Intervista immaginaria a Oriana Fallaci (Seconda parte)

Mi sento stordito mentre mi affaccio dal bordo di una delle due fontane che sono al posto di quelle che erano le fondamenta delle due torri gemelle del World Trade Center. Sarà il “jat lag” ma l’acqua che scroscia mi sembra faccia un frastuono assordante, fatico a tollerare anche i rumori di fondo, soprattutto quelli che provengono dai lavori che fervono intorno alla “Freedom Tower”.  Com’è cambiata questa parte di New York da quando la consideravo quasi una seconda casa. Meglio che mi allontani, in attesa che arrivi “lei” mi siederò su una delle panchine immerse nel verde del “Groud Zero Memorial”, un po’ di tranquillità mi aiuterà a togliermi la confusione che ho nella testa.

o1Questo ti farà stare meglio!”. Una voce mi fa sobbalzare, è Oriana che mi porge un bicchiere. – Cristo Oriana non devi sempre arrivarmi alle spalle come fossi un fantasma! – Ride e mi si siede a fianco.

Ti piace il mio aspetto di oggi…” – Vanitosa – penso dimenticando che può leggere nella mia mente. “…sono venuta com’ero a quarant’anni. So di piacerti lo stesso… e di essere vanitosa.”.

– Certo che mi piaci. –  le dico mentre butto giù quello tutto di un fiato quello che mi ha dato e quasi svengo da tanto che è alcolico. “Niente di meglio di un po’ di Gin per riordinare le idee…”,  ride fragorosamente. Mi piace quando si diverte, ma decido di giocare a fare il duro.

–  Non dirmi che mi hai fatto traversare l’oceano per il gusto di prendermi in giro? –  “Non solo per quello…” sorride e ho già finito di fare il duro “… parlare la di Alekos sarebbe stato troppo doloroso, preferisco farlo qui dove il nostro racconto dovrà per forza finire…

O3– Dimmi di lui allora… se ti va. – “Non so che cosa potrei dirti di lui più di quello che ho scritto nel libro che gli ho dedicato [“Un Uomo” ndr] …più di quello che hanno detto e inventato i giornali su di noi…” – Le emozioni Oriana…- “…due su tutte, il giorno che lo vidi la prima volta all’uscita dal carcere dove lo avevano rinchiuso i colonnelli. Era stanco e distrutto per i maltrattamenti subiti ma, ma era bello, come solo i greci lo sono, ed emanava una forza che mi fece innamorare immediatamente di lui… poi il dolore che provai il giorno che quei maledetti assassini me lo portarono via….” – Sei convinta che a farlo uccidere furono politici che avevano fatto carriera grazie alla giunta militare e temevano le rivelazioni che poteva fare Alekos Panagulis, vero? – “Chi altri se non loro! Ci hanno concesso solo pochi anni d’amore quegli assassini, è stata una storia intensa… meravigliosa…non potrò mai perdonarli per quello che ci hanno fatto!” Ora è arrabbiata, ma poi diventa improvvisamente triste e… “Anche il meraviglioso dono che mi aveva lasciato è andato perduto, sono sicura che è stato il dolore per la sua morte a farmi perdere il bambino che avevamo concepito insieme…” … non riesco a non pensare che da quel dolore sia scaturito un libro straordinario come “Lettera a un bambino mai nato.”, per fortuna non se ne avvede, o finge di non farlo.

O2Si alza e incammina, capisco che devo seguirla in silenzio, evidentemente la distanza messa con la terra di Alekos non è bastata a rendere meno intenso il dolore. Come già accaduto aspetterò che sia lei a riprendere a parlare. Cammina spedita, poi imboccata Lafayette Street rallenta e comincia a percorrerla in direzione dell’ Upper East Side, so dove sta andando…

Certi dolori purtroppo non si possono cancellare…” Dice, rallentando ancora il passo. “… li puoi solo nascondere a te stesso, io l’ho fatto gettandomi a capofitto nel lavoro. Ho scritto libri, fatto interviste, girato il mondo per piacere e lavoro… ho addirittura fatto politica appoggiando il Partito Radicale, ma niente sembrava sufficiente a tessere un tappeto così spesso da trattenere sotto quello che volevo nasconderci… poi…”. – Poi? – “… poi grazie a Giovanni Spadolini si concretizzò la possibilità di seguire le truppe italiane inviate dall’Onu a Beirut.  Pensavo che tornare sul campo mi avrebbe aiutato a dimenticare invece quello che vidi aggiunse dolore al dolore e condì il tutto con una bella dose d’odio…” La guardo stupito per la durezza delle ultime parole. Mi sorride quasi volesse rassicurarmi che è sempre lei quella che parla… “…non si odia solo per cattiveria amico mio. Accade a volte che si è visto troppo per essere capaci di perdonare e quando il troppo è veramente troppo anche il desiderio di vendetta è difficile da controllare… per me veramente troppo furono i cadaveri di quei 299 poveri ragazzi morti per mano di quei folli integralisti che decisero di fare esplodere le loro caserme!” – Ti capisco sai. – lo so… terminata quell’esperienza decisi che era giunto il momento di rimanere per un po’ sola con me stessa per scrivere in tutta tranquillità quello che avevo dentro, così venni qui…”, si ferma all’improvviso e indica davanti a se con lo sguardo.

O5Non mi ero accorto di avere fatto così tanta strada, rimango stupito nel trovarmi all’improvviso davanti alla sua casa newyorkese al 222 della sessantunesime strada.

