Le Cinque Giornate di Milano – la bella Gigogin è ancora attualissima

Non ho voglia di scrivere il solito articolo scolastico sulla storia e le conseguenze delle “Cinque giornate di Milano”, annoierebbe me farlo quanto voi leggerlo, preferisco raccontarvi il mio ricordo di questa celebrazione e di come – mi sembra – sia cambiata nel tempo.

milano5Quando ero un bambino – negli anni 70, non un secolo fa – in occasione della commemorazione delle “cinque giornate di Milano” il Comune faceva mettere su tutti i mezzi pubblici delle bandierine tricolori. Si notavano subito tanto spiccavano sul verde scuro di cui erano dipinti i filobus e i tram di quei tempi.

Allora i miei genitori mi affidavano spesso a mia nonna Candida. Era una donna vigorosa e – vi stupirà saperlo – profondamente di sinistra.  Era nata nel 1912, per lei le “cinque giornate” erano un avvenimento “vicino” quanto lo è la seconda guerra mondiale per molti di voi giovani lettori, e ancora di più lo erano state per mio nonno Piero (purtroppo non l’ho conosciuto) nato nel 1898.

marchetti01In quei giorni canticchiava spesso “La bella Giogogin” (prontamente sostituita da “vecchio scarpone” con l’avvicinarsi del 25 aprile), motivetto che riempiva d’interrogativi la mia giovane mente curiosa. Probabilmente a farmi nascere l’interesse per il risorgimento furono proprio le fantasie sul significato di quella canzone e il desiderio di visitare la cripta sotto il monumento posto al centro di piazza Cinque giornate dove sono conservate le ossa di quelli che persero la vita durante la rivolta.

Il passare del tempo, lo studio e la possibilità di accedere a ogni genere d’informazione grazie alle nuove tecnologie, mi hanno dato modo di soddisfare quelle infantili curiosità, purtroppo conoscere la realtà dei fatti ha in buona parte cancellato la vena romantica di cui avevo ammantato “la storia”, come me la ero immaginata da piccolo.

milano55Mi è spiaciuto scoprire che mia nonna, come molti della sua generazione, erano stati vittime di una piccola, innocente e probabilmente non voluta truffa. “La bella Gigogin” non era un brano che i milanesi insorti usavano canticchiare per tenere alto il morale, loro intonavano già quel “Canto degli italiani” che sarebbe poi diventato noto come l’Inno dell’Italia unificata. Giusto un anno prima che i milanesi si sollevassero, Goffredo Mameli lo aveva completato musicando un testo scritto da Michele Novaro: visto che era già sulla bocca di tutti durante i combattimenti, fu naturale continuare a cantarlo eleggendolo simbolo di quell’Italia che stava faticosamente cercando di vedere la luce.

“La bella Gigogin” fu invece completata una decina di anni dopo dal compositore milanese Paolo Giorza che per il testo s’ispirò ad alcuni canti popolari lombardi/piemontesi. Lo spirito con cui era stata scritta era però impregnato dello stesso patriottismo che aveva mosso i milanesi a rivolta. Il famoso passaggio “…dàghela avanti un passo…” non era altro che un invito rivolto a Vittorio Emanuele II° a fare un passo avanti in favore dei lombardi nuovamente alle prese con gli austriaci.

Comunque sia, il motivetto orecchiabile, l’intento con cui fu scritta, e l’avere accompagnato alcuni episodi bellici come la battaglia di Magenta le diedero una rapida notorietà, poi la fantasia popolare fece il resto. Diffusa praticamente solo per via orale probabilmente non sembrò vero che una canzone che appariva scritta apposta non esistesse ai tempi delle cinque giornate di Milano, e si sa, vox populi… cinquant’anni dopo, quando nacque mia nonna, quello che era stato solo un desiderio nella tradizione popolare era diventato realtà. A lei così dissero coloro che glie la insegnarono e sono contento che ci abbia creduto fino alla fine dei suoi giorni.

555Quello che mi spiace è che ai giorni nostri, nonni e genitori non sappiano infondere altrettanto amore patrio e per la storia della nostra terra di quanto sapevano fare quelli di appena qualche decennio fa. Per una volta non incolpiamo le istituzioni. A occhio e croce il numero di eventi organizzati ai giorni nostri per commemorare le cinque giornate di Milano è lo stesso di quando ero bambino io anzi, forse qualcuno in più… le bandierine sugli autobus non lo so, non ci ho fatto caso, ma anche quelle non sarebbe male se ci fossero ancora.

La differenza vera sta che i vostri (nostri) figli non hanno nessuno che canti loro “La bella Gigogin” instillando la scintilla della curiosità, che può essere accesa in loro solo dalle parole di chi amano. Mia nonna amava Milano e l’Italia come sapevano fare quelli che erano nati quando nell’aria si sentiva ancora profumo di risorgimento. Quell’amore ha sputo trasmettermelo cantando, era l’unico modo che aveva di farlo visto che la sua istruzione non le permetteva di fare altrimenti, glie ne sarò grato per sempre, anche se ci ho messo qualche decennio per rendermi conto di quanto preziosa sia l’eredità che mi ha lasciato.

Voi avete tutto, l’istruzione, i mezzi e anche le risposte che io ho dovuto trovare da me, non vi resta che stimolare i vostri bambini a porsi delle domande, se lo farete, vi piacerà rispondere loro raccontandogli com’era Milano un tempo. Bella, oppressa e popolata da tanta brava gente che un giorno ritenne valesse la pena rischiare la vita per renderla libera.
Se non sapete come fare beh… non preoccupatevi vi aiutiamo noi:

Oh, la bella Gigogin,
col tromilerillellera,
la va spasso col so’ spincin,
col tromilerillerà!

Di quindici anni facevo all’amore…
Dàghela avanti un passo,
delizia del mio core!
A sedici anni ho preso marito…
Dàghela avanti un passo,
delizia del mio core!
A diciassette mi sono spartita…
Dàghela avanti un passo,
delizia del mio cor!

La ven, la ven,
la ven alla finestra,
l’è tutta, l’è tutta,
l’è tutta insipriata!
La dis, la dis,
la dis che l’è malada
per non, per non,
per non mangiar polenta!
Bisogna, bisogna,
bisogna aver pazienza,
lassalla, lassalla,
lassalla maridà!

Mi baciò, mi baciò il bel visetto.
Ciacciaccià!
Io le dissi, io le dissi: che diletto!
Ciacciaccià!
Là più in basso, la più in basso, in quel boschetto,
andaremo, andaremo a riposà!

Otello Ruggeri per Milano Post