La metro lilla mi ha fatto ricordare quei tempi d’oro di Milano…

Come molti altri milanesi, domenica scorsa non ho resistito alla tentazione di partecipare alla giornata inaugurale della nuova metropolitana, la linea Lilla. Da bignami a Zara e ritorno, uno sguardo “stupito” alle nuove tecnologie adottate, alcune foto e un biglietto che un giorno avrà un qualche valore collezionistico in tasca.  Per me l’esperienza è finita in poco più di un’ora, e, per quanto vi riguarda anche la sua narrazione, termina qui.

So da racconti famigliari che mio nonno fece lo stesso il primo novembre del 1964 quando fu inaugurata la linea rossa. A quei tempi la gente era più semplice, per loro si trattò di una novità assai più grande di quello che la “Lilla” è stata per noi, molti trascorsero addirittura l’intera giornata a viaggiarci sopra.

Fra poco più di un anno ne saranno trascorsi cinquanta da quando il primo convoglio “targato” MM percorse  il sottosuolo della città. Relativamente pochi se si pensa ai progressi tecnologici fatti e ai molti avvenimenti che si sono succeduti in un così breve periodo. Un ottimo spunto per fare un salto nel passato e raffrontare la città di oggi con quella di allora.

Milano1Il processo che portò a quella giornata memorabile aveva preso il via una decina d’anni prima, nel 1954, un anno da sottolineare  tre volte nel calendario della nostra città che vale la pena essere raccontatoMilano era ancora quella con il cuore in mano di cui tutti abbiamo sentito parlare. Laboriosa e accogliente si stava oramai riprendendo dalle ferite che le avevano inflitto i bombardamenti angloamericani e dalla crisi economica del primo dopoguerra. La ricostruzione unita alle fabbriche dell’hinterland, offriva lavoro a tutti i residenti e a chiunque vi si recasse in cerca di una vita migliore.

A reggere le sorti della città c’era un Sindaco socialdemocratico: Virgilio Ferrari, che era giunto quasi a metà di quello che sarebbe stato un mandato decennale. Abbastanza lungo da permettergli di rilanciare Milano grazie alla realizzazione di infrastrutture come la metropolitana e l’aeroporto Forlanini. Un uomo d’altri tempi che non amava le luci della ribalta. Ci ha lasciati nel 1975 spegnendosi come un cittadino qualunque, al Pio Albergo Trivulzio. Riposa nell’Edicola Palanti del civico cimitero Monumentale, come spetta a tutti i milanesi illustri.

TG1_(1954)Il grande ammodernamento che interessò il paese in quegli anni passava quasi sempre da Milano, così, mentre a Roma prendevano il via le trasmissioni della Televisione italiana alla RAI di corso Sempione veniva assegnato il compito di realizzare e trasmettere il primo telegiornale nazionale.

Proprio in quell’anno al Politecnico venne installato il primo elaboratore elettronico, fece così per la prima volta la sua comparsa in città l’antenato del computer che per noi è una presenza famigliare nella vita di tutti i giorni.

In via Botticelli 19, in un palazzo di donato da Angelo Rizzoli nasceva “l’Istituto Rizzoli per l’insegnamento delle arti grafiche” scuola per decenni all’avanguardia nel settore. Chiusa da qualche anno, di recente ha avuto nuovamente un momento di notorietà in seguito alla breve occupazione abusiva operata dai ragazzi del “collettivo Lambretta”.

Tutto e tutti – forse perché visti con gli occhi di oggi (?) – appaiono più grandi, Cardinali compresi. Mentre i milanesi ancora piangono quello che sarà ricordato come uno dei più illuminati arcivescovi dell’era moderna Ildefonso Schuster, al suo posto viene nominato Giovanni Battista Montini, il futuro Papa Paolo VI. Spiace dirlo, ma, più si scrive di ieri, più l’oggi appare inadeguato.

Non fu però un anno di sole innovazioni: si tenne conto anche della conservazione dei beni del passato, si operavano restauri e ricostruzioni un po’ ovunque in città. Terminarono i lavori per la nuova Galleria De Cristoforis, sul corso fu edificato il nuovo palazzo della Fondiaria Assicurazioni, si aprì il cinema Apollo, iniziarono i lavori che avrebbero trasformato quanto restava del chiostro di S. Pietro in Gessate nel Liceo Scientifico Leonardo da Vinci e  visto che non tutto poteva essere sistemato fu demolito l’albergo Trianon, ma, per non perderne la memoria, la facciata fu inserita come un affresco su un palazzo moderno di piazza Liberty… altri architetti.

Su tutto però, la conclusione ufficiale dei restauri di palazzo Marino danneggiato che restituì alla città il suo palazzo del governo.

Erano sicuramente altri tempi per Milano. I milanesi di allora avevano dalla loro il  ”boom” economico, lavoro per tutti, le ricostruzioni, l’innovamento e grandi personalità al loro servizio.  Noi abbiamo la crisi, la disoccupazione, il crollo del mercato immobiliare e poche comparse indegne di essere raccontate, ma quello che più ci manca sono la speranza e qualche cosa per cui stupirci ancora.

Otello Ruggeri per Milano Post