Tutte le segnalazioni dei comitati di quartiere, e il ritorno dei cosacchi a Milano

La Giunta Pisapia? Brava gente per carità, ma li vedremmo più a loro agio a dirigere un centro benessere o un villaggio turistico, piuttosto che una grande città.

Poco da eccepire quando devono organizzare attività ricreative come passeggiate in bicicletta, corse nei parchi, concerti, giochi di gruppo, spettacoli con giullari, feste di capodanno… ah no, quelle no. Ma sarebbe altrettanto necessario che si occupi anche di garantire ai cittadini la possibilità di girare per le strade e stare nelle proprie case senza il rischio di essere aggrediti o derubati.

Infatti non siamo solo noi a sostenere che Milanosia una città sempre più insicura e in preda al degrado: lo dicono anche i comitati di quartiere, che al comune inoltrano ogni mese circa 150 segnalazioni di problemi da risolvere, provvedendo anche a denunciarne almeno una cinquantina a Carabinieri o polizia. In esse si parla principalmente di prostituzione, clandestini, occupazioni abusive, spaccio e, su tutte, di scritte sui muri da ripulire. Fenomeni che interessano oramai in modo trasversale tutte le zone, anche se a seconda delle caratteristiche di ognuna vi si sviluppano di più gli uni rispetto agli altri.

Così, se di sera in Città Studi, Lambrate, Isola, San Siro, Cenisio, Jenner, Cassala, Lodi, Isonzo, Umbria, Stuparich è quasi certo imbattersi in viados e prostitute – italiane e straniere – anche di giovane età, in zone come Ticinese, Stadera, San Siro, Stazione Centrale, Benedetto Marcello, Gratosoglio, Piazza Tirana, Napoli, Loreto, Monza, Imbonati, Quarto Oggiaro è la droga a farla da padrona. Le occupazioni abusive si concentrano, invece, dove sono presenti casermoni Aler e capannoni dismessi come nei quartieri di San Siro, Calvairate, Città Studi, Stadera, Ripamonti, via Padova. In centro prosperano bande di scippatori e borseggiatori specializzati a derubare chi è impegnato nello shopping. A fare loro compagnia i topi di appartamento che amano operare all’interno della cerchia dei Navigli, dove sanno di trovare gli appartamenti più ricchi di Milano. Quello che sorprende, però, è vedere che in tutte le zone il maggior numero di segnalazioni riguarda muri imbrattati dai writers. Probabilmente fra tutti i reati – anche se minore – è quello più sentito dai milanesi perché, anche se non ne sono le vittime dirette, li costringe a camminare per strade in cui il degrado è così evidente da diventare intollerabile.

Strano che una giunta, non arancione come hanno il vezzo di rappresentarcela, ma rossa quale effettivamente è, non sia in grado di mantenere il controllo del territorio. Se c’è una cosa che hanno sempre saputo fare i comunisti, è stato far rispettare la legge nei territori da loro controllati. Dovrebbero saperlo bene i milanesi, visto che i cosacchi se li sono trovati in piazza Duomo molto prima dei tempi in cui la guerra fredda facesse temere il loro arrivo in piazza San Pietro: accadde nella primavera del 1799, quando l’Austria, approfittando della spedizione in Africa di Napoleone, aveva ripreso il controllo di Milano inviandovi con compiti di polizia un contingente di Cosacchi del Don al comando del feldmaresciallo Aleksàndr Suvoròv. Le cronache del tempo (in buona parte opera di Pietro Custodi) riferiscono che dalla loro parte si schierarono subito ricchi, nobili e borghesi contrari alla politica liberale di Napoleone che aveva dato troppo potere al popolo. Ci furono retate che colpirono quelli che avevano appoggiato il “corso”, fiorì la delazione e bastava esibire una coccarda tricolore per essere tratti in arresto. Allora come oggi l’intellighenzia si schierò dalla parte del potere, perché dalla parte del popolo amano starci a parole ma non tollerano che agisca secondo i propri desideri.

Melchiorre gioia, nell’elenco delle angherie subite dai milanesi durante i tredici mesi che occorsero prima che Napoleone tornasse a scacciare gli austriaci, scrive di tasse insostenibili, spoliazione dei beni comunali, parla dell’arrivo con le truppe di Luterani, Calvinisti e Maomettani sempre pronti a bastonare “e rubare l’orologio” ai passanti, di furti nelle chiese e di soldati russi colti a ungersi gli stivali con l’olio santo… insomma la venuta dei russi in città portò tasse, anticlericalismo, criminalità straniera, odio per il tricolore, perdita dei beni comunali… non so a voi, ma a noi quella Milano ricorda un po’ la nostra.

Certo il paragone è un po’ ardito, se non nei fatti almeno sul piano dei personaggi in campo che erano sia fra i “buoni” che fra i “cattivi” di ben altra levatura, ma ci è piaciuto farlo nello spirito di continuare araccontarvi sempre un po’ della storia della nostra città: il sindaco non lo si può certo paragonare all’imperatore d’Austria, al posto del  feldmaresciallo Aleksàndr Suvoròv c’è l’assessore Granelli e, soprattutto, questa giunta (per nostra fortuna) non ha a sua disposizione i Cosacchi del Don.

Per dare una svolta alla mancata sicurezza in città, sarebbe sufficiente reprimere la criminalità usando come dovuto le forze di polizia, magari affiancandogli l’esercito, ma a questo punto, anche se continueremo a farlo, non sappiamo più se valga la pena ripeterglielo.

Otello Ruggeri per Milano Post