere a una quota dello 0,5%.  Per Sala la soluzione potrebbe essere nel Fondo unico per le opere infrastrutturali Expo dove finiranno le risorse per le opere rinviate oppure un intervento del governo. Ma Maroni non gradisce la presenza solo nominale di Palazzo Isimbardi. “La quota deve essere rilevata al 100 per cento Non ci può essere una quota simbolica dello zero virgola, perché tutti i soci devono essere attivi e metterci i soldi”, aggiungendo infine che gli sarebbe più gradito che piuttosto del governo intervenissero  soggetti locali come le camere di commercio del territorio.

Oltre ai problemi di chi se ne sta occupando di EXPO c’è anche la delusione  di quelli che avevano creduto di potere rilanciare le proprie imprese attraverso ad esso. A esprimere la sua è stato Gabriele Bisio, presidente dei Giovani imprenditori edili di Assimpredil, “Expo? Per ora stiamo perdendo, perché le nostre imprese non hanno avuto un ruolo da protagoniste.  Quella di un giovane e dei giovani che rappresenta che ci avevano contato parecchio sull’appuntamento del 2015: Expo come un volano, forte e trainante, per rilanciare l’economia del territorio milanese. Specie quella legata all’edilizia, con le imprese strozzate dalla crisi. E invece. Invece non solo le imprese nostrane non si sono sedute al tavolo da protagonisti, ma le infrastrutture nel 2015 non saranno finite ed è paradossale non avere neppure un’idea sul dopo Expo. In qualche modo sul territorio ci doveva essere una ricaduta”.

A  fugare ogni dubbio che a dettare l’opinione di Bisio sia l’impazienza giovanile ci sono le parole del suo collega più maturo, Claudio De Albertis, presidente di Assimprendil, che spiega: “Expo ha fatto gare pubbliche per gli appalti dei lavori e disgraziatamente le nostre imprese non hanno vinto. Forse abbiamo perso un po’ di competitività, per questo abbiamo chiesto che la competizione non si consumasse solo sul minor costo ma anche sui controlli”.  Il perché ce lo spiega lui stesso, “Le imprese si devono comportare correttamente, troppo facile infatti ridurre i costi se poi si usano contratti non di edilizia oppure se si importano i lavoratori attraverso l’istituto del distacco internazionali”. Chiude con una nota di ottimismo e qualche progetto per il futuro,  “Expo in questo ci ha seguito e i controlli ci saranno. Expo sarà un successo, tutti stanno cercando di dare il massimo anche se ci sono delle domande alle quali bisogna dare risposta, come ad esempio le infrastrutture, le metropolitane M4 e M5 saranno del tutto pronte nel 2015. È vero è un dato negativo ma i lavori andranno terminati e entro un anno i soci dovranno anche decidere quale sarà il futuro del sito Expo dopo il 2015”.

letta expoL’ultimo a dire la sua è stato Marco Dettori presidente di Osmi Borsa immobiliare della Camera di Commercio, “Si è perso tempo e le imprese del territorio non hanno avuto molto spazio anche se poi lavoreranno indirettamente col subappalto, ma è anche vero che in questa città stanno accadendo molte cose. Sono fiducioso. All’Expo arriveremo con una città migliore anche se adesso ognuno degli operatori si muove senza ottica di sistema”.
Un po’ di ottimismo lo vogliamo aggiungere anche noi, almeno per quanto riguarda i benefici che ci saranno per l’occupazione nei prossimi mesi, nel cantiere di EXPO  già lavorano 800 persone, che destinate a diventare 3.500 a metà dell’anno prossimo..

Il cammino verso il completamento delle opere EXPO 2015 sembra ancora lungo e lastricato di spine, da ora in poi cercheremo di seguirlo con maggiore attenzione vista la vitale importanza che riveste per la città di Milano.

Otello Ruggeri per Italia Post