E se nel 2013 Milano tornasse quella di una volta?

Abbandono l’abitudine di rivolgermi a voi in nome della testata, e lo faccio in prima persona com’è dovuto quando ci si accinge a tirare le somme di un anno che se ne va, e a fare gli auguri per quello che verrà.  Mi chiamo Otello, cosa che probabilmente sapete: conoscendo la passione per la musica lirica dei miei nonni probabilmente non sarebbe così se quel grande milanese – acquisito – che fu Giuseppe Verdi non avesse usato questo nome per intitolare una delle sue opere più riuscite.

La prima ebbe luogo il 5 febbraio del 1887 in una Milano molto diversa da quella che siamo abituati a vedere.  La città ancora racchiusa entro le mura spagnole contava poco più di 200.000 abitanti ed era in pieno rinnovamento. Sei anni prima vi si era tenuta la grande esposizione internazionale, vi aveva fatto la sua comparsa il telefono, si stava mettendo mano al riordino del Cordusio,  di lì alla fine del secolo grazie ad amministratori ispirati e all’imporsi del ceto imprenditoriale le vie sarebbero state percorse dai primi tram elettrici, vi avrebbero trovato sede l’Università Popolare, varie istituzioni sociali e alle sue porte sarebbero nate le prime acciaierie.

Nulla a che vedere con quanto accaduto in questo 2012 Milanese. La crisi economica mondiale ha pesantemente condizionato l’operato della giunta Pisapia impedendole di dare alla città la stessa spinta propulsiva che si ebbe allora. Ad aggravare le difficoltà oggettive però i nostri amministratori ci hanno messo del loro dimostrando spesso di non essere all’altezza di affrontare le difficoltà che si sono via via presentate. Certo, non tutti possono essere all’altezza del Sindaco Emanuele Greppi che, fra il 1912 e il 1913, nel pieno di una crisi economica pari a quella attuale e con una guerra mondiale alle porte, riuscì ad inaugurare la seconda centrale elettrica al mondo, illuminò le strade, rivoluzionò il piano regolatore e innovò il sistema scolastico cittadino. Certo che no, ma qualche cosa di più che l’aumentare le tasse e tagliare i servizi ce lo saremmo aspettato e soprattutto meritato.

Quello che però non riesco assolutamente a perdonare questa giunta è la totale mancanza di rispetto per le tradizioni e la storia della città. Non si capisce se questo atteggiamento sia dovuto a cieco ideologismo o mancanza di conoscenze specifiche, quello che è certo è che Milano si sta trasformando in qualche cosa di irriconoscibile per i nostri anziani e anche per me che, pur non avendo ancora cinquant’anni, fatico a ritrovare in questa città la stessa che ho imparato ad amare negli anni “70” e “80” dello scorso secolo.

In un recente articolo apparso su queste colonne, la collega Marianna Baroli ci ha ricordato come il Capodanno Celtico che si teneva al Castello Sforzesco sia stato liquidato in favore di altre manifestazioni che nulla hanno a che fare con noi milanesi. Probabilmente ciò è accaduto perché Pisapia e i suoi assessori ritengono le origini celtiche di Milano una panzana leghista. Non è così. Tutti gli storici concordano sul fatto che cinque secoli prima di Cristo, l’accampamento romano intorno a cui si formò la città fu eretto entro il perimetro di un villaggio celtico. Fra i pochi reperti del popolo dei boschi giunti fino ai tempi nostri si narra vi sia una ruota di pietra custodita nelle segrete della chiesa sconsacrata di Santo Stefano. Dovrebbe rappresentare una delle ruote di legno che l’antico popolo faceva rotolare negli acquitrini dopo averle intrise di sangue e avere dato loro fuoco. Era un rito per propiziare la fertilità della terra che si svolgeva in luoghi consacrati chiamati “Nemeton”, uno di questi si ritiene fosse un laghetto nei pressi di via San Calogero a Porta Ticinese. Un laghetto che i romani avrebbero poi allargato gettando le basi per quella che nel corso dei secoli sarebbe diventata la Darsena.

Un altro lago sacro ai celti è ora nascosto sotto le fondamenta del Duomo: si tratta di una falda posizionata proprio sotto l’altare maggiore. Prima che  la cattedrale fosse eretta, in occasione di forti piogge l’acqua emergeva ed era oggetto di culti pagani in cui si adorava la dea “Belisama” patrona della vita e della fertilità. Fa riflettere che anche oggi dopo tre millenni, nello stesso luogo, molti metri più in alto splenda l’icona femminile di un’altra religione, la nostra, anche lei madre protettiva che veglia ogni giorno su tutti noi milanesi.

Queste e altre storie che vorremmo i nostri amministratori promuovessero, non quelle fatte di bonghi e minareti che, pur avendo diritto di trovare spazio nel rispetto dei nuovi venuti, non possono sostituirsi alle nostre, soprattutto ciò non può accadere violando leggi e regole con il tacito assenso di chi dovrebbe farle rispettare. Non è stato un bel 2012 questo per Milano, tanto di quello che era è andato perso e forse molto in modo definitivo:  per questo fra i buoni propositi che faccio per l’anno prossimo vi è quello di dedicare lo stesso tempo ad occuparmi della giunta, ma altrettanto per farvi conoscere la storia della nostra città. Un anziano, uno di quelli cui ho accennato sopra di cui ci ricordiamo a mala pena solo quando sono rapinati, oggetto di truffe o maltrattati da qualche badante, mi ha detto una cosa saggia: “Non sperare di fare il bene di Milano attaccando da solo a testa bassa chi la maltratta, se vuoi che anche altri stiano dalla tua parte prima insegna loro ad amarla”. Ci proverò, poi deciderete voi se sarà il caso di battervi per preservarla o se vi va bene come la stanno trasformando.

Anche per molti di noi non è stata una buona annata, fatta di ristrettezze vere o temute e di preoccupazioni per un futuro che appare assai incerto. Non sarò certo io a dirvi che nell’immediato futuro le cose andranno meglio, lo ritengo assai improbabile, ma nulla mi vieta di augurarvelo di tutto cuore: come ci ha insegnato il Mahatma Ghandi, cercate di essere voi il cambiamento che vorreste vedere nel mondo. Buon 2013 a tutti.

Otello Ruggeri per Milano Post