Ludovico Acerbi. La storia del diavolo in Porta Romana

Quella di Ludovico Acerbi è una vicenda difficile da decifrare, in essa i confini che dividono storia e leggenda diventano evanescenti come le nebbie milanesi al punto di confondere anche i moderni storiografi: l’unica certezza è che il luogo dove vi si svolsero i fatti salienti, Palazzo Acerbi, è ancora lì nello stesso posto dove si trovava nel XVII secolo: corso di Porta Romana al civico tre.

Ludovico Acerbi fu per secoli ricordato come “il diavolo di Porta Romana” e – andando a leggere i resoconti storici che lo riguardano-  c’è da credere che, anche sul piano concreto, quando si parla di lui, il diavolo ci metta lo zampino.

La pagina di Wikipedia a lui dedicata ne è un esempio lampante. Senza attribuirgli una data di nascita lo dà per morto nel 1522, ma forse intende dire 1622… Prima viceré di Napoli nel 1595, di ritorno a Milano nel 1600, magistrato nel 1619 e costruttore di palazzo Acerbi nel 1620, quando doveva essere più che centenari,o in un epoca in cui l’aspettativa di vita era scesa (soprattutto a causa delle varie epidemie di peste) a trent’anni per il popolo e sessanta per la nobiltà. L’enciclopedia libera conclude poi con il dire che non poteva essere lui il personaggio di cui si narrano le gesta nel 1630 perché era morto cinquant’anni prima (1580 circa… quindi). Se non ci ha messo lo zampino il diavolo a rimescolare i dati forniti, proprio non sapremmo dire chi sia stato!

Proviamo allora con una fonte più attendibile. Il “dizionario biografico degli italiani illustri” dell’enciclopedia Treccani. Secondo questo testo, Ludovico Acerbi nacque (!!!) in data imprecisata della seconda metà del XVI secolo, si laureò in legge (Addottoratosi in utroque iure) per poi iscriversi al collegio dei giureconsulti di Milano. Nel 1595 si recò a Napoli per rimanerci fino al 1598 ricoprendo la carica di reggente di Gran Corte della Vicaria. Tornato a Milano il sette novembre del 1600 fu prima nominato senatore e poi, nel 1619, mentre era in costruzione Palazzo Acerbi, divenne Presidente del Magistrato Ordinario. Morì il ventiquattro aprile del 1622 quando doveva avere fra i cinquanta e i sessant’anni.Dati sicuramente più attendibili e coerenti con i tempi, ma che non servono a risolvere il nostro mistero: se lui era già morto, chi era il Ludovico Acerbi soprannominato “il diavolo di Porta romana” che organizzò sontuose feste a palazzo Acerbi mentre in città infuriava la peste del 1630?

Prima di continuare con le stranezze è meglio raccontarvi la storia, o la leggenda…
Nel 1630 Milano fu colpita dalla più grave epidemia della sua storia, la “calamitas calamitatum nel giro di pochi mesi più che dimezzò la popolazione della città riducendola da  130.000 a 65.000 unità. In quei giorni, mentre nel Lazzaretto non c’era più posto per ricoverare i malati e spesso i morti venivano lasciati nelle strade per giorni in attesa che i “monatti” passassero a ritirarli per dargli una rapida sepoltura, c’era un luogo dove sembrava che di quanto accadeva fuori non importasse nulla: Palazzo Acerbi per l’appunto!

Per tutti i mesi in cui si protrasse la pestilenza, nonostante la città si andasse svuotando le finestre del palazzo restarono sempre illuminate. Il proprietario, al contrario di quanto fatto da molti altri nobili, non aveva nessuna intenzione di andarsene. Anzi, prese l’abitudine di organizzare feste a cui invitava tutta la nobiltà rimasta rendendole sempre più sfarzose mano a mano che l’epidemia diventava più virulenta.

Immaginatevi quali pensieri potesse evocare un palazzo dove fervevano i festeggiamenti mentre intorno regnava la morte. La gente di allora non poté che rimanerne impressionata da questo atteggiamento stupendosi ancora più al termine della pestilenza nello scoprire che nessun dei residenti e dei partecipanti alle feste di Palazzo Acerbi fosse colpito o morisse di peste. Così, dalle dicerie dei sopravvissuti, sul Palazzo e il suo proprietario nacque ben presto la leggenda del “diavolo di Porta Romana”… ma chi era costui?

Come abbiamo visto per motivi anagrafici non poteva essere lo stesso Ludovico Acerbi di cui abbiamo scritto sopra. Le cronache del tempo non ci sono di molto aiuto, come potete immaginare anche i giornalisti del tempo e la pubblica amministrazione furono duramente colpiti dai lutti che resero meno efficace il loro lavoro. Certo è che al catasto del tempo il palazzo risultava di proprietà di un tale Ludovico Acerbi… che si trattasse di un omonimo?