“Mi sono rinchiusa qui dopo l’uscita diInsciallah… quel libro, mi rappresentava così bene ma fu per molti inatteso. Troppo spesso la gente ama immaginarci piuttosto che conoscerci… ma io ero ero stanca oramai, non mi importava né che tutto il mondo mi conoscesse, né che metà mi odiasse a morte. In questa casa ebbi per un po’ l’impressione di ritrovare la pace…”. Si zittisce, sembra pensare a qualche cosa, poi…

“…quel libro in fondo è anche il motivo per cui tu sei qui se non sbaglio?” – Quello, “La rabbia e l’orgoglio”, gli altri che abbiamo citato fino ad ora in questo nostro incontro, quelli di cui non abbiamo parlato… e perché no, sono qui anche per quella volta che mandasti a quel paese  l’ayatollah Khomeini dopo esserti strappata il Chador davanti a lui! –

Ride divertita, e anche compiaciuta del fatto che sappia di lei qualche cosa di più di quello che chiunque può leggere nelle stringate biografie che accompagnano ogni suo libro. L’ho fatta felice, lo sono anch’io.

Mentre mi chiedo cosa faremo, lei mi anticipa: “Ti vedo un po’ stanco, se percorriamo la sessantunesima fino in fondo arriviamo proprio di fronte al laghetto del Central Park. Finiremo la nostra chiacchierata di oggi, gustando un gelato seduti su una panchina in mezzo al verde”.

Annuisco, si avvia veloce e in un batter d’occhi stiamo già attraversando la Fifth Avenue proprio davanti all’ingresso del parco. Ci fermiamo da un venditore ambulante a prendere due gelati, poi ci inoltriamo nei viottoli fino a raggiungere una panchina che si affaccia in riva al laghetto e li ci mettiamo a mangiarlo tranquillamente come fossimo due amici di vecchia data.

04– Sai. Sarà stato quello che mi hai fatto ingoiare, o tutte le cose che mi hai detto, ma gli effetti del “Jet lag” sono spariti, finalmente non ho più quel terribile frastuono nella testa. – Mi guarda comprensiva, con un espressione che sembra fatta apposta per donare a questo suo aspetto più maturo… “Non era il Jetlag… stare con me ti ha reso più sensibile alla voce delle anime di chi non c’è più, per questo ho voluto darti appuntamento la dove ce sono tante che si lamentano e non trovano pace… perché anche se non lo sai, sei qui per loro non per me,  è stato giusto che conoscessi e percepissi  il dolore di quelli di cui devi perpetrare la memoria… mi spiace… ” …faccio per aprire bocca ma mi ferma. “…lo so, probabilmente avresti apprezzato quello che ho scritto anche se mi fossi fermata dal farlo subito dopo Beirut, ma non ti saresti avvicinato così tanto se non fossi stato convinto quanto me che ,se non si arresta la decadenza della civiltà occidentale nessuno potrà impedire ai fondamentalisti islamici di realizzare il califfato mondiale che è nei loro progetti!” , annuisco e dico di no contemporaneamente… mi ha spiazzato, ma non sembra volersi fermare. “Non negare, non sei capace di mentire, né tu né io siamo nati avversari degli integralisti per predisposizione genetica, ma il tempo e conoscerli da vicino – come è capitato a entrambi – ci ha insegnato che la loro capacità di odiarci è pari solo all’incapacità che hanno di non avere pietà per quelli che considerano avversari… pochi sembrano rendersene conto, spetta a loro mettere in guardia gli altri, se come penso sei uno di questi sappi che,il tempo stringe, non è più il momento di tacere!”.

Il tono usato per pronunciare quest’ultima frase è deciso e severo, ne rimango un po’ scosso e lei se ne avvede..”Scusa la veemenza….” le sorrido e questa volta sembra essere lei ad esserne felice.

Per un po’ non parliamo, finiamo i gelati che oramai cominciano a colarci sulle mani. All’improvviso si alza e mi fa cenno di seguirla “Voglio farti vedere una cosa!”, cammina frettolosa fino a raggiungere un ponticello che scavalca il laghetto dove è più stretto. Lo percorriamo fino al punto in cui è più alto sul livello dell’acqua. “Guarda là.” Indica un cielo lontano in direzione della 5th Avenue. – Non vedo niente… solo i palazzi… il cielo… – “Oggi non vedi niente, se fossi stato qui quel giorno avresti visto le colonne di fumo che si alzavano dal World Trade Center… so che vorresti ti parlassi di quello che è accaduto allora, ma non ne ho voglia, soprattutto già lo sai…”. La comprendo, so che ha ragione lei, così annuisco e mi siedo sul parapetto a guardarla mentre continua a parlare. “… ti ho detto tutto quello che ti serve sapere…” Lo fai da sempre penso fra me e me… “… grazie… ora sta a te farne buon uso”. – Lo farò! – “Bene, e se vorrai parlarmi ancora torna qui, io saprò che sei arrivato…” – Grazie Oriana! –

Per oggi basta cose serie passeggiamo un po’ e diamo da mangiare a questi poveri paperi affamati…”, fa una fragorosa risata e mi prende sottobraccio stringendolo forte, poi mentre lancia nell’acqua molliche di pane sbucate di chissà dove ricomincia parlare… “Hai visto che splendida giornata di sole! Ma dimmi di te, l’hai trovato il giornalista che avevi dentro? Ti fa sempre impazzire quel tuo simpatico direttore? C’è una  Aleksandra in qualche parte del  mondo….

Non mi da nemmeno il tempo di rispondere, e mentre continua a parlare io canticchio in una lingua che non è la mia…  ♫  ♪ Look at the duck pond as you walk by and think of me smiling… ♫  ♪

Otello Ruggeri per Milano Post