Perché facciamo giornalismo? La riscoperta del senso di responsabilità

A me “il senso di quello che facciamo” non lo fanno mai scrivere. Sono quello delle opinioni scomode. Delle cose che ci sono, ma è meglio non dire. Non si sa mai cosa può uscire da questa tastiera.

In realtà non è che mi sia molto chiaro perché lo facciamo. Nel complesso intendo. So perché lo faccio io e alcuni dei colleghi e delle colleghe che stanno in redazione, ma se il gruppo abbia un suo senso unitario al di sopra delle singole aspirazioni ancora mi sfugge.

Ho iniziato a scrivere perché sentivo il bisogno di fare qualche cosa di buono per Milano, che fosse diverso dall’andare a Palazzo Marino e prendere tutti a randellate. Il mio scopo è ancora quello. Non ho ambizioni letterarie o politiche, non amo stare sul palcoscenico, non ho bisogno di un lavoro né di guadagni extra. Servo un idea e la mia città, se un giorno vedrò l’una realizzarsi e l’altra risorgere,  probabilmente la mia avventura giornalistica terminerà… probabilmente.

penna inchiostro[3]Gli altri lo fanno per i motivi più disparati. Per alcuni scrivere è il sogno su cui hanno investito anni di vita e ora sperano diventi il loro futuro. Altri sono dei predestinati, così bravi che non potrebbero fare altro e  forse sono gli unici a non rendersene conto, presi come sono a combattere contro tutto e tutti,  non vedono che il “non essere nessuno” è dovuto solo all’essere troppo distratti per capire che “qualcuno” lo sono già.

Poi ci sono i “concreti”, consci delle proprie capacità del giornalismo vogliono fare una professione, una carriera e quasi sicuramente ci riusciranno. C’è chi in questo giornale cerca una rivincita da una vita in passato ingenerosa, gli idealisti che credono di poterlo usare per cambiare in meglio il mondo e qualcuno ci sta solo come passatempo.

Insomma, pensare che questo gruppo potrebbe esistere se non desse a tutti noi l’impressione di essere il mezzo attraverso il quale sarà possibile soddisfare le proprie ambizioni appare assai improbabile. Neppure un’idea politica in comune abbiamo, è già tanto se siamo in due a pensarla nello stesso modo. Certo, esistono gruppi, gruppetti e coppie legati da interessi comuni o sentimenti personali, ma il tutti per uno uno per tutti, uniti fino alla morte, proprio non lo vedo.

L’opinione scomoda, la cosa che non si  deve dire alla fine potrebbe essere che, beh, siamo solo degli opportunisti che si sfruttano l’un l’altro per ottenere i propri scopi. Si, avrebbe senso, ma non penso possa essere questo il senso di quello che facciamo, quello che sto cercando di capire e che non credo proprio possa limitarsi a questo.

Penna-e-Calamaio-390x383Il rischio dell’addentrarsi in questo genere di analisi, evitando di farsi dominare da facili opportunismi, demagogia o buonismo di bassa lega è che ci si possa trovare davanti a risposte come quella sopra che non ci piacciono per niente, senza riuscire a trovare una via di fuga o una soluzione più soddisfacente al quesito.

Questa volta amici miei sono stato molto vicino alla drammatica decisione di dire al Direttore che non gli avrei mandato il pezzo. Troppo amare le conclusioni per condividerle, non me la sentivo di farle leggere né a voi né ai miei colleghi.  Una soluzione di comodo per indorarvi la pillola non avrei mai potuto propinarvela. Poi, come spesso capita, il fato, o qualcuno che sta più in alto ci ha messo lo zampino.

Una giovane collega, finito di scrivere un eccellente articolo di denuncia mi ha detto: “Sai, dopo tutto quello che si sente e si legge non riesco più a vederlo solo come qualcosa che succede solo agli altri”.

Eccolo il senso comune.  Nel perseguire i nostri scopi, anche se non saremo mai un gruppo divisi come siamo dalle nostre ambizioni e diverse vedute della vita, condividiamo comunque degli ideali di giustizia che solo uniti possiamo perseguire. Talvolta lo facciamo scrivendo in prima persona altre, trasmettendo valori e insegnamenti a chi ha la volontà di ascoltarci. Proprio come ha fatto lei che ora sarà una freccia in più nell’arco di questo giornale che vorrebbe “cambiare le cose insieme a voi”.

L’importante è che noi non si smetta mai di dire a voi la fuori che: quanto vi accade intorno, non è qualcosa che succede solo agli altri.

Otello-Ruggeri_avatar_1378054360-100x100Otello Ruggeri per Italia Post