LA GRAMMATICA DELLA VITA. Se hai la verità dalla tua parte, arriva fino in fondo

Ci risiamo. Quando arriva il sabato il giornalista fatica a prendere il posto dell’uomo che vuole raccontarvi i fatti suoi. Questa settimana, il primo è veramente stanco di quanto gli è toccato scrivere negli ultimi giorni, così, come capita di rado, lascerò che il secondo dia libero sfogo al suo desiderio di esprimersi.

Mi è tornato di recente in mente un episodio assai lontano nel tempo. Ne fummo protagonisti io e un professore che sfotunatamente fu mio insegnante solo per sei mesi. Lo incontrai in prima superiore, in una scuola che non terminai. Era un uomo sulla settantina, con una folta barba bianca. Non fosse stato per la grisaglia che indossava sempre lo si sarebbe potuto scambiare per un sosia di Babbo Natale. Il primo giorno entrò in classe, si mise in piedi dietro la scrivania, ci guardò torvo e disse “Da ora in poi vi saluterò così, chi vuole risponda, chi non vuole non lo faccia e a chi non va bene quella è la porta!” poi alzo il braccio nel saluto romano.

Lo so mi immaginate scattare in piedi felice di accontentarlo. Non fu così. Ero ancora in quell’età in cui essere di sinistra rende la vita più spensierata, così, non risposi, ma nemmeno me ne andai. Da quel giorno fra me e lui si instaurò una rispettosa rivalità che sfociò in una serie di “scontri”, da cui uscii sempre perdente traendone preziosi insegnamenti.. Uno in particolare lo ricordo con piacere.

 606x341_174666_a-scuola-a-tutti-i-costiGià a quei tempi ero noto per la mia pignoleria e puntigliosità, cosa che gli piaceva, ma lo infastidiva quando era esasperata. Un giorno che non mi sopportava proprio più, scrisse due brevi poesie alla lavagna e mi chiamò a leggerle.

“Leggi quella sopra maestrino…” mi disse. Non la ricordo, ma non importa, era orribile scialba priva di contenuti e scritta male. “Cosa ne pensi?”.  Non potei rispondergli altro che faceva schifo. “Ma come? La grammatica e la metrica sono perfette, cosa c’è che non va bene?” insistette. Dissi che sembrava scritta da un demente. “Va bene, dai leggi quella sotto…”.

Era un estratto di un poema del settimo secolo di straordinaria bellezza. Ne rimasi affascinato e non potei fare altro che dirglielo. Mi guardò torvo come solo un fascista del ventennio poteva guardare un ragazzino confuso degli anni ottanta, sorrise, si voltò verso la classe e cominciò la lezione… a darmi una lezione.

“Vedete ragazzi, il vostro compagno pur essendo un noto rompiscatole puntiglioso, davanti a una poesia orribile, anche se grammaticalmente perfetta, non ha potuto fare a meno di giudicarla come il frutto di una mente malata…” In quel momento mi voltai e rilessi la seconda con attenzione, vidi e capii la trappola in cui ero caduto, ma era tardi. “…poi ha letto e trovato meravigliosa la seconda dove non avevo messo i puntini sulle “i” e spostato volutamente alcune virgole, cosa che non gli ha impedito di declinarla correttamente.”

“La lezione di oggi è questa ragazzi. Le idee inoppugnabili, se sostenute da argomentazioni adeguate funzioneranno sempre, anche con qualche virgola fuori posto e qualche puntino sulle “i” mancante. Se quello che scrivete e la vostra vita  saranno pieni di contenuti solidi sarete persone realizzate e rispettabili, altrimenti rimarrete per sempre quelli che aggiungono virgole e puntini a chi le idee le ha”  Poi rivolgendosi a me disse “Vai ragazzo, torna al posto, ora che hai capito, comincia a riempire di idee sensate lo spazio che sta fra le virgole e i punti”.

Che ci crediate o no, da allora ho fatto sempre così, sia quando scrivo che nella vita, e con tutti i limiti che ogni uomo ha penso di esserci riuscito. Certo la mia grammatica è peggiorata, ma imparato ha scegliere i contenuti, e fra questi non ho mancato di metterci qualche buon amico, che all’occorrenza mi aggiusta la punteggiatura negli articoli  o mi aiuta a sistemare le virgole che il destino presenta sul mio cammino.

Provateci anche voi, non è mai troppo tardi per imparare la grammatica della vita.

Otello Ruggeri per Italia Post