Difendere la libreria Hoepli vuol dire conoscere Milano

L’inverno a cavallo fra il 1870 e il 1871 fu uno dei più freddi che si registrarono nel XIX° secolo, ma a parte il clima che per i milanesi di allora – meno viziati di quelli di oggi – non era certo una cosa intollerabile, il Capodanno che vi si festeggiò fu certamente meno sotto tono di quello di oggi.

Mancava ancora qualche anno a quando le strade sarebbero state illuminate da lampade a “luce fluorescente” e percorse dai tram elettrici della Edison, ma l’operosità delle banche e delle sempre più numerose piccole industrie facevano già presagire il cambiamento. Non era soloMilano a cambiare, l’Italia intera lo stava facendo a partire dalla capitale che il primo di gennaio del 1871 fu trasferita da Firenze a Roma.

A quell’attento osservatore della politica italiana che fu Ruggero Bonghi, probabilmente la cosa andò indigesta e, dalle pagine del quotidiano milanese La Perseveranza, si affrettò ad attribuire a Milano il ruolo di “capitale morale”. Probabilmente era anche quella economica ma, allora, la scala dei valori era diversa e definirla “morale” gli sembrò più gratificante… erano altri tempi.

Allora sotto le guglie del Duomo arrivavano investitori un po’ da tutta Europa e fu proprio fra il Natale del “70” e il capodanno del “71” che, proveniente dalla Svizzera, arrivò in città  Johannes Ulrich Höpli a noi meglio noto come Ulrico Hoepli. Si trattava di un giovanotto appena ventitreenne esperto di libri convinto di potere fare fruttare le sue conoscenze approfittando delle molte opportunità che offriva Milano. Nato da una agiata famiglia contadina, era quello che oggi si definirebbe un “self made man”. Giovane garzone quindicenne in una libreria di Zurigo, fu poi impiegato in molte altre, facendosi la fama di esperto libraio al punto di essere chiamato al Cairo dal kedivè d’Egitto per riordinare un fondo librario locale. Fu proprio grazie ai soldi risparmiati in quegli anni che riuscì ad acquistare la piccola libreria  Theodor Laengner di via De Cristoforis diventata ufficialmente sua il 31 dicembre del 1871.

Da quel giorno in poi la sua storia e quella della libreria meritano due narrazioni separate. La prima ve la accenniamo appena perché è giusto onorare la memoria del grande milanese che diventò: da subito affiancò all’attività libraria quella editoriale fondando la “Casa editrice Hoepli”. Legatosi agli ambienti  tecnici e scientifici cittadini, concepì un’importante operazione economico-culturale, creando, per ovviare alla crescente necessità di testi dedicati ai tecnici,  una collana di manuali a loro dedicati. A lui è dovuta l’introduzione nella lingua italiana della parola “manuale” coniata per ovviare alla mancanza di un termine che potesse definire i suoi prodotti…! Una volta terminata la collana comprendeva quasi duemila titoli il più noto dei quali fu Manuale dell’ingegnere di Giuseppe Colombo – autore con il quale l’Hoepli strinse una profonda amicizia. A lato dei contenuti tecnici che rimasero comunque centrali, vi furono anche numerose pubblicazioni storiche, letterarie e di pregio come la riproduzione del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci o la monumentale Storia dell’Arte Italiana. Hoepli morì a Milano quasi novantenne il 24 gennaio 1935.  Dopo alcuni anni, per ricordarne la straordinaria storia d’imprenditore e divulgatore scientifico che tanto lustro diede a Milano, il Comune gli dedicò l’osservatorio astronomico cittadino che aveva lui stesso donato alla città.

La libreria fin dal suo primo anno di attività divenne un punto di riferimento per la borghesia illuminata milanese avida di conoscenze e desiderosa di comprendere il funzionamento di tutti i nuovi ritrovati tecnologici che accompagnavano la venuta del nuovo secolo. Fuori dalle sue vetrine di fianco al Duomo la città diventò via, via più moderna, si susseguirono le mode, passarono grandi personalità e occorsero avvenimenti storici, ma era al suo interno che i milanesi trovavano gli strumenti per comprendere quanto gli stava accadendo intorno. Nulla cambiò fino al 1943 quando i bombardamenti alleati distrussero la sede storica.

La terza generazione di Hoepli non si fece abbattere e riuscì a superare quel momento drammatico (tutti i libri erano bruciati) grazie a un prestito di cinquanta milioni di lire che Cariplo concesse loro accettando come unica garanzia la sola cosa che gli era rimasta: il catalogo di tutti i volumi pubblicati in quegli anni. Si trasferirono prima in Corso Matteotti e poi in quella che sarebbe diventata la sede definitiva dietro a Piazza San Fedele in uno stabile sito nella futura via “Hoepli”. Con il passare degli anni i sei piani del bel palazzo progettato dagli architetti Figini e Pollini furono completamente occupati dal sempre più vasto patrimonio librario messo a disposizione dei milanesi e di chi faceva visita alla libreria provenendo da tutto il mondo sapendo di potervi trovare un assortimento di oltre 175.000 titoli e 500.000 volumi sia italiani sia stranieri.

Così è ancora oggi sotto la guida del quarto Ulrico della dinastia Hoepli. Un paradiso per gli appassionati di letteratura. Entrandovi oltre a godere dell’atmosfera che sapienti arredatori hanno saputo creare, si è certi di essere assistiti a dovere nelle proprie ricerche. Al posto di semplici commessi il personale è composto solo da librai esperti suddivisi per settore di competenza, sempre pronti a indicare dove trovare ciò che ci interessa e a dare un buon consiglio quando è necessario.

Se potessimo finire qui questo servizio, avremmo scritto una bella storia di cultura e imprenditoria milanese, purtroppo non è così, il presente rischia di mettere a serio rischio la possibilità di scrivere un “lieto fine”. La crisi economica, che ha causato un notevole calo delle vendite e l’aumento di tasse e spese di gestione stanno mettendo a serio rischio l’esistenza di questo tempio della cultura milanese. Per la prima volta nella sua più che centenaria storia è dovuta ricorrere alla cassa integrazione. Per ora si tratta di un provvedimento limitato nel tempo che interesserà tutti i dipendenti a rotazione per un giorno la settimana a testa, ma non è bel segnale. Potrebbe essere l’inizio di quella china che ha già portato alla chiusura molte librerie della città. Un altro passo verso la desertificazione del centro storico e l’ennesimo affronto alla storia cittadina cui ci toccherebbe nostro malgrado assistere.

Pensiamo che luoghi come questo debbano essere preservati anche dalle istituzioni sia per il loro valore storico, sia per quello culturale, ma la giunta Pisapia sembra più interessata a destinare i nostri soldi all’estero e a iniziative ecologiste di facciata piuttosto che a salvaguardare i beni della città.

Per fare la nostra parte oggi siamo stati lì e abbiamo acquistato un manuale da dodici euro. Poco? Potrebbe diventare molto, se lo facesse anche ognuno di voi chi ci legge. Sicuramente dodici euro in più di quanto arrivato dal comune. Se non ci proviamo almeno noi cittadini a difendere e aiutare chi diffonde la conoscenza in città, Milano rimarrà di sicuro la capitale economica del paese, ma difficilmente un redivivo Ruggero Bonghi potrà ancora definirla quella “morale”.

Otello Ruggeri per Milano Post