La Pasqua del piccolo Rivi, martire dei comunisti. Papa Francesco lo farà santo

Quest’anno la Pasqua di resurrezione sarà anche nel segno del ricordo di un piccolo (per età) martire cristiano che visse il suo supplizio alle pendici dell’Appennino modenese nell’aprile del 1945.

Il nome di Rolando Rivi compare fra quelli di altri martiri della guerra civile spagnola, dei regimi comunisti dell’Europa Orientale e del nazismo, per cui Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti di beatificazione.

riviRolando Rivi, seminarista quattordicenne, fu ucciso da un gruppo di partigiani comunisti “in odium fidei” – in odio della fede – come cita il decreto di beatificazione. Siamo certi che l’intenzione del Papa sia solo quella di onorare la memoria di quel povero ragazzo – a lungo nascosta e negata nel nostro Paese – ma certo è che proviamo ancora ribrezzo nei confronti degli autori dell’omicidio e dell’ideologia che li mosse a compiere un’azione così abbietta.

Comunque a prevalere è la gioia per questa notizia, e la consapevolezza che d’ora in poi fra “tutti i santi” che pregheremo ci sarà anche lui. Abbiamo pensato di narrarvene in breve la storia.

rivi_rolandoRolando nacque da Roberto Rivi e Albertina Canovi, il 7 gennaio del 1931, nella frazione San Valentino del comune di Castellarano in provincia di Modena. Sentì in se la vocazione sin da bambino, a dodici anni entrò nel seminario di Marola, dove rimase fino al 1944 quando in seguito all’occupazione tedesca fu costretto a ritornare a casa.

La sua fede era così profonda che, contro la volontà dei genitori preoccupati per la presenza di molti partigiani rossi nei dintorni del paese, continuò a indossare l’abito da seminarista anche lì.

Le preoccupazioni dei suoi cari si rivelarono fondate: il 10 aprile del 1945, il ragazzino fu catturato da un gruppo di partigiani comunisti che lo costrinsero a seguirli in un bosco dove lo percossero, seviziarono e umiliarono per tre giorni per poi ucciderlo con un colpo di pistola al cuore e uno alla testa.

Il giorno quattordici, don Alberto Camellini, curato di San Valentino insieme ai genitori disperati ne recuperarono il corpo martoriato per trasportarlo a Monchio, dove ebbe esequie e sepoltura cristiane. Dopo la liberazione, la salma fu traslata al cimitero di San Valentino, dove divenne oggetto di un pellegrinaggio sempre più numeroso, cosa che nel 1997 indusse a trasferirla con una solenne cerimonia nel sacrario dei parroci della pieve.

Dopo una serie di guarigioni riconosciute miracolose ottenute con la sua intercessione, nel 2006 fu avviata la causa di canonizzazione che finalmente ha compimento. Pregate per lui e, se ne avete la forza, pure per le anime dei suoi assassini.

Otello Ruggeri per Milano Post