Un anonimo cronista del tempo che abitando in zona ebbe occasione di incontrarlo più volte, lo descrisse così (probabilmente mentre era febbricitante): “Di anni cinquanta in circa con barba quadra et longa, né magro né grasso, né bianco né nero. Comparisce ogni giorno in carrozza superbissimo con sedici staffieri giovani, sbarbati, vestiti di livrea verde dorata et con assai copia di gioie e sei cavalli tirano la sua carrozza”. Da un contadino recatosi a fare dei lavori all’interno del palazzo abbiamo invece questa descrizione di quanto vi accadeva: “…vi erano larve sedute a congresso da un uomo con aspetto di principe ma con la fronte infuocata e occhio fiammeggiante”. In questo caso ci sbilanciamo nel dire che lo stato febbrile di chi raccontava era quasi certo.

Non saranno certo queste informazioni a farci trovare il bandolo della matassa, ma – come sempre accade in questi casi – una spiegazione c’è. A renderla complicata sono il caos che regnò durante la pestilenza, il poco personale a disposizione della pubblica amministrazione negli anni successivi che rende scarsi i documenti disponibili e, perché no, un po’ di pressapochismo da parte degli storici odierni che traendo conclusioni frettolosamente capita prendano fischi per fiaschi.

Quello che è passato alla storia come “il diavolo di Porta Romana” era si un nobile di nome Ludovico Acerbi, ma non lo stesso citato da Wikipedia e dalla Treccani, bensì un marchese venuto da fuori! Non si trattava di quel milanese finito a Napoli a fare le veci del governatore, ma di un ferrarese arrivato in città nel 1615 su incarico del governo spagnolo. Un caso di omonimia che – nella confusione del tempo – causò dei comprensibili malintesi.

Ludovico Acerbi Marchese di Cisterna, rampollo di una ricchissima famiglia ferrarese appena giunto a Milano nel 1615, acquistò da Pietro Maria Rossi, conte di San Secondo, il palazzo al numero 3 di Porta Romana facendolo ristrutturare in stile barocco ed arricchendo gli ampi saloni interni con marmi, statue e dipinti fra i più belli dell’epoca (una visita è caldamente consigliata a tutti). I suoi dirimpettai, i componenti della ricca famiglia Annoni entrarono in competizione con lui scatenando una gara a chi riusciva a rendere il proprio palazzo più sfarzoso a costo di spese che alla gente di allora sembrarono ingiustificate e insostenibili se non supportate da un qualche cosa di soprannaturale: il diavolo. Fu così che ben prima scoppiasse la peste su di lui cominciarono a diffondersi pettegolezzi poco lusinghieri fra i quali quello sulle sue origine demoniache. Pettegolezzi che non fece nulla per smentire visto che cronache più affidabili giunte a noi da quel periodo dicono fosse un uomo dall’aspetto imponente con sempre indosso un pesante mantello verde scuro, che amava circondarsi di giovani paggi vestiti in livrea verde, bottoni d’argento e colletto bianco con cui girava per Milano a bordo di un’imponente carrozza nera e verde con finimenti d’argento trainata da sei cavalli neri… nero e vede, considerato il colore del diavolo, fecero di sicuro la loro parte nella nascita della leggenda.

Il diavolo però non riuscì a proteggerlo dalla venuta di Napoleone che gli tolse il titolo e lo mandò a trascorrere i suoi ultimi giorni nella natia Ferrara dove ancora oggi abitano i suoi discendenti. E c’è un ultima questione da mettere in chiaro: Palazzo Acerbi non fu costruito nel 1619 per volontà del Lodovico Acerbi Milanese come riportato da Wikipedia e dalla Treccani, bensì nel 1577 come residenza del capitano sforzesco Pietro Maria Rossi conte di S. Secondo i cui discendenti lo cedettero poi all’Acerbi ferrarese.

Ci spiace se nel raccontarvi questa storia le abbiamo tolto l’alone di leggenda che la circonda, ma noi abbiamo solo fatto chiarezza su chi abitasse a Palazzo Acerbi durante la peste, non certo stabilito con certezza che non fosse il diavolo. Le credenze popolari sono dure a morire, per quanto riguarda i milanesi, alla faccia di Napoleone, “il diavolo di Porta Romana”, non se ne è mai andato e abita ancora in corso di Porta Romana al tre… Ne sono così convinti che quando nel 1943 il palazzo fu risparmiato dai bombardamenti angloamericani, i più anziani, quelli nati poco dopo la metà dell’Ottocento che avevano ancora memoria dei racconti dei loro nonni nati nel settecento, dissero che a proteggerlo fosse stato… il Diavolo in persona.

Otello Ruggeri per Milano Post